Parla l'uomo indagato per la morte di Noemi Impellizzeri: Non eravamo fidanzati

Parla l'uomo indagato per la morte di Noemi Impellizzeri: Non eravamo fidanzati

Intervista esclusiva a Morning News: l'uomo indagato per la morte di Noemi Impellizzeri racconta la loro relazione, le ultime ore e il dolore subito.

L'uomo indagato per la morte di Noemi Impellizzeri, trovata senza vita a Riposto (Catania), è intervenuto in diretta a Morning News per raccontare la sua versione dei fatti.

L'uomo ha voluto chiarire subito la natura del rapporto con la giovane: "Voglio precisare che io e Noemi non eravamo fidanzati, non c'era nessuna relazione al di fuori dell'amicizia. Noemi è, lo era, una mia amica da tanti anni e dopo essersi lasciata con il suo ragazzo mi ha chiesto di ospitarla per un periodo. Io l'ho accolta e aiutata fino a qualche giorno fa. Forse qualcuno vedeva o immaginava che tra noi due ci fosse una relazione perché passavamo tanto tempo insieme, ma io non l'ho mai presentata come mia ragazza o convivente. Era solo un'amicizia. Lei mi diceva che ero importante, forse in me trovava un punto di riferimento nelle sue giornate. L'unica cosa che posso dire è che lei in me ha trovato un punto fermo e una persona su cui poter contare, per il resto non ho niente da dire. Per via di questa storia ho avuto anche problemi con mia moglie."

Rispondendo sulle frequenti comunicazioni con Noemi, l'uomo ha aggiunto: "In alcune giornate, se avevamo delle cose da dirci, ci scambiavamo dei messaggi. Negli ultimi venti giorni invece, che avevo qua i miei figli e mia moglie, l'ho dovuta bloccare per non ricevere i suoi messaggi, ma mi chiamava tutti i giorni perché aveva bisogno o era successo qualcosa, quindi l'ho dovuto fare… Ma lei aveva la soluzione facile, chiamava il mio migliore amico che faceva da portavoce. Forse nella mia vita era un po' invadente, ma non posso dire fosse scomoda per me."

Sull'ultima conversazione avuta con Noemi, avvenuta proprio il venerdì sera prima del tragico evento, l'uomo rivela: "Se avessi pensato che le sue intenzioni fossero state serie, sarei andato lì per fare il possibile. Il modo in cui lei mi ha parlato, quando mi ha detto 'Ho trovato la corda. È inutile che provi a venire qui velocemente perché non ci riuscirai, è inutile che avvisi i miei familiari' e poi 'Devo guardare su YouTube il nodo perché non lo so fare', mi ha fatto credere che fosse uno scherzo. Non credevo fosse capace di questo gesto."

Riguardo alla scoperta del corpo di Noemi, racconta: "Ho visto la sua sagoma e non volevo credere a quello che avevo visto, sono uscito fuori e ho avvisato i suoi familiari. All'inizio pensavo allo scherzo ma poi sono andato a guardare più da vicino, accertandomi, e ho capito che non era uno scherzo. Non ho pensato ai soccorsi perché avevo constatato che la ragazza era lì da 24 ore e non si poteva fare nulla: quando mi sono avvicinato al corpo e ho visto i piedi violacei ho pensato che ci fosse ben poco da salvare. Chiamare i soccorsi era la cosa giusta da fare, però per Noemi c'era poco da fare. C'era tanto da fare per me che oggi mi ritrovo in questa posizione."

L'uomo sottolinea anche alcuni episodi legati ai momenti precedenti al ritrovamento: "Mi era stato riferito che Noemi avesse trascorso il giorno prima insieme ad un ragazzo e quando nella videochiamata mi ha detto di dover chiudere per guardare come fare il nodo, io ho pensato che era tornato quel ragazzo a prenderla e quindi se ne doveva andare."

Infine spiega le difficoltà incontrate dopo la tragedia: "Mi sono bastate le aggressioni che ho subito, prima ancora di trovare il cadavere. Quando ancora i pompieri stavano spegnendo il fuoco, sono stato aggredito e accusato dai famigliari." Spiega che per questo motivo gli è stato sconsigliato di recarsi alla camera ardente e che non parteciperà nemmeno al funerale. L'intervista getta luce su una vicenda dolorosa e ancora avvolta da molti interrogativi.

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