14 Anni Vergine, in sala dal 13 giugno

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Sam ha appena cambiato scuola, sta per affrontare l’ultimo anno di liceo. La sua aria timida e il suo fisico non proprio aitante gli fanno guadagnare sin dal primo giorno il pubblico ludibrio scolastico. Per acquistare una maggiore sicurezza di sé, Sam si rivolge allo psicologo della scuola, il quale ha solo un consiglio da dargli: mentire spudoratamente a tutti e su tutto.

Perché “i vincenti mentono sempre e i bugiardi vincono sempre”. Ma sparare balle non serve a Sam. Non fino al giorno in cui improvvisamente le sue bugie diventano reali… Il titolo provvisorio era “Sam lo sfigato raccontaballe”, convertito in extremis in “14 anni vergine” per sfruttare l’onda del successo del quasi omonimo film di Judd Apatow (Là gli anni erano 40), sicuramente traduceva meglio l’originale “Full of it”, espressione idiomatica per indicare chi racconta frottole madornali.

Un titolo dunque fuorviante per questa curiosa coproduzione italo-sudafricana-americana che si presenta come una teen-comedy dall’intreccio moraleggiante: se tutte le bugie che dici per farti accettare dagli altri si realizzassero, saresti davvero contento? Lo spunto non è originalissimo, ma la possibilità di innestare variazioni al genere c’era – basti pensare a come lo schema ipotetico di base è stato affrontato in “Ricomincio da capo”, film a cui “14 anni vergine” sembra riferirsi in diversi momenti nonostante le differenze di trama. La pellicola di Christian Charles invece si basa più sull’accumulo di gag che la situazione paradossale concede che su uno sviluppo narrativo più articolato. Sicuramente alcune trovate strappano più di un sorriso, come il repentino cambiamento dei genitori con le loro nuova attività.

Ma così come le bugie realizzate presto stancano il protagonista, le situazioni del film cominciano a diventare prevedibili e suscitano sempre meno interesse allo spettatore. E i brevi momenti drammatici possiedono una sana cattiveria e una lucidità descrittiva che sarebbe stato interessante approfondire.

Ma gli sceneggiatori comunque preferiscono il tono comico, anche forzando la vicenda in diversi momenti. Per forza di cose quindi il redde rationem è frettoloso e tutto sommato parzialmente irrisolto, inferiore alle aspettative. Il film è comunque ben girato e montato; in particolar modo spicca la fotografia di Kramer Morgenthau, con dei tagli netti che esaltano l’autunnale ambientazione canadese. Peccato però che dal punto di vista interpretativo Ryan Pinkston non riesca a reggere il ruolo di protagonista, al contrario della sua altrettanto giovane partner Kate Mara e dei comprimari Teri Polo (la signorina Moran), John Carrol Lynch e Cyinthia Stevens (i genitori).

“14 anni vergine” sarebbe nonostante tutto anche un film leggero, esile ma a tratti divertente; purtroppo un tono tremendamente moralista che ci ricorda per tutto il tempo che le bugie hanno le gambe corte…

Titolo originale: Full of It, USA/Sudafrica/Italia 2007 Regia: Christian Charles Soggetto Yonathan Berkovitz, Tony Dreannan, Toma Gammill, Max Pross Sceneggiatura: Jon Lucas, Scott Moore, Jeff Gutheim Direttore della fotografia: Kramer Morgenthau Scenografia: Stephen Arndt Montaggio: Susan Shipton Musica: John Swihart Produzione: Ryan Kavanaugh, Lynwood Spinks, Toby Emmerich, Matt Moore, Mark S. Kaufman, J.C. Spink per New Line Cinema, Anaada Films, Atmosphere Entertainment MM, Firstar Films, Jazz Spirit, Relativity Management, Relativity Media, Surf Films Coproduzione: Scott Fischer, Jeffrey Lampert durata: 93 minuti cast: Ryan Pinkston (Sam Leonard), Teri Polo (Mrs Moran), Craig Kilborn (Mike Hanbo), Carmen Electra (se stessa), Kate Mara (Annie Dray), John Carroll Lynch (padre di Sam), Cynthia Stevenson (madre di Sam).

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