FandangoLibri, le novità di marzo

FandangoLibri, le novità di marzo

Primavera ricca di novità per FandangoLibri, con ben sei titoli in uscita. Si parte il 4 marzo con Lorenzo Pavolini e il suo 'Accanto alla tigre'.

Primavera ricca di novità per FandangoLibri, con ben sei titoli in uscita. Si parte il 4 marzo con Lorenzo Pavolini e il suo 'Accanto alla tigre'. È un normale giorno di scuola per il dodicenne Lorenzo, il tema dell’ora di storia è la fine della II Guerra Mondiale. Sul manuale ci sono le immagini che scandiscono i momenti salienti, tra cui la riproduzione di un giornale dell’epoca che annuncia la fine di Benito Mussolini. Accanto a questa immagine c’è una foto con una didascalia, sono i cadaveri di Mussolini, Claretta Petacci e alcuni gerarchi in Piazzale Loreto appesi a testa in giù. Tra loro c’è un uomo a torso nudo su la cui pensilina è scritto Alessandro Pavolini. In quel preciso istante Lorenzo conosce e vede per la prima volta in vita sua il nonno Alessandro. Per tutta la sua infanzia i genitori gli avevano raccontato che il nonno era stato un aviere ed era morto in guerra. Lorenzo in un qualunque giorno di scuola scopre la verità: è il nipote del più spietato e crudele ministro del Fascismo, colui che costituì le sanguinose Brigate Nere e si rese autore di alcune delle più efferate azioni contro partigiani e semplici civili, il Goebbels italiano che ancora oggi viene celebrato da nostalgici come l’unico fascista vero. Lorenzo Pavolini più di trent’anni dopo quell’evento traumatico ricostruisce una storia fatta di reticenze, conflitti, e timori riguardo il rapporto tra lui, la famiglia e l’eredità pesante di quel cognome. Un romanzo di memorie e passione che attraversa l’Italia di questi anni dove ancora la notte giovani mani scrivono sui muri la scritta “Pavolini Eroe” e le frasi celebri del Ministro nero sono gli slogan di nuovi inquietanti estremismi. Pavolini è nato a Roma nel 1964. Redattore della rivista Nuovi Argomenti, ha pubblicato i romanzi Senza rivoluzione (Giunti 1997 – Premio Grinzane Cavour esordiente) ed Essere pronto (PeQuod, 2005). Alcuni suoi racconti sono apparsi su giornali, siti, riviste e antologie. Ha curato e tradotto diversi volumi tra cui: Italville – New Italian Writing (Exile Edition, 2005), antologia di giovani autori italiani tradotti in inglese, e l’edizione integrale de Le interviste impossibili (Donzelli, 2006), raccolta degli ottantadue testi dell’omonimo programma radiofonico, trasmesso su Radio Rai dal 1974 al 1975.

E' un'inchiesta quella di Anais Ginori che pubblica 'Pensare l'impossibile: Donne che non si arrendono', in uscita l'11 marzo. Partendo da una constatazione: all’estero giornali importanti come il Financial Times o il New York Times, si sorprendono dell’assenza di critiche femminili di fronte a notizie, leggi, dichiarazioni che altrove sarebbero intollerabili. In Italia prevale un senso di rassegnazione, si commenta sempre meno, non ci si indigna quasi più. È il tempo del silenzio, ha scritto l'Unità. In politica, abbiamo oltrepassato mezzo secolo di diritto al voto delle donne ma la rappresentazione femminile in parlamento rimane tra le più basse d’Europa e tutte le leggi per imporre quote rosa sono sempre state bocciate. Il “velinismo” è diventato criterio selettivo ed è stata necessaria lo scatto d’orgoglio di una moglie, Veronica Lario, perché si mettesse al centro del dibattito il “ciarpame senza pudore”. Le ragazze di oggi, emancipate dalle battaglie di madri e nonne, dicono: “Da grande farò la soubrette o la politica, deciderà Papi”. I principali istituti nazionali di ricerca pubblicano di anno in anno dati sulla condizione delle donne: ogni volta, è un po’ peggio. L’occupazione femminile è ferma al 47% (record negativo europeo), le violenze di genere aumentano (altro primato inquietante). Di record in record, la condizione delle donne sta precipitando. I media diffondono un’immagine del corpo femminile stereotipata e mortificante. Sono stati rimessi in discussione diritti fondamentali, come l’aborto o l’assistenza alla procreazione. Nelle classifiche sulla parità dei sessi siamo dietro a paesi come l’Uganda eppure dirlo provoca un’impressione di déjà vu. Finora la protesta delle donne più clamorosa, ma silenziosa, è aver smesso di fare figli: il nostro paese ha la più alta denatalità d’Occidente, dopo il Giappone. Dall’ipocrisia del linguaggio sulle “escort” nei palazzi del potere mentre le “mignotte” vengono cacciate dai marciapiedi, agli integralismi religiosi che vorrebbero vietare un farmaco, come la pillola abortiva Ru486, disponibile in tutto il mondo da anni. Dalla serie di film porno italiani dedicata agli stupri, al sessismo in politica. L’inchiesta racconta anche del nuovo associazionismo, di recenti episodi di protesta, del protagonista di “neo” o “post” femministe. Con interviste a Emma Bonino, Daniela Del Boca, Luisa Muraro, Sofia Ventura, Lorella Zanardo, Emile-Etienne Baulieu (il creatore della RU486), il regista porno Andy Casanova e altre/i. Prefazione di Concita De Gregorio. Anais Ginori (Roma, 1975) lavora a la Repubblica dal 1999. È giornalista al servizio Esteri. Con Fandango ha pubblicato nel 2001 “Le Parole di Genova” e, con Sperling&Kupfer, “Non Calpestate le farfalle” (2007).

