Premio Oscar al Miglior film straniero nel 1974, nello stesso anno vincitore di 3 Bafta e 3 New York Film Critics Circle Awards come Miglior film, Miglior regista e Miglior attrice non protagonista (Valentina Cortese), annoverato tra i 100 capolavori cinematografici di tutti i tempi per la rivista statunitense Time. Semplicemente, Effetto notte… Successo internazionale e chef-d'œuvre fondamentale dell’opera cinematografica di François Truffaut, Effetto notte appunto, ritratto malizioso e divertente del cinema e di chi fa cinema, è la proposta di Iris, rete free del Dtt Mediaset diretta da Miriam Pisani, per la prima serata stra-cult di mercoledì 22 giugno 2011. “Perché un film sul cinema? Perché l’avevo in testa da tempo. E ho l’impressione di aver aspettato tantissimo a farlo”... Solo dopo una dozzina di lungometraggi, Truffaut, come una vera e propria dichiarazione d’amore, affronta sullo schermo la sua “ragione di vivere”: il cinema. Riflettori, macchine da presa in movimento, carrelli, gru, filtri, ciak e ancora ciak di scene ripetute fino alla perfezione… La nuit américaine (titolo originale che fa riferimento alla tecnica cinematografica, nota come effetto notte, che permette di rendere notturna una scena girata in pieno giorno) è la cronaca della lavorazione del film Je vous presente Pamela, girato a Nizza negli studi della Victorine nonché diretto dallo stesso Truffaut nei panni di Ferrand. Incrociando i problemi delle riprese con la polifonica vita privata dei componenti del cast e della troupe - Julie Baker (Jacqueline Bisset), Alphonse (Jean-Pierre Lèaud) Alexandre (Jean-Pierre Aumont), Séverine (Valentina Cortese) - e incastrando gli innumerevoli auto-riferimenti e le citazioni cinematografiche (una fra tutte, il sogno ricorrente del regista che da bambino ruba le locandine di Quarto potere di Orson Welles), Effetto notte si conferma, dopo 8½ di Federico Fellini, l’archetipo del film metacinematografico e del genere “film nel film”.
Effetto notte è però qualcosa di più di una sintesi o di un documentario: per il regista francese è il “film della stanza in fondo”, quella stanza dove i bambini mandati a giocare in un angolo ricreano il mondo con i giocattoli; fa parte di quel cinema che rifiuta la vita così com’è e sospende lo spettatore nella sua illusione.
Come un manifesto della sua arte, Ferrand offre ad Alphonse, disperato per amore, una spiegazione del perché sono felici quando immersi nella perfezione del cinema: “La vita privata zoppica per tutti quanti. I film sono più armoniosi della vita, non ci sono intoppi, non ci sono rallentamenti nei film. I film vanno avanti come treni, capisci, come treni nella notte”.
Discussione 0
Ancora nessun commento. Sii il primo a commentare!