La ricerca di Amalia Del Ponte alla Fondazione Pomodoro

La ricerca di Amalia Del Ponte alla Fondazione Pomodoro

Giovedì 18 febbraio, alle ore 21.00, alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano (via Andrea Solari 35), nell’àmbito dei Giovedì alla Fondazione, si terrà...

Giovedì 18 febbraio, alle ore 21.00, alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano (via Andrea Solari 35), nell’àmbito dei Giovedì alla Fondazione, si terrà l’incontro con Amalia Del Ponte, artista italiana apprezzata a livello internazionale. Nel corso della serata, introdotta da Tommaso Trini, verranno proiettati alcuni dei suoi video più interessanti, come Six rupies, Drying, Principi, Le sculture di M. Grankiopati, Squeal. “Cogliere la scultura; così Amalia Del Ponte, scultrice di lungo corso e di frequenti viaggi – propone Tommaso Trini –, osserva il formarsi dell’evento creativo sui crinali tra la materia e l’immateriale, tra il vento o la marea, la fatica e i suoni. Sostare su queste piccole fonti di scultura per toccare tali eventi anche con la parola”. “In questi brevi video - afferma l’artista - ho cercato di restituire alcuni momenti colti in una forma leggera e leggermente ironica e di aver reso, in piccola parte, quel senso che gli indiani trovarono nella parola rasa. Per il pensiero indiano l'elemento essenziale di ogni opera d'arte, sia opera plastica, pittorica o poetica, è quello che già Bharata (V sec. d.C.) definisce rasa." "Nei secoli successivi - prosegue la Del Ponte - in mezzo a tante sottigliezze il teorico Anandavardhana dice che ne rappresenta il profumo caratteristico. Il rasa (parola difficile da tradurre) è uno stato emotivo dominante nella poesia, capace di farci immergere in una emozione estetica che solleva a quella beatitudine che è uno dei caratteri della coscienza cosmica, ipotizzata in Siva, che noi stessi siamo. La coscienza estetica non ha fine alcuno fuori di se stessa ed è quindi autosufficiente, disinteressata (alaukika) e si conclude in se stessa”. Amalia Del Ponte è stata allieva di Marino Marini all’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano). Da anni conduce una propria originale e solitaria ricerca che unisce il rigore formale alle indagini sugli archetipi, tornati ora presenti nella stessa problematica scientifica. Sin dall’inizio della sua attività, nei primi anni sessanta, ha indirizzato la propria ricerca sul vuoto, sulla luce e sulla struttura della materia. Nel 1986 ha partecipato alla XLII Biennale di Venezia nella sezione Arte e Alchimia, curata da Arturo Schwarz. L’oggetto della sua ricerca sul suono, iniziata nel 1985 con i litofoni, studia il rapporto tra forma delle pietre e suono: sono forme-suono per ritrovare le invisibili corrispondenze tra geometria e armonia. Nel 1994 allestisce alla Casa del Mantegna di Mantova una mostra antologica con scritti di Eleonora Fiorani, AnneMarie Sauzeau Boetti e Lea Vergine. Nel 1995 partecipa con una sala personale alla Biennale di Venezia presentata da Gillo Dorfles, presentando le sculture Acqua nell’acqua e Musica in gocce. Nel 1996 performance alla galleria Valeria Belvedere Buttare l’ego. Ha pubblicato i libri Atlante (1978), La forma del suono (1993), il CD Litovocis (1996) e il CD interattivo Looking High storia e storie sulla costellazione dell’orsa (2000)

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