Corbu, l'Olimpiade sarà un evento biblico

Dall’entroterra pastorale di Nuoro alla Cina altamente tecnologica. Gonario Corbu, 38 anni nasce come atleta di Pesistica nella leggendaria Società...

Dall’entroterra pastorale di Nuoro alla Cina altamente tecnologica. Gonario Corbu, 38 anni nasce come atleta di Pesistica nella leggendaria Società Gennargentu di Nuoro dove ad individuare le sue capacità fisiche c’è il più noto maestro sardo di Pesi Leonardo Masu, per tutti ‘Nardino’. Nella stessa Società si allena un certo Sebastiano Mannironi, bronzo alle Olimpiadi di Roma nel 1960. “Nella mia città non avevo tanta possibilità di scelta: o mi dedicavo allo sport o alla vita agro-pastorale. Ho seguito il consiglio di mio fratello Giampiero e così ho iniziato a sollevare pesi”, spiega Gonario. La sua carriera è stata piuttosto breve ma molto intensa. Ha vinto tanti titoli italiani (almeno 13) nelle diverse Classi, un bronzo agli Europei di Malta nel 1991 e ha partecipato più volte alle competizioni internazionali. Tutte tranne i Giochi: “L’Olimpiade è un evento biblico. Ho chiesto a Giovanni (Scarantino, l’altro tecnico Nazionale che è partito con lui) di prepararmi a questa avventura così emozionante, tenuto conto che lui i Giochi Olimpici li ha già vissuti tre volte come atleta. I primi giorni sono stati elettrizzanti!”, continua Corbu.

Come il suo collega Giovanni Scarantino, anche Gonario, nel 1996 è entrato nel Gruppo Sportivo dei Vigili del Fuoco. “In quegli anni (dal 1992 al 1998) avrei potuto fare anche le Olimpiadi. Andavo forte. Dopo, per lavorare nei VVFF sono andato 2 anni a Torino e poi nel 1998 sono tornato a Cagliari dove ho iniziato ad inseguire il discorso Nazionale in qualità di tecnico”.

La carriera da allenatore per Gonario nasce in un club di Cagliari finché proprio Giovanni gli suggerisce di passare in Nazionale: “Mi ha chiamato dicendomi: che vuoi fare? Nel 2005 stava per partire il Progetto College. Mi è piaciuta l’idea e mi sono fatto avanti”.

Da allora si sono succedute un sacco di soddisfazioni: “Ma la più grande è la qualificazione olimpica. Dobbiamo riconoscere grande merito a tutta la squadra maschile. Ai tre che sono a Pechino ma anche a quelli che hanno contribuito con i punteggi ottenuti nelle proprie gare. Forse la gioia per questa qualificazione è stata più grande delle medaglie vinte da tecnico”.

Gonario non ha mai provato l’emozione di salire su una pedana ai Giochi: “Certo, l’emozione di farlo da atleta avrei tanto voluto viverla, ma questa è un’opportunità per riscattarmi e sono comunque contentissimo”. La Pesistica in Italia è cresciuta tanto sia a livello di iscritti che di risultati: “E’ cambiata soprattutto in quest’ultimo quadriennio e dobbiamo ringraziare il Presidente Antonio Urso che ha messo in condizioni la periferia e le sedi centrali di lavorare in un certo modo. A cominciare dalle strutture messe a disposizione: dal College al centro medico, dai nuovi strumenti all’inserimento della figura dello psicologo. Tutto poi divulgato con i Corsi di formazione periodici”.

Insomma non è un caso che quest’anno ai Giochi Olimpici ci siano ben quattro atleti qualificati come non accadeva da anni ormai: “Ci sono molti talenti in giro. Con i progetti che portano la Pesistica nelle scuole ed il College al centro sportivo Giulio Onesti, i giovani sono più motivati e ambiscono ad esser convocati in Collegiale. Poi spetta a noi il compito di prepararli e far sì che diventino olimpionici”. Cos’è cambiato tra gli atleti di un tempo e quelli di oggi? Secondo Gonario solo l’approccio alla gara e qualcosa nel gesto tecnico: “Il punto cruciale del pesista di oggi è il nucleo familiare; la sicurezza che i giovani hanno è diversa da quella di un tempo in cui bisognava sudarsi tutto. Questo rende la gestione degli atleti molto più difficile. Per fortuna i quattro che sono a Pechino sono tutti seri, professionali, responsabili e lavorano sodo”. Moreno Boer, Vito Dellino, Giorgio De Luca e Genny Pagliaro sono i ‘Fantastici 4’ che indossano il costumino azzurro a Pechino. Il lavoro svolto finora per arrivare all’appuntamento cinese ha creato una vera e propria squadra: “La cosa più bella è vivere quest’esperienza insieme, in gruppo. Spero di cuore che tutti ottengano grandi successi, magari che arrivino tra i primi sei”.

Gonario non si sbilancia nel fare pronostici ma in verità una speranza ce l’ha: “Se quest’anno non dovesse fare medaglia spero che a Londra 2012 la nostra Genny vinca l’oro e magari che l’Italia riesca a qualificare una squadra ancora più competitiva”. Il viaggio per Pechino è stato lungo, ma dopo sei giorni di recupero, i ragazzi, stanno tutti bene: “Sono molto motivati e carichi. Loro sentono tantissimo quest’atmosfera olimpica nell’aria. A volte provano un certo disappunto quando in allenamento non sollevano quanto caricato sul bilanciere. Questo però avviene perché ce la stanno mettendo tutta”.

La strada della Pesistica non sempre è facile da seguire, soprattutto se non la si sposa appieno come ha fatto Gonario: “Devo ringraziare in particolare la mia famiglia. Il mio sacrificio è anche il loro. Dal 2006 sono a Roma e loro a Cagliari. Non è affatto semplice ma mia moglie Sonia mi sostiene in tutto, è la mia prima tifosa. E poi ci sono i miei due splendidi bimbi: Giulia di 8 anni e Andrea di 5. Devo tutto a loro”. Se non avesse scelto i Pesi, Gonario avrebbe sicuramente seguito l’altra sua grande passione: “Adoro i cani. Sono addestratore di quelli da soccorso nei VVFF. Il mio sogno è di dedicarmi a questa attività e alla mia famiglia, un giorno”.

Una famiglia numerosa (3 fratelli e 3 sorelle), un sorriso stampato sulle labbra, tanta umiltà e una devozione alla Pesistica: con queste qualità Gonario Corbu si appresta a partecipare all’Olimpiade di Pechino con “la sua squadra”. Un’esperienza che avrebbe potuto vivere da atleta ma che, ironia della sorte, ora andrà a vivere da tecnico. Dopo Pechino, la terra dei ‘nuraghe’, di Grazia Deledda e del mitico Mannironi avrà un altro eroe dei Pesi: Gonario.

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