Democrazia elettronica di Daniele Pittèri

In un momento storico in cui le nuove tecnologie pervadono il panorama della comunicazione e in cui si registra il sorpasso di internet nei confronti...

In un momento storico in cui le nuove tecnologie pervadono il panorama della comunicazione e in cui si registra il sorpasso di internet nei confronti della televisione, viene da chiedersi che cosa resti del mito della democrazia elettronica che quindici anni fa, all’apparire del Web, fece sembrare a molti che le nuove tecnologie avrebbero inevitabilmente e velocemente condotto a forme e modelli di democrazia diretta. Colmando un vuoto della saggistica italiana, Daniele Pittèri – insegna sociologia della comunicazione politica alla Luiss – sottopone la democrazia elettronica ad un’analisi attenta e severa, che laicamente non indugia né in catastrofismi tecnofobi, né in entusiasmi incondizionati.

Nella prima parte del volume, l’autore smantella la tesi secondo cui i media sarebbero di per sé capaci di risolvere i problemi che assillano le democrazie rappresentative, indebolite da un lato dal progressivo affermarsi di poteri transnazionali, dall’altro dalla crisi delle Stato nazione. Con argomenti “incontrovertibili” – come sottolinea Carlo Formenti, uno dei più attenti studiosi della rete, nel suo blog – Pittèri mette in relazione l’uso politico dei nuovi media con le crisi delle democrazie e la polverizzazione delle classi sociali tradizionali e delle loro strutture di rappresentanza, con le dinamiche economiche globalizzate che guidano lo sviluppo tecnologico, con i processi di trasformazione della sfera pubblica, già tempo in atto e già da tempo orientati verso una deriva degenerativa, di cui la spettacolarizzazione della politica costituisce il fenomeno più evidente, ma non certo l’unico.

Ne deriva un panorama molto articolato, in cui da un lato emerge l’incapacità d’uso delle nuove tecnologie da parte della politica, sempre più orientata ad adottare modelli di marketing tesi a misurare la soddisfazione del cittadino/cliente; dall’altra l’immaturità dei cittadini che – a parte alcune esperienze notevoli di reti civiche e di movimenti politici autoconvocati via internet – sembrano più attratti dalla smania di intrattenimento offerte dalla Rete che dalla voglia di una maggiore partecipazione politica. In questo quadro la funzione politica delle nuove tecnologie diventa la posta in gioco di conflitti e di tensioni sociali, istituzionali, economiche e culturali, il cui risultato è molto incerto e potrebbe generare sia forme di democrazia riformata che forme di neopopulismo, ma la cui unica certezza sembra risiedere nella consapevolezza che il potenziale democratico delle nuove tecnologie non si esprime spontaneamente ma deve essere promosso da strategie pubbliche (ossia di collaborazione fra istituzioni e cittadini) orientate in maniera palese a sviluppare nuove forme partecipative.

L’analisi di Pittèri è arricchita, nella seconda parte del volume, da una panoramica molto ampia in campo nazionale e internazionale delle forme secondo cui il sistema politico (partiti e istituzioni) sta oggi tentando di usare in modo relazionale e partecipativo la Rete, e dall’analisi del contributo che le diverse tecnologie coinvolte, anche quelle apparentemente semplici e banali (come ad esempio la posta elettronica e le bacheche virtuali) possono offrire per favorire lo sviluppo di nuove forme democratiche.

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