Megamodo in viaggio con "Un giro per la vita"

Megamodo in viaggio con "Un giro per la vita"

Megamodo ha partecipato nei giorni scorsi a "Un giro per la vita", il primo ed entusiasmante giro d’Italia ecologico in barca a vela e in auto alla...

Megamodo ha partecipato nei giorni scorsi a "Un giro per la vita", il primo ed entusiasmante giro d’Italia ecologico in barca a vela e in auto alla scoperta dei luoghi caratteristici della nostra penisola, in compagnia di Roberto Brumat, voce narrante del tour, che fa rivivere attraverso il suo racconto i momenti più entusiasmanti di questo viaggio: il tour nell’entroterra, per raccordarci in auto con la Sly 42 Fun che stava compiendo il periplo della Calabria, ci ha fatto toccare i Sassi di Matera, scenario quasi irreale a metà strada tra preistoria e Medioevo, dove senti subito che le poche auto in circolazione e le insegne di ristorantini e B&B cozzano brutalmente con una natura fortissima su cui l’uomo in millenni ha preso il sopravvento con molto rispetto, andando a vivere nelle cavità della roccia, trasformate in basiliche affrescate, opifici, case e stalle. Ci sono 4.000 falchi da queste parti, ci dicono indicando i rapaci che divagano nei loro giri tra le “case” e il dirupo, e il pensiero corre al “sapore” di Terrasanta che suggerì a Mel Gibson di girare qui la sua Passion. Un giro per la vita Per arrivare dall’Adriatico al Tirreno, seguendo in Porsche Panamera S Hybrid il concetto di rispetto dell’ambiente, scegliamo la via più difficile (autostrada no grazie!). Attraversiamo la Murgia, valichiamo i monti di una Lucania verdissima fino a sbucare su Maratea, lo sbocco sul Tirreno della Basilicata. Prima però sforiamo in provincia di Taranto, divaghiamo per le disabitate poetiche colline lucane attraversate di tanto in tanto da arterie energetiche che ci fanno ricordare che, per i suoi pozzi petroliferi, questo è il Texas del Belpaese. E costeggiamo il lago artificiale della Diga del Pertusillo che dagli anni 60 sbarra il corso dell’Agri dando poesia alla vallata su cui s’affaccia Spinoso (l’antico Carro Nuovo) che la leggenda vuole essere stato fondato da Francois Troiano, un compagno di Enea. Un’altra leggenda (leggenda!) dice che Spinoso sia popolato di serpenti così grossi da cibarsi di bambini. Il tramonto ci prende sulle pendici di Padula, paese salernitano col quale la Campania ci dà la sua accoglienza. Di Padula si conosce soprattutto la Certosa di San Lorenzo (anno di fondazione 1306). L’ingresso da un antico portale lascia intendere la maestosità del sito, ma il vasto piazzale è solo un’illusione: non è tutto lì, come sembra. Si scopre poi da una foto aerea che quello era solo un “misero” dettaglio dei 51.500 metri quadri della superficie totale: un monastero di 320 stanze, col più grande chiostro del mondo (12.000 mq) a 84 colonne. E se proprio vogliamo stupirci coi numeri di questo edificio abitato per 450 anni, curiosando troviamo che nella sua mega cucina i monaci (apprezzati produttori di olio, vini e ortofrutta) per il re di Spagna Carlo V Cinquecento, quando le galline erano decisamente ruspanti. Quindi Maratea, che merita di esser vista anche by night, per quel suo fascino fatto di lucine da presepe, dominata da un enorme San Biagio a braccia aperte che chiama alla mente il Cristo sul Pan di Zucchero di Rio e che si vede da tutta la costa. Dopo otto ore eccoci a Scario, dove il giorno seguente accogliamo assieme al sindaco Maria Stella Giannì, al presidente del Parco del Cilento e Vallo di Diano Amilcare Troiano, e all’intero paese, l’arrivo della nostra barca. Il ricongiungimento è compiuto. A suggellarlo in questa provincia che ha tenuto a battesimo il termine dieta mediterranea, assaggiamo i piatti locali. “Dieta mediterranea non è solo alimentazione sana - ci spiega Troiano – Dieta Mediterranea è uno stile di vita che favorisce le interazioni sociali e trasmette tradizioni e mestieri legati ad agricoltura e pesca che ancora si svolgono nel pieno rispetto di ambiente, natura, biodiversità”. E dà una certa ebbrezza sapere che le squisite alici che stai mangiando sono quasi uniche al mondo: con le reti di Menaica vengono pescate solo qui a Pisciotta e in un paesino del Marocco. Apprendiamo poi di trovarci nell’area protetta più grande d’Italia (181.000 ettari di terra e 10.000 di mare), riserva mondiale di biosfera (Unesco); e di essere sulla costa dove nel 2011 si sono inventati i lidi balneari sostenibili: 10 stabilimenti balneari di Camerota, per poter mantenere l’autorizzazione essendo dentro un’area protetta, si sono dotati di passerelle in legno per non fa calpestare le dune; di sdraio in legno o vimini, pannelli solari, fitodepurazione per i bagni e ovviamente ristorazione a base di dieta mediterranea. Da Scario a Napoli 315 km, circa 9 ore a una media di 35 km orari.

