Cosa hanno in comune dei bravi attori hollywoodiani come Paul Giamatti, Jon Cryer, Don Cheadle, Mike Myers (giusto per fare qualche nome ma la lista potrebbe essere più lunga)? Un bravo attore che presta loro la voce. Non è uno sbaglio: non abbiamo usato il termine doppiatore volutamente. Perché una cosa è doppiare, e una cosa è infondere vitalità e sfumature ad un'immagine afona. Insomma, una reinterpretazione del personaggio in tutti i sensi, e questa cosa non ti esce bene se non sai recitare. E il comune denominatore degli hollywoodiani succitati è Franco Mannella, abruzzese di Pescara, attore teatrale con la passione della... lettura. Sì perché il suo ultimo spettacolo, "Lègo ergo..." è un reading, una lettura di grandi brani di letteratura realizzato con la collaborazione di Oberdan Frattini in uno spazio scenico teatrale, in questo caso il Teatro Accademia San Paolo a Roma (via Alessandro Severo), il 24 e 25 aprile venturo (rispettivamente, 20.30 e 18.30). Abbiamo scambiato quattro ciacchiere con Franco proprio partendo da "Lègo ergo..." per andare poi, a ritroso, a conoscere meglio il suo lavoro e la sua carriera, cercando ci cogliere le mille sfumature che la sua attività propone. D: Dunque Franco, partiamo dal titolo, "Lègo ergo...", e da quei puntini sospensivi... R: I puntini sospensivi esprimono un mondo! Sulla base del Cogito Cartesiano, "Penso dunque sono", qui è "Leggo dunque chissà...", lascio uno spiraglio al sogno e la speranza che quei puntini possono esprimere. Sì, è un titolo aperto! D: Tra i nomi in scaletta, Hugo, Melville, D'Annunzio, Pennac... R: E anche Hesse... provando e riprovando lo spettacolo, mi sono accorto di quanti grandi scrittori sono rimasti fuori. Mi sono ispirato alle mie letture, ai libri che ho letto nella mia vita, e ogni tanto spuntava fuori qualche altro autore. Alla base, comunque, c'è un libro di Daniel Pennac chiamato proprio "Come un romanzo": un libro davvero illuminante che tutti, grandi e piccoli, insegnanti e alunni, dovrebbero leggere. E' questo romanzo la colonna portante di questo reading ed è proprio il libro ad avere questa impostazione teatrale, quasi un dialogo con il pubblico. Anche per questo motivo, ho preferito non portare in scena un foglio con i brani ma leggere direttamente con il libro in mano.
D: Dunque, un incrocio tra lettura e teatro: a quale pubblico ti rivolgi? R: In generale, uno spettacolo teatrale è sempre un insieme di parola e azione, che coinvolge globalmente il pubblico. Non c'è quindi un pubblico "indicato". Se la struttura è forte, ben organizzata, arriva allo spettatore indipendentemente da ciò che è immediatamente comprensibile. Penso che non sia necessario capire tutto di uno spettacolo teatrale, l'importante è che emozioni, magari anche chi non è mai andato al teatro o una persona semplice. Poi magari si può capire dopo, una volta usciti dalla sala. E anche questo reading, come il libro di Pennac, è rivolto e adatto a tutti: lo spettatore vede materializzarsi le parole del libro. E questo dimostra, come d'altronde vuol fare lo stesso testo alla base, che la lettura non è e non può essere mai pesante, neanche se il libro lo cominci tre volte oppure ci metti tempo per finirlo. Naturalmente, in questo caso, ho dato "mie" interpretazioni dei libri letti. Il pubblico così vede Achab o Grenouille di Suskind. D: E focalizzandoci sulla voce, passiamo al doppiaggio, che tu hai definito "mostruosamente difficile". R: Ed è vero, è difficile. Ammetterlo è la prima cosa da fare. Pensare oggigiorno che una cosa sia facile è impensabile, c'è troppa fretta, va tutto troppo velocemente. Pensa, una volta che prendi dimestichezza con l'interpretazione, magari dimentichi la tecnica, seguire pagina e schermo, coordinarsi. Alla base comunque c'è un dato tecnico: devi essere un attore. Devi saper recitare, non basta la dizione. E poi, altro dato importante, non è mica facile "seguire" un grande attore. Ma è una sfida, che può diventare naturalmente gratificante. Comunque è facile che si creino degli automatismi del mestiere, e io a questo punto, per rimanere sempre fresco, faccio teatro. Il teatro rimane sempre la mia base.
D: Andando ancora indietro, comunque, tornando alle basi del tuo lavoro, come hai cominciato? R: Sono perito agrario, mi interessava la biologia, conoscere la terra. Poi ho fatto il militare e lì ho capito che dovevo provare ad avverare il sogno che avevo: fare l'attore. Mi sono iscritto all'Accademia di Pescara prima, poi mi sono trasferito a Roma dove ho studiato con Tonino Pierfederici e Gianni Diotaiuti. Ho fatto la gavetta e tra le altre cose mi sono specializzato nel cabaret in televisione, con alcuni amici attori. Ora però sono tornato al teatro, ma il teatro libero, non quello ufficiale. Il teatro ufficiale è oramai è morto. D: In che senso dici che il teatro ufficiale è morto? R: Beh, i grandi attori nei grandi teatri propongono sempre le solite cose. Per trovare novità devi andare nel teatro off, nei piccoli teatri e nello sperimentale. Nel 2005 con Cristina Giordana e Sergio Sivori ho fondato il Laboratorio di Teatro Sperimentale, che reputo una tappa significativa della mia carriera. Adesso sono indipendente, insegno, e ho trovato questo spazio al Teatro Accademia San Paolo con Andrea Monti e Davide Buonasorte, i quali a loro volta vogliono aprire una scuole e desiderano coinvolgermi come insegnante. Inoltre, tra le sfide che mi sono proposto c'è quella di portare qualcosa nella mia terra, in Abruzzo, e magari organizzare una scuola con scambi anche all'estero.
D: Due belle sfide... ce ne sono altre per il futuro, come autore e come attore? R: Come autore in realtà no, preferisco mettere mano a materiale preesistente, come per esempio, dopo "Lègo ergo..." sto preparando un lavoro su Flaiano e D'Annunzio. Come attore, beh, naturalmente il sogno rimane il cinema, ho fatto dei ruoli in televisione, in alcune fiction, ma spero di riuscire ad entrare nel mondo del cinema, anche se naturalmente devi frequentare l'ambiente ed essere martellante. E poi, c'è un sceneggiatura in un cassetto... Ma al di là di questo, il progetto vitale adesso rimane il teatro. Ma il teatro libero, quello dove devi rischiare, perché se ti siedi su posizioni "comode", allora timbri il cartellino e passi la giornata seduto.
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