Il 25 luglio scorso la Volkswagen Veicoli Commerciali ha festeggiato il 60° anniversario del suo celeberrimo furgone, il Transporter, ribattezzato affettuosamente “Bulli” dai suoi numerosi estimatori. Per dare il giusto risalto all’incredibile storia di questo mito, la Volkswagen Veicoli Commerciali ha organizzato un raduno mondiale ad Hannover dal 5 al 7 ottobre prossimi. Centinaia di Bulli provenienti da tutto il mondo convergeranno sulla città tedesca, in un’area di 108.000 m2: qui sarà possibile apprezzare le innumerevoli varianti di questo straordinario veicolo, dagli esemplari d’epoca finemente restaurati alle più stravaganti variazioni sul tema nate dalla fantasia dei proprietari.
In un’altro spazio di 18.000 m2 ad Hermesplatz è in programma una mostra in cui gli ospiti potranno fare un viaggio a ritroso nel tempo, per vedere i modelli che circolavano sulle strade 60 anni fa, oppure visitare i mercatini di vetture vintage o ancora entrare in contatto con i Bulli Club dei diversi Paesi. Nella serata vi saranno proiezioni cinematografiche di film nei quali il furgoncino VW è protagonista, come “Little Miss Sunshine”, l’intensa storia di una famiglia americana on the road. Questo perché nel mondo della musica e dello spettacolo sono molte le star e i produttori a essere fervidi appassionati di questo modello “cult”.
Sabato 6 ottobre saranno conferiti i premi per i modelli d’epoca suddivisi nelle categorie: “T1, T2, T3 più vecchi”, “T1 - T5 più belli”, “T1, T2, T3 più originali”, “Il viaggio più lungo” e “Pimp my Bulli”. Ai vincitori sono riservati premi, visite guidate allo stabilimento della Volkswagen e viaggi a tema sul Bulli.
Uno dei momenti salienti dell’evento internazionale sarà lo spettacolo del sabato sera. Poiché il furgone Volkswagen è indissolubilmente legato alla musica dell’epoca e dato che oggi, come allora, alcune famose star si spostano nei loro tour ancora con il Bulli, la musica costituirà l’elemento fondamentale della serata. Una delle più celebri e acclamate band di tutti i tempi, i mitici “The Who”, terrà un concerto all’aperto e la sua musica farà rivivere agli spettatori l’epoca hippy, degli ideali “peace & love” e, chiaramente, non potrà mancare il rock’n’roll.
Raramente un veicolo è in grado di suscitare tante emozioni quanto il Volkswagen Bulli. È stato infatti il simbolo delle partenze, del successo economico e dell'indipendenza, così come del divertimento e dei viaggi. È piacevole, affidabile e ormai è diventato un vero e proprio “cult” e con questo evento mondiale la Volkswagen intende fare rivivere il mito del Bulli.
Il protagonista Un po’ bus e un po’ autocarro: le origini del Bulli
La storia del Volkswagen Transporter cominciò, nel 1947, con un prototipo un po’ bizzarro, creato per fare fronte a necessità contingenti e non certo per cavalcare un mercato europeo dell’automobile che negli anni del dopoguerra ristagnava e non lasciava intravedere grandi affari. Dalle capacità di ingegneri e tecnici dotati di grande spirito di improvvisazione nacque il T1, e con esso una leggenda destinata a fare epoca.
Fu un parto per così dire “spontaneo”, senza la consueta trafila nel reparto di ricerca e sviluppo che ha invece caratterizzato i modelli seguenti, dal T2 al T5. Un caso assolutamente particolare. Tutto sommato, la storia di un veicolo speciale come il Volkswagen Transporter non poteva che cominciare così.
In principio fu il “Plattenwagen”. Così veniva chiamato dagli addetti ai lavori l’autocarro semplice e senza fronzoli utilizzato internamente dagli operatori dello stabilimento Volkswagen di Wolfsburg per il trasporto dei carichi pesanti. L’idea di farne un modello commercializzabile venne a Ben Pon, importatore della Volkswagen per i Paesi Bassi. Pon trovò quel veicolo, costruito utilizzando gli assali e il sistema di trazione del Maggiolino, estremamente interessante. Il motore, un 25 cavalli, era montato posteriormente. Sopra di esso era sistemata la panca del guidatore che era divisa da una paratia dalla superficie di carico. Un sistema tanto primitivo quanto pratico per i compiti per cui era stato concepito.