Sgomento, Pazzia, Sesso, Amore, Tradimento, Estranei, Intossicazione, Guerra, Capriccio, Orrore, Dio, Morte, Cena, Baseball, Viaggio, Scrittura, e qualsiasi altra cosa esista al mondo dal 1953: tutto questo è raccolto dal 18 marzo 2010 nel libro "The Paris Review".“Sono le sei del mattino, hai idea di dove sei? Tu non sei il tipo di persona che ci si aspetterebbe di vedere in un posto come questo a quest’ora del mattino. Eppure sei qui, e non puoi certo dire che il terreno ti sia del tutto sconosciuto, benché i particolari siano un poco sfocati. Sei in un nightclub e stai parlando con una ragazza rapata a zero. Il club è il Bimbo Box oppure il Lizard Lounge. Tutto diventerebbe più chiaro se solo potessi sgattaiolare in bagno e farti un altro po’ di Polverina Bianca Boliviana”. L’incipit di Jay McInerney in “Intossicazione” è uno dei tanti pannelli-sezione che compongono il mirabile tableau vivant della Paris Review Book: of Heartbreak, Madness, Sex, Love, Betrayal, Outsiders, Intoxication, War, Whimsy, Horrors, God, Death, Dinner, Baseball, Travels, the Art of Writing, and Everything Else in the World. Un libro di incursioni, un’antologia che contiene poesie, interviste, saggi, estratti da romanzi firmati dai più grandi geni letterari della contemporaneità: Gabriel Garcia Marquez, V.S. Naipaul, William Faulkner, Ernest Hemingway, A.S. Byatt, Ezra Pound, Kurt Vonnegut, David Foster Fallace, Raymond Carter, Italo Calvino, Primo Levi, Donald Barthelme, Toni Morrison, Michael Cunningham, Alice Munro, Jonathan Lethem.

I temi trattati – che siano leggeri, profondi, volgari, accattivanti, sentimentali o banali – evocano magicamente, scalfiscono l’anima, lasciano il segno. In un ritratto vivido attraverso il quale traspare il movimento altalenante della vita moderna, questa raccolta introduce al metodo e al processo creativo dei più grandi autori del passato e del presente. Così Ted Hughes descrive in “Amore” l’incontro e il rapporto con Sylvia Plath: “Le nostre menti divennero presto due meccanismi di un unico ingranaggio. Sognavamo sogni condivisi. Il nostro era uno stato di telepatia pervasiva”. E Octavio Paz sull’Arte della Poesia: “Ogni poesia è un dono. Non so se della divinità o di quella misteriosa facoltà chiamata ispirazione”. Un volume da sfogliare o da leggere a fondo, The Paris Review Book of Heartbreak è un libro che sfugge da ogni definizione, un libro di “figure” che ha la stessa potenza dei Frammenti del grande pensatore francese Roland Barthes. Sempre dal 18 marzo, Roberto Saviano introduce "Storia di Astarte", l’ultima storia del genio del fumetto italiano. E' una delle storie più belle e commoventi di Andrea Pazienza. La sua ultima storia, rimasta purtroppo incompiuta. Narra le gesta di un gigantesco cane corso; non un cane qualunque ma il capo dei cani da guerra di Annibale, il possente Astarte. Il possente animale appare in sogno al narratore, lo stesso Pazienza, che avrà l’onore di raccontare le sue gesta, le gesta di un cane che ha attraversato la Storia e vi ha partecipato attivamente. Abbiamo il tempo di affezionarci ad Astarte; ci viene narrata la sua nascita, i primi anni di vita, l’addestramento alla guerra e poi gli scontri in battaglia ma soprattutto la sua amicizia con Annibale, vera ed umanissima. Vedremo Astarte al seguito dell’esercito cartaginese dalla nascita in Spagna fino alla marcia sull’Italia, sfidando il potente impero romano, attraversando i Pirenei e fermandosi sul Rodano, ai piedi delle Alpi. Qui assisteremo al primo scontro coi romani, poi la storia si interrompe a causa della prematura scomparsa di Paz.

