Il nuovo atelier di Daniela De Marchi è luogo di suggestione e lavoro a pochi passi da piazza Duomo. Centocinquanta metriquadri al piano terra di un palazzo originario del XVI secolo ospitano i quattro ambienti che differenziano i vari processi della produzione creativa del brand. Il parquet di ipè lapacho accostato al tortora scelto per le pareti scalda la percezione visiva dello spazio. Gli arredi e i complementi interamente scelti, se non disegnati e fatti realizzare dalla designer, creano un interessante insieme dallo stile originale. La scelta di accostare arredi da officina in ferro arrugginito a tavoli con ruote e porta abiti; cassettiere a teche wunderkammer, e di mantenere “a vista” nella stanza d’ingresso il banchetto dove gli orafi lavorano, dà chiaramente l’idea di un luogo in cui i gioielli vengono studiati e creati uno ad uno. Il sapore del “fatto a mano” è rispecchiato anche nella scelta di ambientare pezzi unici come il divano fine settecento e le irresistibili sedie “chiavarine”. Per dare all’esposizione un sapore più privato sono stati utilizzati, decontestualizzandoli volutamente, libri antichi, conchiglie, fossili e ampi specchi. Lo spazio palcoscenico è stato pensato anche per poter ospitare e promuovere altri designer e artisti. Una installazione “botanica” che evoca un giardino d’autunno, realizzata interamente con l’utilizzo di materiale personalmente recuperato. La filosofia di questo intervento, che sottende tutti i progetti che affrontano insieme, dal paesaggio ai giochi per bambini, è quella di dare dignità anche estetica a materiali normalmente sottovalutati in un’ottica di sostenibilità e riuso e di raccontare con poeticità e leggerezza quali meravigliose forme la natura sappia regalarci in ogni stagione. Così rami di potature, semi caduti a terra e foglie secche provenienti da coltivazioni di piante ornamentali, tutti materiali destinati ad eliminazione o deperimento, acquistano una nuova vocazione. Nella piccola sala d’ingresso dell’atelier, dove gli artigiani orafi lavorano i gioielli, una moltitudine di semi scende dal soffitto in penombra come una pioggia fermata nel tempo: siamo nello spazio misterioso e raccolto della magia dell’arte e del lavoro e la forza grafica dei semi e delle loro ombre proiettate sulle pareti amplia lo spazio fisico in quello simbolico della creatività che è proprio di Daniela. L’atmosfera raccolta di questo primo ambiente cede il respiro a nuove ampiezze dello sguardo nella grande sala centrale dell’atelier, dove, da preziosissime teche wunderkammer, si mostrano i mondi meravigliosi delle collezioni. Qui un sottobosco di rami si scopre magicamente vicino al soffitto: la prospettiva è capovolta, gli elementi secchi che normalmente d’autunno si trovano a terra fluttuano sopra di noi, conferendo allo spazio una suggestione onirica. Di nuovo il sapiente utilizzo delle luci accresce la magia delle forme che si moltiplicano e si ricreano nelle ombre sulle volte. Nell’ufficio di Daniela, cuore della sua creatività, mazzi scomposti di foglie di loto modulano le catene del lampadario, come viticci di rampicanti reinventati. Le loro forme sono rese così preziose dal naturale processo di essicazione sulla pianta che ne racconta magiche trasformazioni. Le nervature della pagina inferiore della foglia, normalmente celate, rivelano le infinite trasformazioni della forma come nel processo creativo proprio del lavoro di Daniela. Appoggiate alle pareti altre foglie “gonne di ballerina” diventano preziosi espositori dei gioielli.
Daniela De Marchi innaugura a Milano il suo Atelier vivente
Il nuovo atelier di Daniela De Marchi è luogo di suggestione e lavoro a pochi passi da piazza Duomo. Centocinquanta metriquadri al piano terra di un...
Discussione 1
Sono incappata in questo articolo con 4 anni di ritardo ma, in quanto sono la paesaggista ( insieme a Marianna Merisi) che ha ideato e realizzato l installazione per l'atelier di Daniela De Marchi, non essendo citate ed essendo l installazione ancora in essere, ci terreo a chiedere che venisse cmq fatta la rettifica.
In attesa di una cortese risposta porgo cordiali saluti,
Arch. Serena Forti