Mozart 252 e Sublime di Michael Nyman

Mozart 252 e Sublime di Michael Nyman

Ai più è noto come compositore di colonne sonore, in particolare quelle dei complessi film di Peter Greenaway. Con la presentazione del suo cd “Mozart...

Ai più è noto come compositore di colonne sonore, in particolare quelle dei complessi film di Peter Greenaway. Con la presentazione del suo cd “Mozart 252” e del libro-raccolta di sue fotografie, intitolato “Sublime”, Michael Nyman offre al pubblico presente al Palladium di Roma un ulteriore ritratto della sua poliedricità, nonché della sua conoscenza musicale anche filologica e critica prima che compositiva ed esecutiva. Il tutto però in maniera arguta e autoironica. La carriera di Nyman compositore e musicista rispecchia senza dubbio la particolarità del personaggio Nyman: si diploma alla Royal Academy of Music e al King's College di Londra, a soli vent’anni decide di abbandonare la pratica musicale in senso stretto per dedicarsi alla critica musicologica, peraltro non senza successo: a lui si deve la definizione di “minimalismo” applicato alla musica. Ma la formazione e soprattutto la passione per la composizione quietamente ma decisamente comincia a riemergere. Nel 1967, tre anni dopo l’abbandono, compone la colonna musicale del quinto cortometraggio di Peter Greenaway, 5 Postcards From Capital Cities. Nel 1968 compone il libretto per l’opera Down by the Greenwood Side di Harrison Birtwistle, nome importantissimo per gli sviluppi della carriera del musicista inglese. Birtwistle infatti nel 1976 contatta Nyman per musicare nuovamente Il Campiello di Goldoni, in occasione del quale nasce la “Michael Nyman Band”, ancora oggi esistente. Il Nyman critico d’ora in poi lascerà il posto al Nyman grande musicista, che sempre nel 1976 incide il suo primo disco, Decay Music, e di lì ad un anno terrà il suo primo concerto in pubblico. A consacrarlo è una rilettura del Don Giovanni di Mozart, che scompone e riassembla in base a sonorità inconsuete e pattern ritmici che tengono presente sia la musica classica che il rock in senso stretto.

Parallelamente, prosegue il suo sodalizio con il regista Peter Greenaway: i due lavoreranno insieme a undici lavori in un arco di tempo di 24 anni; Nyman raggiunge contemporaneamente una piena autonomia autoriale che culmina con l’Oscar 1993 per lo score di Lezioni di Piano di Jane Campion.

Il cd “Mozart 252” è una rielaborazione aggiornata di un lavoro del 1977 eseguito sempre con la Michael Nyman Band. Sono stati aggiunte ovviamente le successive rielaborazioni mozartiane compiute negli anni da Nyman. Come se non bastasse tutto ciò, Michael Nyman è anche appassionato fotografo – il libro “Sublime” raccoglie i suoi ultimi lavori – e anche regista. E proprio con l’anteprima di alcune immagini del prossimo lavoro documentaristico-musicale di Nyman (le immagini di una Venezia sconosciuta, senza turisti, abitata unicamente da veneziani, con ovviamente la sua musica ipnotica in sottofondo) che si è aperto l’incontro con il compositore, che ha amabilmente risposto alle domande del pubblico in sala, chiarendo anche nei dettagli alcuni aspetti dei suoi lavori, per poi esibirsi magistralmente in quattro brani al piano, tra i quali il celeberrimo The Sacrifice dal già citato “Lezioni di piano”.

D: Dopo tanti anni passati a studiare Mozart, alla fine che idea si è fatto di questo compositore? R: Non ho fatto niente che non sia stato ispirato alla musica di Mozart. Soprattutto è la consapevolezza di Mozart che mi ha colpito, che poi ho cercato di rielaborare a modo mio. Purtroppo è più facile ascoltarla, la musica, piuttosto che parlarne… Quando ho cominciato a fare concerti, pensavo comunque a che tipo di musica poter offrire al pubblico. Avevo 32 anni e la prima cosa che mi venne in mente fu il Don Giovanni che avevo ascoltato per la prima volta a 12 anni. Già allora mi colpì la progressione ritmica che ho imparato a conoscere bene da critico. Violino, contrabbasso e due registri vocali: questi i quattro elementi che formano la texture dell’opera mozartina. Io ho cercato di isolarli, astrarli ed elaborarli personalmente. La struttura è minimalista ma il ritmo è rock’n’roll, alla Jerry Lee Lewis. Riscrivere questo pezzo è stato importantissimo per la mia carriera, un vero e proprio punto di partenza anche se tardivo. Altri brani di Mozart sono in “Giochi nell’acqua”, il film di Peter Greenaway. Tre mogli uccidono i rispettivi mariti, e ogni volta che uno di questi mariti muore, Peter ha voluto usare un brano di Mozart diverso. Il mio compito è stato quello di togliere il contesto mozartiano del brano e inserirlo in quello del film. Peter mi ha sempre lasciato molta libertà, è sempre stato un rapporto libero tra noi, anche se particolare.

