Arbor Networks, in collaborazione con oltre 90 network services e content providers di tutto il mondo, ha recentemente pubblicato la più ampia e aggiornata ricerca sulla diffusione in internet del protocollo IPv6, l'Internet Protocol che succede a IPv4 e che è destinato a gestire l’indirizzamento delle reti packet-switched. La transizione all’IPv6 è considerata di primaria importanza in quanto le attuali previsioni indicano che, nel giro di pochi anni, non saranno più disponibili indirizzi sull’IPv4. Il risultato della ricerca commissionata da Arbor fornisce per la prima volta una panoramica complessiva sul traffico IPv6 in internet rivelando dati interessanti.
La ricerca, che ha raccolto informazioni in forma anonima da oltre 2000 routers e quasi 300.000 utenti, esamina la crescita costante del traffico IPv6 nell’arco dell’ultimo anno: da circa 50 mbps durante l’autunno del 2007, si è passati a un picco di 150 mbps durante l’estate del 2008. Più precisamente, si è assistito a un aumento del 113% in termini di traffico IPV6 inter-domain osservato durante il primo e l’ultimo trimestre dello studio.
Sulla base delle proprie misurazioni, Arbor ha osservato che:
La quota di traffico aggregato IPv6 tra i domini è aumentata Il traffico che si appoggia al nuovo protocollo IPv6 rappresenta però ancora una percentuale minima rispetto alla quota complessiva di traffico sulla rete. Da una stima ottimistica, alla fine di Luglio 2008 il traffico di dati sul protocollo IPv6 è stato pari a 600 Mbps contro i 4 Tbps trasmessi tramite l’IPv4. In altre parole, attualmente solo lo 0,0026% del traffico di rete è generato dal nuovo protocollo. La proporzione esistente tra i 2 protocolli è sostanzialmente invariata rispetto allo scorso anno.
“E’ ormai chiaro che gli ottimistici piani per lo sviluppo del protocollo IPv6 sono falliti - ha affermato Craig Labovitz, chief scientist di Arbor Networks - “Tuttavia, l’esaurimento degli indirizzi sull’IPv4 è un fatto reale che ci costringerà ad adottare l’IPv6. In base alle nostre analisi, sono ancora lontani 10 anni da un’ adozione diffusa di un doppio stack in grado di supportare contemporaneamente IPv4 e IPv6”.
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