Il fatto che Storia di Astarte sia rimasta incompleta non pregiudica minimamente la validità di un’opera che merita di essere scoperta tavola dopo tavola, vignetta dopo vignetta. Le tavole sono in bianco e nero, estremamente curate e affidate a un tratteggio meticoloso e certosino. Un capolavoro della storia del fumetto che viene per la prima volta proposto in un’edizione “de luxe” , in grado di valorizzare al massimo ogni dettaglio. Arricchisce l’edizione la prefazione di Roberto Saviano, e un’appendice storiografica dedicata ad Annibale con testi di Tito Livio, Cornelio Nepote, Polibio e Plutarco.

Le commistioni etniche viste da una ragazzina: questo racconta "Credetemi, ci ho provato" di Mishna Wolff dal 25 marzo 2010 in libreria. “Sono bianca. E lo sono anche mia madre e mio padre. Mia sorella è figlia dei miei stessi genitori: siamo assolutamente, completamente bianchi. Americani bianchi d’origine europea. Bianchi, bianchi, bianchi, bianchi, bianchi, bianchi, bianchi, bianchi. Credo sia importante chiarire questo punto, perché quando descrivo la mia infanzia a qualcuno – gli anni passati a spostarci da una chiesa nera battista all’altra, le squadre di basket all-black, le ore trascorse sotto le abili mani di qualcuno che mi intrecciava i capelli – spesso mi sento chiedere: “Chi è nero, nella tua famiglia?”. Nessuno. Siamo tutti bianchi.”

Un esilarante, commovente memoir di una famiglia disfunzionale nel racconto tragicomico di una ragazzina che lotta per diventare nera…o almeno ci prova. Mishna Wolff è cresciuta in un povero quartiere nero di Seattle, uno di quei quartieri “dove un bianco medio non entrava se non aveva un buon motivo per farlo”. Abita là con la sua famiglia e soprattutto con suo padre, un bianco convinto di essere nero. Mishna trascorre la sua infanzia nel vano tentativo di compiacere suo padre e di diventare, se non proprio nera, almeno totalmente a suo agio con la vita della comunità nera del quartiere. Il problema è che Mishna proprio non riesce a farsi accettare, non sa cantare, non sa ballare, non salta alla corda bene come fanno le altre bambine e soprattutto è la peggiore giocatrice di basket della squadra. Quando sua madre la iscriverà in una scuola di ricchi bianchi, trascinandola via dal quartiere e dall’ossessione di quel marito da cui aveva divorziato anni prima, Mishna si scontrerà nuovamente con un ambiente in cui non si riconosce, come se la sua identità ibrida fosse sempre inadeguata alle circostanze della sua vita. Il risultato è un isterico ed esilarante memoir che commuoverà e farà sorridere tutti i lettori, ricordandoci quanto è stato difficile essere adolescenti quando sembrava che nel mondo non ci fosse posto per noi. La Wolff, originaria di Seattle, ora si divide fra New York e Los Angeles. È una scrittrice comica e una ex modella. È stata selezionata dal Sundance Lab come una delle partecipanti al programma di sviluppo della sceneggiatura tratta dal suo primo romanzo, I’m down.

Con 'Divina', Gianni Clerici omaggia una delle più grandi tenniste di sempre, Suzanne Lenglen. La Lenglen è il simbolo di un periodo storico e di uno sport.Affermatasi alla soglia della Prima guerra mondiale morirà alla vigilia della Seconda. Fu campionessa senza avversari e imbattuta da 1919 al 1926. Nel periodo tra le due guerre, mentre il tennis cessava di essere un divertimento aristocratico di dilettanti ricchi, e spesso snob, un gioco che le dame affrontavano con le mani ricoperte di guanti bianchi e impacciate da lunghe gonne, Suzanne Lenglen fu la prima ad allenarsi come un uomo. A lei è stato di recente intitolato il nuovo Campo Centrale dello Stadio Roland Garros, sede degli Internazionali di Francia. Il grande “Scriba” Gianni Clerici racconta la vicenda di colei che rivoluzionò un’epoca semplicemente danzando con una racchetta in mano sull’erba e la terra di un campo da gioco.

Gianni Clerici è nato a Como nel 1930. È tennista, giornalista e scrittore, tra i maggiori esperti di tennis del mondo. Inviato de “la Repubblica”, è autore della bibbia mondiale sul tennis, 500 anni di tennis, tradotto in tutto il mondo. Nel corso della sua attività agonistica, Clerici ha vinto numerosi titoli e tornei e partecipato a Wimbledon e Roland Garros. La carriera giornalistica di Clerici è iniziata nel 1956, come reporter e editorialista della redazione de “Il Giorno” a Milano. Ha scritto più di 6000 articoli sportivi ed è uno dei commentatori tecnici italiani più importanti. Nel 1987 ha vinto il “Premio Vallecorsi” come miglior giornalista italiano dell’anno, e nel 1992 il premio “Penna d’Oro” come miglior editorialista italiano. Come scrittore con la raccolta di racconti Zoo ha vinto il Premio Grinzane Cavour 2006.

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