Ben Pon tentò subito di ottenere un’autorizzazione dalle autorità olandesi per poter far circolare il “Plattenwagen” sulle strade del suo Paese. Ma non ci riuscì. Almeno, non al primo tentativo. Qualche tempo dopo si ripresentò ai funzionari con un blocco da disegno in mano, sul quale aveva tracciato il profilo particolareggiato di un T1 con le sue tipiche caratteristiche tecniche ben in evidenza: cabina di guida avanzata, motore posteriore e, nel mezzo, il pianale di carico. Quello schizzo convinse, pur se dopo molti colloqui, anche l’uomo che allora guidava i destini della fabbrica Volkswagen di Wolfsburg, risollevandola dalle macerie della guerra: Heinrich Nordhoff. Fu lui, nel 1948, a dare il via libera alla costruzione del veicolo.
Il primo esemplare del “Tipo 29” (questa la denominazione interna del primo Transporter, basato sul connubio fra la tecnica del Maggiolino e quella degli autocarri), fu realizzato e messo in strada in meno di sei mesi. Ma in breve tempo venne ritirato. Non fu infatti possibile eseguire i test programmati nel modo previsto, in quanto il telaio, che era stato concepito per il Maggiolino, non era adeguato e mancando della necessaria rigidità e resistenza alle torsioni, finiva per trasformare ogni curva in un’avventura dall’esito incerto.
Fu allora sviluppata una scocca autoportante che, nel corso del successivo stadio di test, si rivelò finalmente la soluzione giusta. Tale scocca si caratterizzava per una maggiore robustezza rispetto a quella del Maggiolino, grazie a componenti del telaio realizzati su misura per le esigenze del nuovo Transporter in termini di sicurezza attiva.
Nella primavera del 1950, dagli impianti di produzione di Wolfsburg uscirono i primi Transporter pronti alla messa in strada. Il motore, da 25 cavalli raffreddato ad aria, era posizionato posteriormente. Il veicolo – agile, pratico, polivalente e senza pretese eccessive – sfiorava i 100 chilometri orari di velocità massima. Sulla carreggiata non occupava molto più spazio del Maggiolino, per cui, oltre a fare la sua bella figura nei mercati rionali e nei cantieri, non risultava affatto ingombrante come mezzo per il trasporto.
Ben presto si arricchì di alcuni dettagli “da automobile” che lo resero più comodo ed anche esteticamente più gradevole, diventando bicolore, con il telone avvolgibile e abbellendosi poi di cromo e lustrini: quest’ultimo nuovo look era proprio del bus “Samba”, presentato nel 1951, che divenne la star incontrastata della famiglia dei Transporter.
Da quel momento in poi, il Transporter fu chiamato internamente “Tipo 2” e non più “Tipo 29”. Sul mercato, invece, fu introdotto come “furgone Volkswagen”. Tuttavia, tra la gente fu ben presto battezzato con un nomignolo simpatico e destinato a grande successo: Bulli. C’è da dire che questo soprannome non fu mai adottato a livello ufficiale, in quanto sul nome Bully (seppure differisse per la “y” finale) aveva già il copyright l’azienda di Mannheim Lanz, produttrice di trattori. Ciononostante la vox populi non si lasciò intimidire: per la gente il veicolo Volkswagen del tipo Transporter, furgone o bus, era e rimaneva comunque un Bulli. Questo termine, derivante dalle iniziali delle parole tedesche Bus e Lieferwagen (quest’ultima significa furgone, autocarro per consegna merci) integrate per ragioni di praticità fonetica dalla lettera intermedia “l”, evocava un aggettivo tedesco perfettamente calzante: bullig, vale a dire vigoroso, muscoloso.
Ancora oggi i fan del Bulli si raccontano spesso e volentieri l’origine di questo antico soprannome del veicolo che ha accompagnato da protagonista il miracolo economico tedesco del secondo dopoguerra, diventandone un’icona.
Un veicolo per la rinascita Il furgone Volkswagen motore dell’economia
Il miracolo economico tedesco del dopoguerra è indissolubilmente legato a due nomi: Ludwig Erhard, ministro dell’Economia del governo presieduto dal primo cancelliere della neonata Repubblica Federale, Konrad Adenauer, e Bulli, il furgone Volkswagen che si rivelò il veicolo per tutte le evenienze. Questo binomio segnò in modo particolare la fase dinamica della ricostruzione, che seguì, all’inizio degli anni Cinquanta, alla desolazione del dopoguerra.
Il furgone Volkswagen costituì in quel periodo il partner ideale di tutti coloro che avevano più di 18 anni, possedevano la patente di guida ed erano in grado di intravedere le gratifiche economiche che attendevano quanti lavoravano con impegno e tenacia. Persone che non stavano con le mani in mano, che non esitavano a darsi da fare e che erano sempre affidabili. Come il Bulli, appunto.
Le dimensioni ridotte e la capacità di mantenersi ben controllabile anche sui percorsi più difficili, regalarono al furgone Volkswagen un’aura di indistruttibilità: il Bulli arrivava sempre a destinazione, magari con qualche minuto di ritardo, ma ci arrivava, e con tutto il carico che trasportava.
