Slovacchia-Italia 3-2, incubo mondiale e si torna a casa

SportSudafrica 2010

“Sta succedendo quello che non ti saresti mai aspettato”, dichiara uno sconsolato Salvatore Bagni sul finire della terza partita del girone F, quello più “facile” del mondiale secondo i pronostici. Più facile ovviamente per gli azzurri campioni del mondo in carica. Italia, Paraguay, Nuova Zelanda, Slovacchia. Forse però dopo le prime due partite conveniva non aspettarsi troppo dalla nazionale guidata da Marcello Lippi: due pareggi risicati con la numero 31 (Paraguay) e la numero 78 (Nuova Zelanda) non lasciavano troppo spazio ad aspettative rosee. E, con buona pace di Bagni, così è stato. L’Italia è uscita dal mondiale con l’umiliazione dell’ultimo posto dopo una partita persa strameritatamente con la Slovacchia (a proposito, numero 34 nel ranking mondiale) di Marek Hamsik e Robert Vittek.
Slovacchia-Italia 3-2
Gli azzurri sembrano scendere in campo con la cognizione di causa persa. Nel volto di Marchetti si legge l’ansia e il peso insopportabile di 90 minuti imprevedibilmente decisivi, inaspettatamente difficile. Che la Slovacchia, a un punto solo, se la sarebbe giocata era da immaginarselo. Ma remissività e impotenza da parte di una Nazionale che per lo meno ha un titolo da difendere, quello sì che non te l’aspetti.

Lippi conferma in sostanza quasi tutto l’undici di base, con Gattuso e Di Natale in campo dal primo minuto. La partenza però è tutta slovacca, e se è vero che non c’è due senza tre, bastano una ventina di minuti per gli uomini guidati da Vladimir Weiss per passare in vantaggio. Pasticcio tra De Rossi e Montolivo, ne approfitta Robert Vittek che sfodera una rasoiata che si incunea tra Marchetti e il palo. Non c’è due senza tre, quindi l’Italia si sveglierà quel tanto che basta per pareggiare, come con Paraguay e Nuova Zelanda? E invece ecco l’eccezione che conferma la regola: gli azzurri procedono a ritmo Valium continuando a subire gli attacchi di Strba, Skrtel e Kucka. Fin quando può Marchetti ci mette una pezza. E il primo tempo si chiude così.

La ripresa vede in campo i due napoletani Maggio e Quagliarella che rilevano un impalpabile Gattuso e uno spaesato Criscito. Ci si aspetta una spinta sulla fascia, ma il nostro numero 2 invece deve lavorare di contenimento, magari per tamponare le lentezze di Cannavaro e Chiellini, completamente in palla. Lì in avanti Quagliarella ci mette l’anima e fortunatamente anche il fiato e i piedi, e la musica sembra cambiare davvero. Una sua girata velenosissima passa tra due difensori e il portiere Mucha, peccato che dietro la linea di porta ci sia quello Skrtel che si produce anche ottimamente come difensore, e il suo ginocchio impedisce il pari italiano. Ma se l’attacco comincia a girare, il resto della squadra non riesce a cambiare atteggiamento e Hamsik e soci possono tranquillamente impostare il gioco con passaggi rapidi e diagonalizzazioni. Come per esempio al 63′, quando dalla destra arriva un cross per Vittek che facile facile al cospetto di Marchetti insacca di piatto. 2-0 e finalmente l’Italia si sveglia.

Pirlo rileva Montolivo e il centrocampo è decisamente più oliato. Il solito Quagliarella, passato da sinistra a destra, si invola in diagonale, mette al centro per Iaquinta che esibisce in un gran colpo di tacco a triangolare con lo stesso Quagliarella. Tiro del napoletano, respinta di Mucha e Di Natale pronto a ribadire in rete. Azzurri in attacco ma l’illusione dura troppo poco: il neoentrato Kopunek, approfitta di una rimessa laterale e dell’ennisimo svarione difensivo della nostra difesa. Elegante pallonetto e 3-1. L’Italia, pervenuta a un pareggio giustamente annullato per fuorigioco di Quagliarella, al 92′ accorcia le distanze con un gol – questo sì mondiale – sempre dell’attaccante napoletano, decisamente il migliore in campo. Con Buffon che incita i suoi fino all’ultimo, la panchina azzurra ci vuole credere. Al 95′ inoltrato (Weiss effetta altri due cambi) un cross dalla destra innesca Pepe che, a due passi dalla porta, esita sin troppo per aspettare che la palla gli arrivi sul destro: un difensore slovacco lo anticipa e mette fine così alle speranze azzurre.

Cosa dire di questa Italia campione 2006 che conclude il girone ultima a due punti? Che alla fine della giostra, l’umiliazione ci sta tutta ed è più che meritata. Lippi ammette tutto e sancisce così la fine di un’epoca. Inutile andare a ripescare vecchie sconfitte o umiliazioni di 4o anni fa. Rimangono due dati oggettivi: un calcio italiano che non sa più che pesci prendere, totalmente in crisi di gioco e risultati, con l’unica squadra a fare numeri composta unicamente da stranieri; l’altro è che nel mondiale africano delle contraddizioni – dove a migliaia di ragazzi che a quattro passi dallo stadio vivono in baracche dove le partite non se le possono neanche sentire per radio si contrappongono vuvuzelas e fasti – sarebbe forse anche ora di rivedere i lauti compensi di tanti campioni europei che forse avrebbero invece bisogno di tornare un po’ con i piedi a terra.

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1 Commento

  1. Christian ha detto:

    fin troppo generoso l’articolo …

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