“La luce perfetta del giorno” di Elena Varvello

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Il buio. Il cielo piegato sui campi chiazzati di neve. Quando Matilde Nisi arriva a Croci, non c’è niente che di quel posto le piaccia davvero. Circondato dai boschi, sferzato da inverni lunghi e rigidi interrotti da estati brevissime, quel luogo le ricorda “un cimitero, una distesa di lapidi battute dal vento.” E poi c’è la neve che copre la terra, ma anche tutte le cose. Eppure è qui che la sua vita prenderà forma. È qui che Matilde scoprirà d’essere capace di tradire e, nello stesso tempo, amare profondamente il proprio marito. È qui che crescerà i suoi figli, Monica e Andrea, entrambi, in fondo, fragili e tormentati, e stringerà amicizia con Clara, una donna che crede fortemente nel potere della preghiera e nella consolazione della fede.

È in questo luogo del mondo che i loro destini si compiranno, fra piccoli drammi e grandi tragedie, scomparse e ritorni, ricordi e speranze. Al centro di questa complessa tessitura, Matilde, una donna forte e ingombrante, ironica e commovente, in grado di guardare in faccia ciò che la vita ha in serbo per lei.

“Un tempo aveva detestato quel posto, ma adesso non c’era nient’altro che le importasse davvero, perché tutto quello che le era accaduto, era accaduto fra quei boschi. Era quello il suo posto.”

Il ritmo degli eventi è accompagnato da una sommessa e spesso tormentata invocazione che i personaggi alzano al cielo, un canto umanissimo che custodisce il mistero del buio e del silenzio che si fanno luce e parola, lasciando intravedere la possibilità di una salvezza imperscrutabile. Scritto in una prosa nitida che scaturisce dal profondo, La luce perfetta del giorno esplora, con uno sguardo pieno di compassione, lo spettro della condizione umana, tra memoria e desiderio, mancanza e attesa, peccato e redenzione.

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