Niko, una renna per amico dal 30 ottobre al cinema

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Avete presente quando Antoine de Saint Exupery afferma “Tutti i grandi sono stati bambini una volta ma pochi di essi se ne ricordano”? Beh diciamo che, partendo da questa frase, la storia di Niko può essere considerata come una rigenerante iniezione di fosforo. Nonostante lo stile e il ritmo leggero e cadenzato tipico delle fiabe, nonostante i grandi occhioni di Niko vagamente e irresponsabilmente (per quella che sarebbe la concezione di un adulto, si intende) sognanti, si tratta di un film estremamente maturo e che vive, con buon equilibrio, sul flebile alito di vento che congiunge la passione del volo e l’equilibrio sulla terra.
Niko, una renna per amico
Si, perché non si tratta del solito (e diciamo pure banale) predestinato che arriva in un modo o nell’altro a stare davanti agli altri. In gioco c’è qualcosa di molto più importante, come il concetto di eroismo e di come esso possa essere solamente apparente e illusorio lì dove crederemmo di trovarlo e, al contrario, celarsi e vivere silenziosamente nella quotidianità.
Ma si parla anche del significato della famiglia, della reale importanza di cosa ci circonda, della forza ma anche dell’illusorietà dei sogni, del trovare e perdere nuove amicizie e amori. In poche parole si discute, e direi in modo più che soddisfacente, della vita stessa.

Cerchiamo adesso di recuperare la trama del film:
Niko è un piccolo cucciolo di renna che, pur vivendo una tranquilla esistenza con la madre e con le altre renne non può fare a meno di guardare al cielo e sognare di suo padre, membro delle leggendarie Forze Volanti che tirano la slitta di Babbo Natale. Da ciò nasce il suo desiderio di imparare a volare, impresa nella quale lo incoraggia il suo patrigno Julius, uno scoiattolo volante. Purtroppo, per seguire il suo sogno, Niko finisce per mettere a rischio la vita del suo branco che è costantemente minacciato dai lupi. Dopo aver scoperto il piano di quest’ultimi, intenzionati a uccidere i membri delle Forze Volanti e rimpiazzare Babbo Natale, il piccolo cucciolo di renna parte, insieme a Julius e a Wilma, una effervescente donnola con la passione per il canto, alla volta del monte dove abita Babbo Natale in modo da riscattarsi e conoscere finalmente suo padre.
Niko, una renna per amico
Se siete abituati ai film d’animazione, in particolare a quelli Disneyani, potreste sentire la mancanza delle musiche che, in questo caso, hanno un ruolo effettivamente marginale. Forse questa è l’unica pecca davvero rilevante del film, fatta eccezione per la versione italiana del titolo che, a mio avviso, si propone come uno specchio deformante della pellicola dando un’idea di superficiale infantilismo … nulla di più lontano dal senso della storia di Niko.
In conclusione si tratta di un film vivace e serio, brillante e complesso, che si presta sia allo sguardo disteso, vivace, sognante, forse più superficiale dei bambini che a quello serio, approfondito, forse meno libero degli adulti. Fortuna del film, così come della vita, è che ci sono tutti i presupposti perché i due sguardi si invertano
Niko, una renna per amico
Titolo originale: Niko – Lentäjän poika Paese: Germania, Danimarca, Irlanda, Finlandia Regia: Michael Hegner, Kari Juusonen Sceneggiatura: Hannu Tuomainen, Marteinn Thorisson, Mark Hodkinson Direzione artistica: Mikko Pitknen Montaggio: Per Risager Durata: 80 minuti Produzione: Videa-CDE e Anima Vitae, Ulysses, A.Film, Magma Films Distribuzione: Videa-CDE Genere: Animazione, Avventura Formato di proiezione: Colore.

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