Il giornalista e storyteller Federico Buffa, testimonial dell’azienda salernitana Santaniello, specializzata in abbigliamento maschile dalla raffinata tradizione sartoriale, racconta di sé, delle passioni che lo hanno reso celebre e dello stretto legame che c’è tra sport e moda.
“Mi ritengo un maledetto privilegiato!”. E’ così che si presenta Federico Buffa, giornalista e storyteller, oggi testimonial del marchio italiano Santaniello. Dice così perché ha la rara fortuna di fare le cose che ama, per lavoro: dall’NBA che l’ha reso famoso, al calcio delle Storie Mondiali, fino alla recente produzione di Sky Sport HD Federico Buffa racconta Muhammad Ali. Il cinema rimane una delle sue più grandi passioni, il teatro, invece, è una nuova scommessa a quanto pare ben riuscita, visto il lungo tour del suo spettacolo Le Olimpiadi del ’36 e il nuovo lavoro già in cartellone in numerosi teatri per la stagione a venire: A night in Kinshasa dedicato allo storico match Muhammad Ali vs. George Foreman, un incontro di boxe che ha cambiato la storia.
Qual è il più grande privilegio di Federico Buffa? “Incontrare il pubblico dal vivo, ascoltare e raccontare storie, viaggiare e, soprattutto, non avere vincoli e responsabilità.
Cosa è per te l’eleganza? Eleganza non è vistosità. È qualcosa che si nota subito, spesso senza capirne il perché.
Cosa è per te la bellezza? Uso le parole di Truffaut: «Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia» (da L’homme qui aimait les femmes di François Truffaut, 1977)
Meglio un uomo (o donna) belli ma vestiti così così o un uomo (o donna) così così ma vestiti bene? Un uomo o una donna così così, ma vestiti bene. Perché la componente di scelta è più importante della componente di natura. BE THE BEST YOU CAN BE
Cosa influenza il tuo senso estetico? Condivido l’estetica giapponese dove contano le proporzioni, con un leggero passaggio del tempo che toglie l’effetto “nuovo di zecca”.
Tradizionalista o sperimentatore? Tradizionalista
Must have nell’armadio La giacca destrutturata, invenzione stilistica con cui Armani a partire dagli anni ‘80 ha sdoganato un’eleganza rilassata e personale.
Blazer blu o giacca di pelle? Devo proprio scegliere?
Camicia o t-shirt? Entrambe, questione di periodi. Per esempio negli anni ’90 abbiamo cominciato a mettere le t-shirt sotto la giacca. Anche stavolta dietro c’è Armani.
Il tuo rapporto con gli accessori Mi sono da poco riconciliato con i cappelli dopo anni di rapporto conflittuale. Mai senza cintura! Sarà per l’odore del cuoio… (che non a caso è una delle note dominanti nel Malbec?)
Un tratto davvero imperdonabile del look maschile? Il calzino corto. Ci dovrebbe essere una legge a punirlo!
Ci sono capi che conservi o capi portafortuna? Alcuni capi con splendidi tessuti anni ’80. Non sono più indossabili per il taglio, ma mi piace l’idea di averli ancora da qualche parte. Oggi manca quel tipo di ricerca, l’attenzione alla scelta del tessuto è diminuita a favore del sempre più diffuso sintetico.
Stilisti preferiti? Margiela e Yves Saint Laurent
Sai stirare? Mi è capitato di stirare, il che non significa che sia capace di farlo!
Sai fare la lavatrice? Spreco d’acqua incredibile…
La prima cosa che metti in valigia? Il pigiama. È la pietra angolare della valigia. O anche le scarpe.
Come ti senti a tuo agio? Con una giacca o un capospalla importante.
Look per le occasioni speciali? Non ho mai la percezione delle occasioni speciali.
Icone di stile, uomo e donna David Bowie aveva un gusto molto interessante. E poi Virna Lisi.
Cosa pensi dell’attuale sistema fashion dove domina la moda low-cost? I grandi colossi sono molto criticati nell’establishment della moda, ma non dimentichiamo che anche essi adempiono a una funzione importante perché hanno reso la moda accessibile a tutti.
Sei sensibile alle mode? Non le seguo, preferisco un bel tessuto a un taglio attuale. Il rapporto tattile con l’indumento è molto importante e la scelta dei capi è condizionata soprattutto dalla mia condizione corporea Sei vanitoso? Diffidate da chi non lo è!
Fai shopping? Sì, preferibilmente da solo Se fossi un tessuto? Velluto nero Una decade del ‘900? Gli anni Trenta
Un vino? Malbec Argentino, Catena Zapata
Film? In the mood for love di Wong Kar-wai
Disco? Weather Report, ultimi album
Una città? Da qualche parte in Spagna.
Lo sportivo più elegante? Mi piace lo stile di Dwyane Wade (giocatore dei Chicago Bulls)
Oggi gli sportivi rischiano di essere dipendenti dalle mode? Troppo! Anche se poi dicono di essere loro a fare le mode… e spesso non hanno tutti i torti.
Nei tuoi momenti di cambiamento anche il look si evolve? Tutto cambia.
Sei tu che ti imponi di cambiare entro certe scadenze o ci sono momenti particolari? Il cambiamento è fondamentale, siamo esseri in divenire. Si tratta di fasi naturali, se hai il privilegio di poterlo fare – che nel mio caso specifico deriva dal non avere responsabilità: il cambiamento ti consente di metterti in situazioni sempre più stimolanti.
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