Petit Vérité, in mostra a Trento dal 19 giugno al 20 settembre

Petit Vérité, in mostra a Trento dal 19 giugno al 20 settembre

«Perché?» è la domanda assillante che i bambini continuano a porre agli adulti, formula inquisitoria che ubbidisce a un principio conoscitivo che permette...

«Perché?» è la domanda assillante che i bambini continuano a porre agli adulti, formula inquisitoria che ubbidisce a un principio conoscitivo che permette loro di interrogarsi sul “funzionamento” del mondo e sul “senso” della vita. È una domanda a cui non sempre è facile o possibile dare una risposta; i bambini pretendono infatti che ogni spiegazione sia esauriente, oltre ogni ragionevole dubbio. Proprio come i bambini, anche l’arte non intende dare risposte, preferisce semmai porre interrogativi. Per la stessa ragione Petit Vérité espone alcune opere accomunate da un soggetto ricorrente: bambini e adolescenti che si trovano a contatto con i problemi (troppo grandi) del (loro piccolo) mondo, alle prese con dilemmi etici ed ecologistici, in balia delle proprie emozioni, tra crisi e perdite d’identità. Eppure, ogni opera sembra rivelare una piccola verità. Sono verità passibili d’inesattezze, di equivoci, di abbagli, che però trovano la loro ragion d’essere nella maieutica – che non a caso è un metodo pedagogico, ma soprattutto un criterio di ricerca che consistente nella sollecitazione del soggetto pensante a ritrovare la verità [nascosta] in se stesso. I disegni di Marco Mazzoni mostrano i volti di adolescenti i cui “incerti” tratti somatici sembrano voler indicare un’identità che si deve ancora formare/affermare. I visi dipinti da Maurizio Carriero sono viceversa confusi, rassegnati, sbigottiti, animati da una materia mossa e vivace che ne esprime i turbamenti. Nelle opere di Matteo Pagani lo spazio bianco-asettico della tela è uno spazio indeterminato (che può essere riempito dall’immaginazione) dove dei fanciulli si trovano alle prese con alterne vicende. Le coordinate spazio-temporali vengono meno anche nel caso di Giorgio Rubbio, il quale accentra l’attenzione su figure che si dimostrano inadeguate di fronte alle meraviglie e ai cascami del mondo. Nelle opere di Armida Gandini delle bambine si trovano ad affrontare difficoltà tanto inattese quanto imprevedibili (gabbie/serre che sono metafore della vita). Elisabetta Vignato – che da diversi anni indaga l’instabile universo della puerizia – evoca i ricordi dell’infanzia attraverso personaggi e oggetti che assecondano i labili e umorali desideri connessi al gioco. Al mondo dei balocchi si rifanno le opere su carta di Mirko Baricchi: bambole che recano impresse sui propri corpi i segni di un tempo ormai perduto, che non [c’]è più. Nei dipinti di Andrea Buglisi dei giovani in abito elegante smettono i panni degli alunni per indossare quelli di piccoli filosofi e scienziati che cercano di plasmare (meglio ancora: plagiare) il mondo. Nella Encyclopaedia picta di Beatrice Pasquali si materializzano invece delle analogie e/o incongruenze che mettono in contiguità oggetti eterogenei, creando un compendio non troppo ligio al sapere pratico. Le presenze quasi fantasmatiche di Pastorello dichiarano la volontà, resa fattiva, di darsi/crearsi un proprio corpo, mentre i volti di Carla Decarli sembrano dei libri aperti: in loro non c’è dissimulazione né ipocrisia, soltanto un sincero trasalimento interiore/infantilistico.

Benché esistano molte più verità di quante siano in realtà le domande, ciò che non può e non deve mai mancare è la curiosità: per quanto piccolo possa essere, c’è un fondo di verità in ogni approccio al reale.

L'inaugurazione della mostra, a cura di Alberto Zanchetta e ospitata alla galleria d'arte Il Castello di Trento, si terrà sabato 19 giugno alle ore 19.00.

Petit Vérité, in mostra a Trento dal 19 giugno al 20 settembre

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