Da sempre luogo di scoperta di nuovi talenti, la Mostra di Pesaro ha proposto ieri (nella sezione Bande à Part) un nome su cui scommettere per il futuro: si tratta dell’inglese Ben Rivers, il giovane filmmaker che ha presentato al Festival un’antologia di quattro cortometraggi, House, The Coming Race (girato in Irlanda), Ah, Liberty! e This Is My Land (entrambi ambientati in Scozia). Immagini suggestive, sospese tra documentario e sperimentalismo, che nascono da viaggi o incontri spesso casuali: “A volte gli amici mi parlano di qualche loro conoscente, io mi incuriosisco e lo vado a trovare, e così nascono i miei film: che però hanno sempre una dose di fiction, non sono mai documentari puri”.
Fedele ad una dimensione artigianale del fare cinema (“Monto i film nel lavandino della mia cucina”), Rivers gira rigorosamente in 16mm, ed in b/n, post-sincronizzando soltanto in seguito il sonoro registrato (stavolta in digitale) separatamente: il risultato ricorda il cinema delle origini, con immagini che sembrano sempre sull’orlo del disfacimento.
D’altronde il regista si è formato sui grandi modelli del passato: “Ho diretto per anni la Cineteca di Brighton, e continuo a subire il fascino dei film di ieri: soprattutto gli horror, da cui ho ripreso l’uso talvolta violento del sonoro”.
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