In a Minute, gli stili dei Plan de Fuga

In a Minute, gli stili dei Plan de Fuga

Un nome spagnolo per una band italiana che canta in inglese. Sicuramente non si può negare l’originalità dell’approccio dei Plan de Fuga alla scena rock...

Un nome spagnolo per una band italiana che canta in inglese. Sicuramente non si può negare l’originalità dell’approccio dei Plan de Fuga alla scena rock internazionale. Il gruppo bresciano, nato nel 2005 dall’iniziativa di Filippo De Paoli (chitarra e voce), Marcello Daniele (basso e voce), Simone Piccinelli (chitarre, piano, rhodes), Matteo Arici (batteria), vanta già diversi premi, tra cui il premio per i migliori pezzi ad un concorso internazionale che li conduce dritti dritti al palco del Rolling Stone di Milano. Il preludio per questo disco d’esordio, realizzato grazie all’aiuto del cantautore bresciano Gianmarco Martelloni, è un ep di sei pezzi autoprodotto nel 2006 e venduto in oltre 700 copie durante i concerti live, dapprima in Lombardia e poi in diverse regioni d’Italia. ‘In a minute’ è un lavoro composto da 11 tracce e registrato presso lo studio “Registrazioni Sotterranee” di Montichiari (Bs), allestito appositamente per l’occasione. Tutti i pezzi sono stati prodotti da Filippo De Paoli e i Plan de fuga. Registrati e coprodotti da Gianmarco Martelloni. Il disco è stato mixato presso il Kitchen Studio di Vimercate (Mi) da Lorenzo Caperchi (Bluvertigo, Mercanti di Liquore etc.) e masterizzato da Alberto Cutolo presso il MassiveArts di Milano. Il sound in effetti è trasversale, se si può utilizzare questo termine ambiguo: i quattro ragazzi danno subito l’impressione di indovinare sonorità slegate dal contesto prettamente italico e centrare dunque l’ambizione di un respiro internazionale più ampio. Il brano d’apertura, che dà peraltro il titolo all’album, risulta un’introduzione azzeccata e anche effettivamente un buon sunto stilistico dei Plan de Fuga. Una combinazione di elementi ritmici rock classici con linee melodiche più leggere e sonorità molto vicine al funk, testi non eccessivi né sgradevoli, esecuzioni pulite e anche diverse invenzioni non male. Sembrano particolarmente felici brani come ‘Deca dance’ o ‘Living Room Light’ oppure ancora la parte finale dell’album, con le orecchie puntate su ‘Violaine’. Dove i Plan de Fuga sembrano decisamente centrare il bersaglio è negli improvvisi cambi di ritmico e nello spezzare tempi (e controtempi) alternando rapidamente uno stile basico con uno diverso, quasi apparentemente improvvisato. Sorprende come questi andirivieni sia gestito con padronanza e maturità dai musicisti, senza passaggi a vuoto o peggio, esagerazioni legate alla voglia di sorprendere. Con molte probabilità è la lezione cantautorale di Martelloni (Piccinelli e Arici ne sono abituali collaboratori) o anche di Alberto Belgesto (con cui collabora Daniele). Ma con altrettante probabilità, questa misura tende anche a raffreddare una buona parte dei brani, specie quelli più legati al pop, come ‘Twice’ o ‘This time’, in particolare. Tutto funziona come un orologio svizzero, e sicuramente sarebbe bugiardo negare l’alta orecchiabilità dei pezzi, eppure manca quella visceralità riscontrabile invece nel lotto di brani citati più sopra. Sembra quasi che la tecnica cerchi di soffocare il cuore nero della band… Voli di fantasia a parte, questa anfibologia dei Plan de Fuga instilla più che altro dubbi per il tipo di pubblico globale cui i quattro mirano. Stiamo parlando di dettagli, evidentemente. Lo stile è quello e si capisce. Ma la sensazione è quella di voler avere due piedi in una staffa o peggio di non voler rischiare. E dunque la domanda è immediata: perché? C’è il talento, la tecnica e l’inventiva, e c’è anche il seguito di fan che testimonia di quanto fare il recensore sia a volte un mestiere crudele. In virtù anche di questa autocritica, e consapevoli del fatto che, come detto altrove, esiste un mercato musicale a volte molto e indirettamente influente, in questa sede si tende quindi a accentuare e rafforzare l’incoraggiamento per i giovani bresciani, riconoscendo quanto di buono fatto finora.

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