Con l’auto ci avviciniamo al parco archeologico di Paestum, la greca Poseidonia (ribattezzata Paistom dai Lucani). Ma nemmeno il fatto che la Porsche sia elettrica ci permette di vincere la cortese inflessibilità dei custodi: ai templi greci e all’anfiteatro non ci si avvicina, così la foto ricordo con la Panamera è scattata al di qua della cancellata. E ci concediamo la visita alle splendide architetture e al bel museo che ricorda tanto il passaggio degli Etruschi (qui avevano i loro confini sud) quanto quello di uno tsunami avvenuto 4.000 anni fa.

La pausa a Salerno, patria della prima scuola medica d’Europa (IX secolo) ci consente di prendere la rincorsa per la Costiera, patrimonio dell’umanità Unesco. La Costiera. Una sola parola per due costiere: l’Amalfitana e la Sorrentina, due collane di perle del Tirreno infilate nel filo d’asfalto che strettissimo collega sul mare Salerno e Napoli mettendo alla prova le dimensioni della Porsche Panamera S Hybrid (497 x 193 cm). Prima della Costiera però ci fermiamo a Castellabate, uno dei borghi più belli d’Italia (patrimonio dell’Unesco), dove il film Benvenuti al Sud ha fatto incrementare il numero dei turisti italiani: ancora una volta si dimostra che conosciamo meno degli stranieri le nostre bellezze. Inglesi e tedeschi dal dopoguerra non sono mai mancati, mi dice una simpatica anziana abituata all’alternanza di troupe cinematografiche (ora girano un film con Nino Frassica). E Nicola Gatto, accanto al suo Ape noleggiato a cento euro al giorno per il mese a quelli di Benvenuti al Sud, ricorda un Claudio Bisio “simpatico, ma chiuso” tranne quando, vedendo salire al borgo dei turisti tedeschi armati di picozze, ha intonato La Montanara. Da Castellabate a Furore, il paese - sostantivo che deve il suo nome o all’impeto del mare che entra in un fiordo o alla passione che in tempi di eresie contagiò uomini e donne del paese, quando ospitarono una comunità di fuggiaschi ascolani (i Sacconi) che professavano l’amore libero. E a proposito di love d’altri tempi, si ricorda anche l’amore tra Roberto Rossellini e Anna Magnani, che qui comperò due magazzini - pied à terre. Furore è il paese dai tre nomi: è il “paese che non c’è” per l’assenza di un centro, “il paese albergo” per i 500 posti letto e “il paese dipinto” per il concorso che da 30 anni lo riempie di murales. Raffaele Ferraioli, il sindaco che ci accoglie, tra le sue battaglie contro sciatteria e cattivo gusto, è conosciuto anche come lo sterminatore dei nanetti. E poi Maiori (la sua specialità è il dolce melanzana & cioccolato), virtuoso per i rifiuti zero e le tegole fotovoltaiche. E’ anche uno dei 13 Comuni della Costiera riunitisi per la prima volta dai tempi della Repubblica di Amalfi in una Conferenza dei sindaci che si propone di ottimizzare costi e servizi. Il cuore di Amalfi, la piazzetta del Duomo che dopo una ripida scalinata rivela la cattedrale e lo stupendo chiostro Paradiso, invita ad ammirarne le bellezze artistiche e i viottoli gonfi di coloratissime botteghe. Qui come a Ravello, che guarda il Tirreno dal suo silenzio collinare fatto di tanto verde e suggestioni di rara bellezza: dalla piazzetta del duomo a villa Rufolo, all’intreccio di vicoletti; e come a Positano, scelto già dagli antichi romani per la villeggiatura, abbarbicato com’è su una vivacissima baietta. Non si sa che guardare, tante sono le bellezze, finché si arriva in vista del golfo di Napoli, attraversando Sorrento, Torre Annunziata (detta Gioacchinopoli tra il 1810 e il 1815 in omaggio a Gioacchino Marat re di Napoli), Torre del Greco che tanto piacque a Leopardi che vi soggiornò a Villa delle ginestre. Il golfo più celebre del mondo si apre a noi che volgiamo le spalle al Vesuvio, con Capri di fronte, Procida a destra proprio davanti a Ischia. Altre perle, questa volte galleggianti.

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