“Il macigno dell’arretrato condiziona il funzionamento della giustizia. Nonostante i magistrati italiani siano laboriosi, questa mole di processi arretrati schiaccia il risultato complessivo . Aggredire l’arretrato è una priorità. E’ il moneto di accantonare i disegni velleitari di riforma e fare piccoli interventi mirati per intervenire sulle cause seriali, quelle che si ripetono e intasano gli uffici”. E’ questa l’analisi sulla giustizia italiana del vice presidente del Csm Michele Vietti, ospite in diretta a Tgcom24. Su come fare per snellire il sistema, Vietti suggerisce: “ Bisogna portare fuori dal processo alcune delle controversie. E’ un’illusione pensare che tutte le controversie si risolvano con un processo, è questa la causa del problema. Bisogna partire con un processo di depenalizzazione: abbiamo un sistema in cui tutto è reato e tutto deve finire nel processo. Tutto quello che non desta grave allarme sociale va derubricato in sanzioni amministrative e pecuniarie, oppure allargando l’area dell’oblazione e l’estinzione di reato con condotte riparatorie. Inoltre non possiamo più permetterci, per tutte le cause, tre gradi di giudizio. In Germania ad esempio c’è un filtro per l’appello. Il primo grado ha una durata in linea con la media europea, il problema di durata è l’appello”. In conclusione una nota sulla custodia cautelare: “Bisogna attenersi al codice, un terreno su cui bisogna essere molto cauti. Come sostiene il ministro Severino, c’è un dato allarmante” .
Michele Vietti, "Basta riforme velleitarie, bisogna agire con una depenalizzazione"
“Il macigno dell’arretrato condiziona il funzionamento della giustizia. Nonostante i magistrati italiani siano laboriosi, questa mole di processi...
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