Nel bene o nel male, purchè se ne parli. L’instancabile politica del tritacarni catodico sembra ormai perseguire un unico obiettivo. E’ così che l’efferato delitto di Via Poma esordisce sugli schermi in una miniserie Mediaset il 6 dicembre, in prima serata su Canale 5. Il film, per la regia di Giulio Faenza con Silvio Orlando e Giulia Bevilacqua, sarebbe dovuto andare in onda il 23 novembre scorso, in concomitanza con l’inizio del processo d’appello a Raniero Brusco (fidanzato della vittima, Simonetta Cesaroni, e ad oggi unico imputato), catalizzando inevitabilmente l’attenzione dei telespettatori sul procedimento giudiziario, e incassando l’agognato pieno di ascolti. Il veto imposto dai legali ha poi decretato lo slittamento della messa in onda. “Il delitto di Via Poma” è il racconto romanzato dei fatti. Le vicende, le testimonianze, le verità e le bugie che in questi anni hanno riempito le aule dei tribunali, i giornali, i programmi televisivi. E chi prova a districarsi in questa matassa ingarbugliata è un umile ispettore capo della polizia di Roma, un signor nessuno, un uomo che non ha mai fatto carriera grazie al suo carattere un po’ burbero e soprattutto poco incline alle piaggerie, tale Niccolò Montella. Il caso di Via Poma entrerà prepotentemente nella sua vita diventando la sua ossessione, il suo chiodo fisso, anche dopo il raggiungimento della pensione. Un eroe grigio e silenzioso, che ha uno scopo: mettere le mani sull’assassino, sull’autore di quell’ efferato delitto, di quel massacro compiuto sul corpo di una ragazza poco più che ventenne. Accanto all’ispettore capo sfileranno i protagonisti di quella orribile vicenda. Il portiere, Pietrino Vanacore, morto suicida nel 2010 in circostanze ancora da chiarire ma sicuramente soffocato dal peso di questa vicenda. Sua moglie, Giuseppa De Luca, e suo figlio Mario. Un dedalo fatto di verità, omissioni, insabbiamenti, errori. Nonostante le buone intenzioni più volte ribadite dalla dirigenza Taodue, la mini-fiction continua a cavalcare, non a caso, l’onda delle contestazioni. Da un lato la produzione con la sua difesa a spada tratta del fine ultimo incentrato sul solo racconto della verità dei fatti, senza l’a pretesa di voler agitare dubbi su un’inchiesta lunga più di 20 anni ed ancora lontana dalla conclusione giudiziaria. Dall’altro i detrattori, preoccupati all’idea che “Il delitto di Via Poma” possa di fatto costituire una sorta di apripista per un nuovo filone noir che potrebbe interessare nel breve futuro anche gli efferati delitti di Cogne, Garlasco, della piccola Yara o di Sara Scazzi. In un turbinio di morboso inseguimento della cronaca per trovare nuove storie di sicuro impatto emotivo da portare sui nostri teleschermi.
Il delitto di Via Poma
Nel bene o nel male, purchè se ne parli. L’instancabile politica del tritacarni catodico sembra ormai perseguire un unico obiettivo. E’ così che...
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