I sondaggi? C’è un dato da osservare: non c’è la base elettorale su cui costruire un sondaggio. Voteranno 2 mln e mezzo di cittadini, che significato ha sondare un campione di 60 mln di italiani? Forse è solo un modo per influenzare e pilotare. Domenica ci saranno grandi sorprese, io per tradizione ho l’abitudine di perdere nei sondaggi ma di vincere nelle urne. Secondo turno? Penso che difficilmente qualcuno di noi potrà vincere al primo turno. Il voto utile è argomento sbagliato perché è utile un voto che segna a sinistra il profilo dee programma e della coalizione. Queste le parole di Nichi Vendola (Sel) ospite negli studi di Tgcom24.
Mi ha deluso Bersani quando ha detto che se andassimo al ballottaggio io e Renzi lui voterebbe per Renzi perché è del suo stesso partito. Questo tradisce lo spirito delle primarie, ma lo dico col sorriso sulla labbra. Stiamo costruendo una coalizione, io non mi presento come capo partito. Mi auguro che il popolo del Pd, spesso disorientato dalle scelte del gruppo dirigente, abbia l’occasione di condizionare in senso sociale e progressista queste primarie, votando Vendola. Voglio che emergano quei soggetti sociali, come i precari, l’ambientalismo, il mondo del lavoro e della scuola, che troppo spesso sono tenuti fuori dalla real politique. Oggi serve un cambiamento radicale, bisogna alzare la bandiera della giustizia sociale e della solidarietà.
Cosa insegnano le primarie? Che la gente non odia la politica ma scappa da una politica autoreferenziale quando è il teatrino, l’alchimia del potere, il dietro le quinte, quando è ipocrisia, vuoto pneumatico di coerenza e coraggio. Le primarie, quando hanno rimesso in connessione vita reale e politica, ci hanno fatto vedere la solitudine di chi non ha il lavoro, ha paura di perderlo, o di non entrare mai nel mondo del lavoro. Se la politica afferra la vita nasce la buona politica ma la politica deve smetterla di inginocchiarsi ai poteri forti, deve ripristinare il primato degli interessi cittadini e dei beni comuni.
Le primarie del Pdl? Penso che possano essere una riappropriazione della politica dal basso. La deflagrazione del Pdl ha reso surreale questa discussione al cui centro c’è l’incertezza anche un po’ angosciata del leader Berlusconi rispetto al suo destino personale oltre che politico, subisce le primarie più che promuoverle. Tuttavia è un bene che il centrosinistra si riorganizzi con le primarie e che lo faccia anche il centrodestra. Non mi piaceva che tutti dovessero riorganizzarsi condizionando la partita del centrosinistra. È bene che i due schieramenti ridefiniscano il proprio recinto e il proprio leader.
La priorità del Paese ora? C’è un conflitto a Bruxelles per lo stanziamento dei fondi comunitari. L’interesse di Gran Bretagna e Germani è quello di tagliare i fondi per le aree in divario di sviluppo, quindi le regioni più povere del vecchio continente. Sarebbe un colpo mortale al processo di unificazione europea. Il nostro dibattito politico è affetto da provincialismo, dovremmo essere più Euromediterranei ed essere soggetto attivo e fondamentale per la costruzione di un mondo di pace.
Cosa farei se diventassi premier? Nei primi 100 giorni si avvia un programma e si mette il treno sui binari. Penserei prima di tutto a provvedimenti di carattere simbolico, non risolutivi della crisi. Prima c’è la formazione del governo, e qui si compie la prima rottura: che deve essere fondato sulla parità di genere, metà uomini e metà donne. E’ il minimo che possiamo fare in un Paese in cui, per anni, c’è stato un maschilismo imperante, con un vocabolario volgare e impoverito, in un Paese in cui le donne incontrano grandi difficoltà nel mondo del lavoro, quasi una forma di risarcimento simbolico per quel mondo delle donne mutilato della parola e della possibilità di contare sulla scena pubblica. Poi, in un Paese che più volte viene sanzionato per crudeltà, come accade con i detenuti. Bisogna dare segnale forte di ripristino della civiltà dei diritti: fare provvedimenti ad esempio per i bambini che nascono in Italia da genitori stranieri per i quali vige ancora il diritto del sangue, non quello del suolo. Poi c’è il definanziamento del programma di acquisto degli F35, ogni cacciabombardiere costa 130 milioni di dollari. Dieci in meno posso consentirci di mettere in piedi un programma di messa in sicurezza delle scuole. Continuiamo a sprecare soldi, la lotta contro armi ed armamenti oggi è necessaria. Poi serve una politica industriale, una vera riforma della scuola e dell’università. La politica va riconnessa alla vita.
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