Ancora, un altro brano l’ho riarrangiato per il film tv del 1991 dove Mozart è sul letto di morte (si riferisce a Not Mozart: Letters, Riddles and Writs, docufiction di Jeremy Newson, inedito in Italia, NdR). Ho studiato la vita di Mozart, avrebbe dovuto dirigere Il Flauto Magico l’ultimo anno della sua vita ma la malattia lo bloccò. Il film racconta questo, e in effetti mi ha molto ispirato la figura di Mozart che dal letto, malato, guarda fisso l’orologio. Ma è anche importante l’indagine sul suo rapporto con il denaro, con il padre, e il fatto che alla fine del film si dichiari seccato perché qualcuno continua ancora oggi a plagiarlo… (ride) Mozart è il primo vero compositore famoso, il primo ad essere totalmente indipendente anche economicamente. E per questo c’è chi lo accusa di comporre musica per denaro. Ma Mozart aveva in realtà il miglior ufficio stampa del mondo: suo padre. Ha capito come fregare i ricchi tramite la musica… Mentre scriveva la Quarantesima Sinfonia, nel frattempo componeva anche musica per l’imperatore. In pratica, rock’n’roll e musica classica. Sul letto di morte disse: “Sono stato pagato molto per quello che ho fatto, poco per quello che avrei potuto fare”.

D: Non ha più paura di essere accusato di neo-mozartismo? R: Beh, stiamo parlando di struttura, non di qualità. Penso che la struttura delle mie composizioni sia originale, tutto sommato.

D: Si è mai reso conto della sua fama, visto che Nyman o si ama o si odia? R: Eh sì. Quanta gente qui mi odia? Il pubblico qui stasera è meglio di qualsiasi pubblico “da concerto”. Grazie! A parte questo, il problema della musica minimalista è che ha una sola dimensione. Mozart invece è riuscito a inserire più dimensioni in un’opera sola. Queste opere son importanti ma contengono anche tante contraddizioni.

D: Perché per il suo libro ha scelto il titolo “Sublime”? R: Perché sono vanesio e prepotente! (ride) Mi trovavo davanti a un cinema, c’era un critico che usava continuamente questa parola per descrivere il film di Almodovar che stavano proiettando, Volver. Quindi è stata più una scelta di parole esatte per un titolo, se avessi chiamato il libro “carino” non sarebbe stata la stessa cosa, o no? E comunque quando ho cominciato a scattare le foto, non pensavo minimamente al titolo…

D: “Sublime” rappresenta la linearità delle fotografie, la serialità nella sua opera di fotografo? R: Veramente sono state messe in sequenza dagli editori…

D: C’è un film (“Il ventre dell’architetto”, 1987, NdR) in cui si è interrotta la sua collaborazione con Greenaway, poi ripresa. Cosa è successo lì? Perché il regista ha scelto Wim Mertens? R: Avevo già fatto diverse colonne sonore, e quando ho saputo che questo film sarebbe stato girato a Roma, ho detto a Greenaway che per comporre una buona colonna sonora avrei dovuto stare almeno sei mesi a Roma per ottenere le giuste sonorità dell’ambiente. Ovviamente questo costava… In seguito ho saputo che aveva scelto un altro compositore… Più seriamente, in un primo momento Peter aveva maggiormente apprezzato le influenze fasciste nella musica di questo compositore. Hanno cominciato a registrare a Londra e dopo un’ora ha capito che la musica era orrenda con le immagini del film… Così ha ricercato nuovamente un compositore minimalista, e ha chiesto a tutti i musicisti minimalisti del mondo tranne me, ovviamente. Si era reso conto dell’errore… Alla fine ha contattato Mertens, e comunque non gli piaceva del tutto la sua musica, così in ultima battuta ha unito allo score di Mertens alcuni brani preesistenti.

D: Cinema e musica, movimento nell’una e nell’altra, quindi numeri. C’è qualche riferimento alla Qabbalah nelle opere sue e di Greenaway? R: No, non c’entra niente. Sicuramente in Peter c’è un ritorno della ripetizione numerica e anche nel mio lavoro Love Counts parlo di un pugile che non sa leggere i numeri e un’infermiera che glieli insegna, mentre i due si innamorano. I numeri dunque si identificano con le parole, ma non c’è un simbolismo spirituale. E ora fatemi suonare…

La track-list del CD: . In Re Don Giovanni 2. Revisiting the Don da Giochi nell’Acqua: 3. Trysting Fields 4. Not Knowing the Ropes [otherwise known as2M6] 5. Wedding Tango 6. Wheelbarrow Walk 7. Fish Beach 8. Knowing the Ropes da Letters, Riddles and Writs: 9. O my Dear Papa 10. I am an Unusual Thing 11. Profit and Loss.

In più Nyman continuerà a presentare i suoi lavori e esibirsi in concerto in Italia fino alla fine di maggio. Queste le date: mercoledì 14, POGGIBONSI (FI), presentazione libro Sublime; domenica 18, NAPOLI, Maschio Angioino, ore 21.00, concerto Michael Nyman Band; martedì 20, BARI, Teatro Piccinni, ore 21.00, concerto Michael Nyman Band; mercoledì 21, CROTONE, Teatro Apollo, ore 21.00, concerto Michael Nyman Band; giovedì 22, CATANIA, Teatro Metropolitan, ore 21.00, concerto Michael Nyman Band; venerdì 23, PALERMO, Teatro Metropolitan, ore 21.15, concerto Michael Nyman Band.

Foto: David Gamble

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