La cura di Zibba per il freddo

La cura di Zibba per il freddo

“Una cura per il freddo” è il titolo del nuovo album di Zibba & Almalibre, e la prima terapia per riscaldarsi che viene in mente ascoltando le quindici...

“Una cura per il freddo” è il titolo del nuovo album di Zibba & Almalibre, e la prima terapia per riscaldarsi che viene in mente ascoltando le quindici tracce del nuovo lavoro delle cinque anime libere e collaboratori è il vino, un succulento bicchiere di vino rosso servito magari in bicchiere da osteria più che un calice da degustazione. E in effetti l’andamento del disco è quello di una sana sbronza in compagnia, di quelle che ti fanno ballare per tutta la notte e poi, verso le cinque o le sei, se sei ancora in piedi ti ritrovi a filosofare più profondamente di quanto non faresti in condizione di lucidità. Precisiamo: non stiamo facendo uno spot pro alcol. Ma tracce come “Mahlamore”, “Ammami” o “Bon Voyage” trascinano in un’euforia dionisiaca dettata da ritmi folk con colpi di violino e fisarmonica, dalla voce calda di Zibba e dalle sue parole decise e ruvide che scartavetrano anche l’ascoltatore passivo. E’ sempre ingiusto ragionare per paragoni, ma ce ne concediamo uno solo: a tratti sembra di ascoltare il Capossela più sanguigno e viscerale, certamente ancora più immediato e forse anche più incazzato. Proprio in questo ci sembra di scorgere la peculiarità di quest’album, nell’orchestrazione della parola e nel suo uso musicale anche quando è oggettivamente aspra. Anche le canzoni dai toni più riflessivi e dal mood più pacato – si pensi a “Scalinata Donegaro” o “La saga di Antonio” - presentano una selezione delle parole decisamente particolare, accostando composizioni a tratti anche liriche con un gergo sboccato, da osteria si potrebbe dire, e torniamo ancora all’alcol. I giochi di contrasto verbale sono una costante, come epitome ci sembra indicato riportare un paio di versi di “Ammami”, assieme a “Mahlamore” decisamente il brano più riuscito del testo: “L’amore non si accorda come un fender jazz (…) ti porto un fiore che qualcuno butta via/ metafora di questa vita mia” e più giù “Ammami, ammami, ammami siamo io e te/ dopo il sesso voglio un cesso, una sigaretta e un karkadè”. Oppure si può pensare a “L’odore dei treni”, una ballata di idiosincrasie e insofferenza, con tanto di scuse, in cui si evince che “odio che tutti odiamo tutto e che si chiudano gli occhi/ odio che cazzo pensarci non è poi così distante/ odio che sia più importante restare fuori in disparte”. Cosa dire quindi di questo album distribuito dal 16 aprile (Volume!/Universal/Cramps), il terzo per il canatautore ligure dopo “L’ultimo Giorno” e “Senza Smettere di Far Rumore” (e, ricordiamolo, il primo per la neonata etichetta Volume! records, nata dalla fusione della Protosound con L'Altoparlante di Fabio Gallo)? Dal punto di vista musicale, la performance di Zibba (anche alla chitarra), Andrea “The Bale” Balestrieri (batteria), Lucas Bellotti (basso), Daniele “Drago” Franchi (chitarra) e “Fabio Biale” (violino) più guest vari (da Fabio Rinaudo a Mgz e Mr. Puma) rende il massimo quando l’anima folk prende il sopravvento, mentre nonostante la grinta e la carica della voce e dei testi di Zibba rimane immutata (anche rispetto ai precedenti album) in brani come “Ordine e gioia” o “ Una parola, illumina” arriva, stranamente, meno “calore”, volendo coinvolgere il titolo del disco. Ed è un peccato, perché si ha una sensazione di zig zag che, come la metafora alcolica in apertura, apre la porta a una strana sensazione di incompleto. Come impressione ancor più generale, si sente la mancanza di una “Margherita” o “Nella notte che verrà”, riducendo probabilmente l’appetibilità di chi non mastica il genere. Una nota particolare riguarda la confezione dell’album. Sembra strano ma è così: nell’epoca di iTunes e del download digitale legalizzato, il cd si presenta con un elegantissimo cartonato ruvido, un booklet completo e per entrambi una grafica curatissima grazie agli schizzi di Consuelo Ielo, davvero espressivi nel loro tratto semplice. Che vada effettivamente recuperata ulteriormente questa infantilità?

La cura di Zibba per il freddo

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