Jean-Gabriel, sposato e padre di tre bambini, vive di espedienti e passa il suo tempo all’agenzia ippica vicino casa. Un giorno, per fare piacere a sua figlia, promette che porterà tutta la famiglia in vacanza sulla neve. C’è solo un problema: non ha i mezzi per farlo e se questa volta non manterrà la promessa sua moglie lo lascerà. Per tenere fede all’impegno Jean-Gabriel dovrà utilizzare tutta la sua immaginazione…“La Première Etoile” segna il debutto da regista dell’attore e doppiatore Lucien Jean-Baptiste. Il lungometraggio, che racconta le vacanze in montagna di una famiglia di origine antillana, è interpretato dallo stesso regista, da Anne Consigny, da Firmine Richard, dal cantante Michel Janasz e da Bernedette Lafont. Co-firmata da Lucien Jean-Baptiste e Marie-Castille Mention Schaar, la sceneggiatura è ambientata negli anni ’80 e narra le disavventure di un padre che scommette con la moglie di essere in grado di gestire le vacanze sulla neve con i figli. Una sfida che darà vita a numerose peripezie per la piccola famiglia franco-antillana. “Si è voluto andare oltre l’aneddoto di una storia di Neri sulla neve per narrare una storia universale - racconta il regista-attore - nella sinossi abbiamo scritto “Jean Gabriel sposato, padre di tre figli” ma senza parlare del colore della pelle. Solo in un secondo momento ci si rende conto che sono neri." "Bisogna tenere presente che fino a che una persona vive nel suo paese di origine non si “accorge” di essere nero. Il Monte Bianco e il Mondo Bianco e la neve per contrasto ha questo effetto rivelatore. Ma non rivela solo questo. Il film non gioca unicamente sul contrasto tra bianco e nero. La cosa più forte è questa famiglia antillana che in modo normale va a sciare e si ritrova in un ambiente totalmente diverso. Alla fine di quest’avventura folle, nonostante la mancanza di soldi e le grandi difficoltà, la speranza e le felicità si realizzano”. Jean-Baptiste racconta così la genesi del progetto: “Mia madre, una donna incredibile, ci fece lasciare le Antille negli Anni ’60 per trasferirci in Francia. Desiderava che i suoi figli non fossero diversi dagli altri bambini che in inverno partivano per andare a sciare. Decise così di portare anche noi. Quest’avventura accadde quando io avevo 14 anni. Ci siamo arrangiati con un paio di sci per due e una macchina prestito. Crescendo, mi sono reso conto che non era solo una questione di un gruppo di neri che scopre la neve, ma di una famiglia unita che si integra in un ambiente sconosciuto. Erano molti anni che questo ricordo mi tornava in mente sempre più forte e, grazie alla fortuna di lavorare come attore, ho conosciuto molta gente tra cui Marille-Castille Mention-Schaar la produttrice, cui ho raccontato questi ricordi, che mi ha subito detto che ci vedeva la trama di un film. Insieme abbiamo cominciato a scrivere e da lì è cominciato tutto. Mano a mano che andavamo avanti nella stesura della sceneggiatura, Marie mi ha detto che dovevo essere io il regista. Molte volte ho avuto l’impressione di essere nato sotto una buona stella, “la prémiere”, che mi guidava e quando ho incontrato Marie-Castille e Pierre Kuber ne ho avuto la conferma. Mi hanno subito affiancato una squadra molto esperta e motivata dal progetto”.
La Première Etoile, settimana bianca impossibile dal 19 marzo in sala
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