Il Maestro dell’Action-comedy Shawn Levy, regista di successi straordinari come “Una notte al museo” e “Una notte al museo 2 – La fuga”, si allea con due dei più grossi talenti comici del mondo, Steve Carrell (“40 anni vergine”, The Office”) e Tina Fey (“Baby Mama,” “30 Rock,” “SNL”) per "Notte Folle a Manhattan", un’avventura che trasforma una normale serata di relax di una coppia sposata in qualcosa di completamente diverso. Phil (Carell) e Claire Foster (Fey) sono una sensibile, inamorata coppia sposata, con due bambini, che vive nella provincia del New Jersey. I Foster hanno il loro “appuntamento settimanale”, un tentativo di far rivivere l’emozione degli appuntamenti del tempo che fu, andando ogni settimana a passare la serata alla Teaneck Tavern. Le loro conversazioni finiscono sempre col passare da un appena accenato flirt da primo appuntamento agli stessi discorsi domestici che caratterizzano le loro cene casalinghe. Esausti a causa del lavoro e dei bambini, i loro appuntamenti raramente si concludono con un gioco romantico di un qualunque genere. Nel tentativo di togliere il pilota automatico alla loro serata speciale e nella speranza di rimettere un po’ di pepe nelle loro vite, Phil decide che è arrivato il momento di cambiare le carte in tavola: portare Claire a Manhattan nel ristorante più alla moda della città. I Foster, però, non hanno una prenotazione. Nella speranza di riuscire a sedersi prima che l’orologio scocchi la Mezzanotte, decidono di rubare il tavolo a una coppia che ha prenotato ma non si è presentata. Cosa potrà mai accadere? Phil e Claire sono adesso i Tripplehorn. I veri Tripplehorn, però, sono una coppia di ladri che è braccata da due poliziotti corrotti per avere derubato delle persone davvero molto pericolose. Costretti alla fuga prima ancora d’aver finito il loro risotto, Phil e Claire capiscono rapidamente che la loro serata libera dai figli sta andando assurdamente male, costringendoli a imbarcarsi in una selvaggia serie di pericolose e allucinanti situazioni per salvare le loro vite e... il loro matrimonio. “L’appuntamento a cena fuori” è un rituale comune a moltissime coppie sposate e anche ai registi di film di enorme successo. “Stavo iniziando a lavorare sul sequel di Una notte al museo”, ricorda il regista Shawn Levy, “e come se fosse una specie di rito, mia moglie e io andavamo a cena fuori una volta a settimana”. A una di queste cene, i Levy si sono ritrovati seduti in uno dei ristoranti che solitamente frequentano, ordinando gli stessi soliti piatti, parlando dei bambini, di cosa dovevano fare nel weekend, chi avrebbe dovuto comprare il regalo per quella festa di compleanno a cui dovevano andare, e così via. “Nel mezzo di tutto questo ho detto a mia moglie ‘Non sarebbe divertente fare un film su un appuntamento come questo in cui semplicemente viene fuori qualcosa di completamente diverso? E a quel punto si incasina tutto, tanto che la tua vita e il tuo matrimonio sono minacciati e intanto stanno succedendo un mucchio di cose assolutamente folli. Ma nel mezzo di questa follia, finisci per riacchiappare quella vitalità che l’istituzione di quella serata tutte le settimane avrebbe dovuto innanzitutto preservare’.” Il mattino dopo, Levy andò in ufficio alla sua casa di produzione e disse al suo staff: “Okay ragazzi, stiamo per fare un film che si intitolerà "Date Night" e questo è quanto. Andate a prendere uno sceneggiatore. Forza!” La ricerca di Levy per lo sceneggiatore non durò molto. “Avevo scritto un piccolo, eccentrico film dal titolo ‘(Saint) Peter’ che Shawn aveva letto e del quale si era innamorato” ricorda lo sceneggiatore Josh Klausner. “Shawn voleva trovare assolutamente qualcosa con cui poter lavorare insieme. Mi ha gentilmente offerto una grande occasione sulla quale mi sono precipitato e abbiamo incominciato a ragionare sulla sceneggiatura.”
