"Ciao Amore Ciao", una serata per ricordare il genio di Luigi Tenco con Zibba ed Enrico Deregibus

"Ciao Amore Ciao", una serata per ricordare il genio di Luigi Tenco con Zibba ed Enrico Deregibus

Collisioni e Zona H vogliono ricordare il grande genio di Luigi Tenco in una serata informale. La seconda lezione del ciclo Jukebox all’Idrogeno, la serie...

Collisioni e Zona H vogliono ricordare il grande genio di Luigi Tenco in una serata informale. La seconda lezione del ciclo Jukebox all’Idrogeno, la serie di lezioni anticonvenzionali sulla musica avrà come protagonista una delle voci più interessanti del cantautorato italiano contemporaneo, vincitore della Targa Tenco per il miglior album nel 2012, Zibba. A moderare la serata un vero esperto di Luigi Tenco, curatore di un libro sulla sia vita, il giornalista Enrico Deregibus. La serata è prevista per sabato 23 marzo ad Alba (Cn) presso Zona H alle 21.30 e l'ingresso è gratuito. « Io sono uno/ che sorride di rado,/ questo è vero, / ma in giro ce ne sono già tanti/ che ridono e sorridono sempre,/ però poi non ti dicono mai cosa pensano dentro » (Luigi Tenco, Io sono uno, 1966).

foto deregibus di fabrizio caperchi

 Luigi Tenco si tolse la vita con un colpo di pistola alla tempia destra nella stanza 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967. Durante le giornate del Festival. Si chiuse così, nel modo più tragico ed oscuro, la controversa parabola di uno dei cantautori più emblematici e contraddittori degli anni Sessanta.

Erano gli anni della contestazione studentesca, dei moti di piazza, delle occupazioni universitarie che annunciarono il ’68. Anni di fermento culturale e musicale, in cui il jazz veniva suonato nelle cantine, il rock’n’roll riempiva i cartelloni dei più sconclusionati festival giovanili, e in cui nascevano le convulse e spesso confuse tematiche sociali del primo folk-beat italiano.

Tenco incarnava, a fior di pelle, e spesso suo malgrado, le contraddizioni più profonde e laceranti di quel periodo, ma anche i fermenti più vivi e fecondi. Nelle sue canzoni ritrasse impietosamente la società italiana di quegli anni, il mondo asfittico della nostra canzone popolare, passando da una malinconica, sconsolata rassegnazione a una sferzante, quasi nevrastenica ansia di sovversione e rinnovamento. La sua prosa aspra e disadorna, così poco convenzionale rispetto all’estetismo puritano dell’epoca, intrisa di poesia crepuscolare e di invettiva bruciante, al pari del suo personaggio scontroso e antisociale, ne fece un antesignano degli eroi tormentati e “maledetti” del rock alternativo (che più volte gli renderanno omaggio) ancor prima che dei cantautori militanti degli anni ‘70.

A Luigi Tenco molti cantautori italiani hanno dedicato versi e canzoni, da Lucio Dalla, ai Nomadi, a Francesco Guccini, Vinicio Capossela, La Crus, John De Leo, Mike Patton. Ma i più belli, forse, rimangono i versi a lui dedicati da Fabrizio De Andrè nella canzone “Preghiera in Gennaio”, scritta di getto il giorno dopo la morte dell’amico: “Signori benpensanti, spero non vi dispiaccia se in cielo, in mezzo ai Santi, Dio, fra le sue braccia, soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte, che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte”.

"Ciao Amore Ciao", una serata per ricordare il genio di Luigi Tenco con Zibba ed Enrico Deregibus

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