"Fare teatro in carcere mi ha cambiato la vita. È incredibile... mi hanno accostato a mostri sacri come Totò, Eduardo, Troisi. I miei due figli hanno scoperto un padre molto diverso da quello che conoscevano in prigione e mi hanno apprezzato. Per me è stato un riscatto, una seconda opportunità". Queste le parole di Aniello Arena, ergastolano condannato per una strage di camorra nel 1991.
L'intervista completa di Aniello Arena ai microfoni dell’inviata del Tg5 Anna Praderio per la rubrica “Note di Cinema” sarà in onda su Iris oggi alle 17.10. L’intervistato è il protagonista del film “Reality”, di Matteo Garrone, da poco nelle sale cinematografiche dopo il successo ottenuto al Festival di Cannes.
Tra gli appuntamenti settimanali del canale tematico Mediaset, la rubrica approfondisce le possibilità di riscatto offerte dalla recitazione: una questione salita prepotentemente alla ribalta dopo la candidatura agli Oscar del film dei fratelli Taviani “Cesare deve morire” girato nella prigione di Rebibbia, con interpreti i carcerati della stessa struttura penitenziaria.
Sul ruolo di Arena, Garrone sottolinea: "Il cinema è un’arte collettiva: sono molto contento di Aniello e di tutti i miei attori>".
Di tenore diverso, il commento del regista di “Gomorra” riguardo alle polemiche sorte sull’esclusione del film di Marco Bellocchio, “Bella Addormentata”, dalla rosa dei vincitori al Festival di Venezia. "Quando viene espresso un verdetto, lo devi accettare: sono le regole del gioco>", precisa Garrone, che alla kermesse lagunare presenziava come giurato. "Le polemiche sono legate ad ogni giuria: è successo a Cannes, ora è accaduto di nuovo a Venezia, ma se vai in concorso ad un Festival, devi accettare di essere giudicato. Il risultato dipende anche dalla fortuna, dall’alchimia dei giurati… voti e giudizi sono soggettivi".
Discussione 1