"Notte folle a Manhattan" era inizialmente stato pensato come una storia che fosse incentrata sulla vita dei sobborghi e che ruotasse attorno a una serata d’incontro genitori-insegnanti e che rapidamente si sarebbe evoluta, come dice Klausner “in un perfetto plot alla "Intrigo internazionale," con il più classico degli scambi di persona”. Il film è più di una commedia per un pubblico adulto”, puntualizza Levy. “In un certo senso, è l’altra faccia dei film che ho fatto fino a questo momento sul rapporto genitori – figli. "Notte folle a Manhattan" si concentra sul matrimonio, su quello che succede quando i bambini vanno a dormire”. Quando Levy ha saputo che Steve Carell e Tina Fey speravano di trovare un progetto in cui lavorare insieme, ha capito di aver trovato la sua coppia per "Notte folle a Manhattan". “Abbiamo dato una bozza dello script a Tina e Steve che mi sono sempre sembrati l’accoppiata da sogno per un film sul matrimonio”, ha dichiarato Levy. “ Loro hanno detto ‘Ok, ci piace, vogliamo fare una action comedy che sia anche onesta riguardo alle relazioni.’ Quindi hanno detto che ci stavano”. Mentre Levy di solito si prende una pausa tra la fine delle riprese di una pellicola e l’inizio della successiva, si è ritrovato pronto per "Notte folle a Manhattan" mentre stava ancora girando “Una notte al museo - La fuga”, verificando la disponibilità delle sue star. “Gli impegni di Steve e Tina con le loro serie TV (rispettivamente con “The Office” e “30 Rock”) lasciano loro solo uno spazio limitato per poter girare film”, ha spiegato. “Ci hanno detto: ‘Ascoltate, noi vogliamo farlo, ma siamo liberi ora e poi non saremo più liberi per sei mesi. Cosa vogliamo fare?’, e io ho detto ‘Bene, faremo il film adesso!’ "
“Ho letto lo script”, ha dichiarato la Fey, “e ho pensato ‘Oh, ci sono dei ruoli davvero interessanti’. Non avrei mai pensato che avremmo avuto la fortuna di avere persone di questo calibro in tutti questi ruoli così diversi”. Avere quindi dei grandi attori in ruoli apparentemente piccoli ha fatto sì che questi personaggi prendessero ulteriormente vita, fa notare Carrell. “Quando li vedi recitare, ti accorgi che quei personaggi sono anche migliori di come li hai letti sulla pagina”. E reclutare stelle di Hollywood di prima grandezza per entrare a far parte del gruppo di "Notte folle a Manhattan" non è stata solo una mera coincidenza. “Così tante persone avevano il desiderio di trovare una maniera per lavorare con Steve e Tina che avevano semplicemente trovato la maniera per farlo”, spiega Levy. Mark Wahlberg veste i panni di un vecchio cliente dell’agenzia immobiliare di Claire a cui vanno a chiedere aiuto nel cuore della notte. “Interpreto un tipo che si chiama Holbrooke Grant, un esperto di sicurezza a cui Claire e Phil chiedono aiuto”, spiega Wahlberg. “Purtroppo beccano Holbrooke in un brutto momento, perché lui è in compagnia della sua bellissima ragazza israeliana”. La coppia in fuga finirà con lo sconvolgere anche la serata di Holbrooke. Wahlberg era quello col costume più semplice di tutto il cast. “Non ho un guardaroba particolare, soltanto un paio di pantaloni di seta in stile genio della lampada”, dichiara l’attore, raccontando di essersi trovato a morire di freddo a causa dell’aria condizionata sul set. Il fatto che la parte superiore del suo costume fosse mancante (tranne che per l’ampio ammontare di make up che copriva i suoi numerosi tatuaggi) non è passato certo inosservato alle donne del cast né a quelle della troupe: “Mark è rimasto a petto nudo per tre o quattro giorni”, racconta Tina Fey, sottolinenando un notevole aumento delle donne sul set che improvvisamente avevano ulteriori compiti da eseguire, proprio nei giorni di lavoro dell’attore. “C’erano amiche che mi mettevano alla prova. ‘Posso chiamare quelli della Fox e venirti a trovare oggi?’, scherza la Fey. Ad aiutare la coppia in difficoltà c’è anche Taraji P. Henson, nominata all’Oscar® per il suo ruolo in “Il curioso caso di Benjamin Button”, che interpreta la Detective Arroyo del NYPD, colei che, sebbene non creda totalmente ai Foster e alla loro storia sull’essere “inseguiti dai cattivi”, inizia a sospettare di un paio dei suoi colleghi. “Lei è una specie di eroe”, dice l’attrice. Nei panni dei delinquenti Collins e Armstrong, che sono a caccia dei Foster (perché li hanno scambiati per i Tripplehorn) ci sono Common e Jimmi Simpson. Common è un volto conosciuto dal pubblico per il suo ruolo di poliziotto omicida in “Street Kings” e per il suo lavoro come artista musicale (tra i suoi successi anche “Love of My 7 Life” e “Testify”). Simpson è stato diverse volte ospite al “The Late Show with David