C’è un peccato originale che alcuni critici, i più radical-chic, non perdonano ad Herbie Hancock. E’ quello di aver inciso uno degli album più venduto di ogni epoca (Empyrean Isles), oltre al fatto di essere finito nella classifica Billboard con il singolo più amato dai breakdancers (Cantaloupe Island). Ma qui ci troviamo di fronte ad un genio multiforme non solo del jazz, ma della musica in generale. Insomma ancorare Hancock alla categoria di “musicista jazz” è davvero riduttivo, con tutto il bene che si può volere al jazz. Sin dagli esordi, con l’album Takin’off, Hancock dimostrò non solo la sua innata capacità tecnica, ma pure un certo gusto per l’imprevedibilità compositiva. Il tutto condito da una continua voglia di ricerca stilistica, che lo ha portato a mutare pelle più e più volte. Tutto ciò ha portato Hancock a comporre capolavori in successione, ad ottenere ovazioni da parte sia della critica che del pubblico. Cosa non scontata se si pensa che Hancock ha da sempre esplorato territori sconosciuti ai più, coinvolgendo in questa sua esigenza l’attenzione dell’ascoltatore. Ebbe a dire una volta, "La musica in sé non ha valore, ciò che rende la musica valida è l'effetto positivo sulle persone che vanno ad ascoltarla. Quando ho cominciato a pensare di più alla gente ho affrontato la musica dalla prospettiva delle loro vite piuttosto che della musica in sé". Hancock è l’uomo delle imprese impossibili. Coniugare musica classica, pop e jazz. Arrischiandosi nelle lande dell’elettronica, riuscendo a mixare il tutto con il tutto, pur lasciando imperturbato un elevato senso estetico dell’esecuzione. Porta il pubblico con sé, in avanscoperta, tenendolo per mano e poi lasciandolo vagare senza meta, per poi riprenderlo e riportarlo sulla terra.
Esperienza altamente formativa, divertente ed intrigante. Il tutto accompagnato da cinque eccellenti musicisti, potendo ciascuno di essi essere band leader di un proprio gruppo. Cinque stelle che gravitano attorno ad un Sole. Hancock appunto, che irradia energia allo stato puro. Tra queste il grande trombettista e compositore Terence Blanchard, noto per avere composto ed eseguito molte colonne sonore dei film del regista afroamericano Spike Lee e di altri film di successo. Tra i più recenti; “La 25a ora” e “Inside Man”.
MERCOLEDÌ 26 NOVEMBRE SALA SANTA CECILIA ORE 21 AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA
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