La consapevolezza più difficile da raggiungere è probabilmente quella che consente al pesce di capire che vive nell’acqua. In altre parole, per ognuno di noi è quasi impossibile rendersi conto pienamente dell’ambiente culturale in cui siamo immersi, delle sue implicazioni, delle idee di fondo sulle quali esso è strutturato e che strutturano allo stesso tempo e profondamente la nostra coscienza. Tra queste idee, certamente l’idea di progresso è tra le più importanti nell’organizzare la nostra visione globale della vita, sia a livello sociale che individuale. esiste una freccia del tempo profondamente infissa nella nostra mente, un asse lungo il quale oggi è meglio di ieri, e domani sarà meglio di oggi. L’imperativo che ne deriva è quello di essere moderni, e dopo, post-moderni. dopo, chissà ancora. è un grande sistema che ha generato e mantiene in vita questa visione implicita dell’esistenza. Un sistema che ha bisogno di questa idea per vivere, per vendere, per legittimarsi. un sistema che può essere definito semplicemente come il potere. Il potere che vuole che tutto vada in avanti.
Per la rivendicazione di un’estetica identitaria C’è un uomo che ha venduto il mondo. Nel nome del successo e dell’auto-affermazione, dell’ardente desiderio di ricevere la grande standing ovation. O più banalmente, per semplice conformismo. Quell’uomo ha venduto un mondo che gli apparteneva di diritto, che gli era stato lasciato in eredità con immenso sacrificio da una lunga catena di generazioni di uomini. Lo ha venduto perché, ad un certo momento, improvvisamente, se ne è vergognato. Ha voluto essere moderno ed industriale, rinnegando la sua storia. Cancellando la sua identità per assumerne un’altra. Quella di un uomo più leggero, non più figlio della sua terra ma del mondo intero, un uomo che non è più italiano, inglese, indiano, ma che è diventato un cittadino del pianeta, leggero, libero e connesso. un uomo che ha rinnegato le sue radici e che è diventato internazionale, transnazionale, globale. E quell’uomo, naturalmente, vive, lavora, produce oggetti, prodotti e simboli. Che hanno creato a loro volta un mondo dal quale non può più fuggire, su qualunque aereo si imbarchi, in qualunque aeroporto atterri, in qualunque albergo soggiorni, in qualunque piazza si rechi, in qualunque casa abiti. Ogni luogo è lo stesso luogo. Ogni prodotto è lo stesso prodotto. Ogni casa è la stessa casa.
L’incontro tra arti plastiche e produzione ceramica Affidare alla libera ricerca creativa degli artisti l’esplorazione delle potenzialità espressive della ceramica è il compito di questa sezione di ricerca. Tuttavia, è più corretto parlare di ricerca delle potenzialità espressive del prodotto ceramico: la richiesta che poniamo ai nostri interlocutori creativi operanti in tale sezione non è soltanto quella di interpretare artisticamente la materia ceramica, quanto di realizzare veri e propri prodotti d’uso seguendo logiche artistiche. una sfida che merita rispetto, e che per essere affrontata richiede che da parte nostra Venga affidata totale libertà a chi si accinge ad affrontarla. Il prof. Adriano Bimbi, scultore, docente presso l’accademia di belle arti di firenze, inaugura questa nostra importante sezione.
La creatività italiana interpreta la ceramica L’identità è una consapevolezza che si costruisce individualmente ma anche su di un piano collettivo. Come individui, confrontandoci con gli altri e dunque per differenza. Come collettività, cercando gli elementi che con gli altri abbiamo in comune, e quindi, per analogia. Mettendo in campo le differenti individualità di diversi disegnatori italiani, oltre ad indagare con sguardo contemporaneo la materia ceramica, ricostruiremo i tracciati, spesso poco visibili ai nostri stessi occhi, della nostra identità estetica italiana. Un’operazione che inizia con il contributo di jacopo pavesi, architetto e designer, docente di design industriale presso il Politecnico di Milano e Roberta Pietrobelli, pittrice e designer.
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