Letterman.”, nei panni dello stagista Lyle. Common descrive il duo come “uno dei tanti catalizzatori che trascina questa coppia stanca fuori dalla loro zona di sicurezza – soprattutto perché gli sparano addosso”. Sono essenzialmente due cacciatori, aggiunge l’attore, dicendo, “Io sono quello con i muscoli”. Il minaccioso boss di Collins e Armstrong è il gangster Joe Miletto, a cui i Tripplehorn hanno apparentemente rubato qualcosa di grande importanza, che lui rivuole indietro. L’aver ingaggiato il grande attore Ray Liotta nei panni di Miletto ha suscitato tanta eccitazione in Carell e nella Fey. Mentre cercano di sfuggire a chi dà loro la caccia, i Foster “prendono in prestito” la macchina di Holbrooke Grant, un’Audi R8, forse un po’ troppo potente per uno come Phil. Quando Phil inavvertitamente la fa schiantare contro un taxi, i due veicoli finiscono per incastrarsi in maniera disperata. Tuttavia, la fuga continua e le automobili combinate insieme si fanno strada, schiantandosi qua e là per le strade di Manhattan. Questa complicata sequenza è stata progettata nel momento in cui Levy e Klausner si stavano scervellando per trovare un’idea per una scena d’inseguimento. Preoccupati di ripetere il solito cliché dell’inseguimento in macchina, Klausner ricorda: “Mi ricordo che ero seduto in una stanza e dicevo a Shawn, ‘Sai una cosa? È proprio necessario questo inseguimento, insomma quante volte li abbiamo visti nei film? Quanto può essere veramente interessante?” Successivamente Levy ha raccontato al suo sceneggiatore una vecchia storia risalente alla sua infanzia. “Stava imparando a guidare e stava cercando di parcheggiare, ma ha finito per schiantarsi su un’altra macchina di 9 fronte a lui, rimanendoci incastrato. Suo padre è arrivato e scuoteva la testa”. Così è nata l’idea dell’unione delle due auto. Ma avere due automobili in corsa folle sulla strada non era abbastanza. “Shawn voleva fare qualcosa che nessuno avesse mai visto”, dice Jack Gill, regista della seconda unità e stunt coordinator, che ha pianificato ed eseguito la sequenza.
“Una volta che avevamo l’idea di base di unire le due auto, abbiamo cominciato a capire non solo come mettere insieme le due macchine, ma anche come fare funzionare la scena a livello comico. Successivamente ho cominciato ad aggiungere alcuni dettagli eccentrici, tipo farle ruotare in cerchio e lasciare che gli altri personaggi sparassero loro contro”. Nonostante avessero a disposizione sei automobili diverse, ognuna delle quali rispondeva a uno specifico aspetto dello stunt richiesto nell’inseguimento, Gill ha costruito un’impalcatura lunga più di dodici metri sulla quale sono state piazzate le carrozzerie della Audi e del taxi. “Quindi c’era una rigida impalcatura”, spiega Gill. Lo stuntman alla guida era posizionato nella parte finale dei due veicoli. “Quando è il taxi a trovarsi sul lato frontale, e l’Audi è dietro nella parte sbagliata, chi guida lo sta facendo dall’interno del bagagliaio dell’Audi, guardando indietro in modo da vedere la direzione giusta ed essere capace di fare le curve”. Inoltre, per la maggior parte delle inquadrature, le ruote posteriori – quelle che si trovavano proprio alla fine dei due veicoli congiunti – potevano anche essere manovrate, proprio come la scala di un camion dei pompieri. Inutile dire non provate a farlo a casa vostra e sulle strade di Manhattan. La sequenza è stata filmata con un totale di sei macchine da presa, inclusa quella speciale chiamata “balloon cam”, equipaggiata di rotelle ad ogni angolo che le permettevano di inserirsi nello stesso percorso dell’automobile a tutta velocità e di essere colpita anche in pieno, senza avere però danni costosi ai macchinari. Lo stesso Carell ha guidato davvero la R8 per diverse inquadrature. “ 'Notte folle a Manhattan' è un po’ come una favola”, dice Levy. “Si svolge in un brevissimo arco di tempo, ma in qualche modo è senza tempo, perché è la storia di un viaggio che due persone fanno all’interno della loro relazione. E lasciamo che la notte faccia in modo che loro si sentano come se tornassero indietro alle loro vite, e nessuno tranne quelle persone direttamente coinvolte potranno sapere cosa è successo. Li abbiamo visti alle prese con questa folle notte, ma la vera avventura della loro vita matrimoniale, adesso che si sono ritrovati, è appena cominciata”. “Sono nuovamente in grado di trovarsi a proprio agio tra loro e dire ‘Diamoci un taglio’ e ‘Ti amo’ nel giro di cinque minuti”, dice Steve Carell. Tina Fey ha solo un ultimo consiglio sulle relazioni: “Dite sì ad una notte folle e andate a vedere 'Notte folle a Manhattan' ”.
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