E tutti vi fecero affidamento: il servizio postale, la polizia, le ferrovie. Già, anche le ferrovie, perché fu creato addirittura un furgone dal telaio appositamente modificato per viaggiare su rotaia. E poi le ambulanze, gli automezzi dei vigili del fuoco... Tutti ricorsero al Bulli, in molti casi sfruttandolo al limite delle sue possibilità e anche oltre il limite, caricandolo all’inverosimile, facendone fumare la frizione, surriscaldare i freni, il motore e così via. Il Bulli sopportò tutto, diventando il “veicolo che tutto può”, senza concorrenti.
Nella pubblicità rimase sempre un po’ nell’ombra, offuscato dal Maggiolino. Ma di certo non mancarono le iniziative per ricordare al pubblico le sue particolari doti. Per esempio, in un’inserzione di tanti anni fa si vede un furgone, debitamente attrezzato e con la luce blu lampeggiante sul tetto, accanto a una squadra di otto vigili del fuoco della piccola stazione dei pompieri di Barmbek. Il testo recita: “Chi ha fretta, di solito sceglie il Transporter. Sia noi pompieri che tutti quelli che hanno l’agenda che scotta. Perché il Transporter è un furgone unico nella classe degli automezzi da una tonnellata, agile e scattante anche in mezzo al traffico della metropoli. E sempre affidabile”.
La versatilità del Bulli si rivelò tale da dare addirittura origine a una nuova area del mondo automobilistico, quella degli allestitori di interni. All’inizio furono realizzate strutture improvvisate, come ad esempio lo scaffale di legno a tre o quattro ripiani per i pasticceri. Con il passare del tempo, però, queste strutture divennero sempre più professionali e mirate.
Del Bulli sono esistite le variazioni più fantasiose, dal frigorifero su ruote al banco di vendita ambulante. I furgoni Volkswagen portavano nel dopoguerra le merci più disparate nei luoghi più impensati, in certi casi veicolando indirettamente le storielle locali ad un ritmo persino più rapido del tam-tam delle parrucchiere. Il Bulli univa le persone e le manteneva in contatto in un’epoca in cui i telefoni erano ancora rari.
In certi casi il furgone fu utilizzato anche sottoterra, nei luoghi dove, nel dopoguerra, si estraeva il sale. Là il Bulli si rivelò un tuttofare insostituibile: venne impiegato per il trasporto delle persone e delle merci, il traino dei carrelli, il trasporto dei cibi destinati alle mense dei lavoratori e così via. Con il tempo quei veicoli aggrediti dal sale assunsero sembianze stranissime, che li resero impresentabili alla luce del sole: chi li utilizzava smontava le porte sostituendole a volte con delle catene e toglieva anche i finestrini per far passare almeno un po’ d’aria nei tunnel sotterranei scarsamente ventilati.
In superficie, alla luce del sole, il furgone Volkswagen rappresentò una realtà per trasportare anche sogni, ovunque, pure là dove il cinema non era ancora arrivato, portando l’eco dei film che spopolavano nella Germania del dopoguerra. Come “Heidi” o “Il cacciatore della foresta d’argento”. Il Bulli dunque non fu solo il motore dell’economia, ma anche il Transporter che trasportò la buona novella di tempi migliori.
Un mezzo per viaggiare e scoprire il mondo Il “Campingbox”, auto da sogno degli anni ‘50
“Campingbox”: questo è il nome con cui fu battezzato nel 1951 l’allestimento del Transporter creato dalla Westfalia di Wiedenbrück, per garantire la massima libertà di movimento di un ufficiale britannico in Germania. L’ordine impartito era semplice: un furgone Volkswagen con un adeguato arredamento da installare in maniera accurata, che consentisse di dormire, soggiornare e lavorare. Un’idea che coglieva appieno lo spirito dei tempi.
Ecco la ricetta. Si prenda un furgone Volkswagen. Lo si munisca di una doppia porta fra il montante B e il montante C. Dietro i sedili anteriori si installi un mobiletto multifunzionale decorato secondo i gusti del padrone di casa e, successivamente, elementi scelti dalla padrona di casa. Per esempio delle belle tendine, graziosamente arricciate e nello stesso stile della fantasia a quadretti degli interni. Un divano letto, un tavolo a scomparsa, una panca, un armadio con ante alla veneziana e una mensola con un vano per un fornello a benzina, completavano l’arredamento interno del furgone Volkswagen.
Con un equipaggiamento del genere, divenne l’auto da sogno degli anni ‘50. Si trattava infatti di un veicolo polifunzionale, richiesto allora su quasi tutti i fronti: utilizzabile come albergo ambulante, per viaggi idilliaci al più vicino laghetto, a Grömitz, a Garmisch o a Rimini. Oppure, come la maggior parte degli altri furgoni, usato da artigiani e commercianti come infaticabile animale da soma per sostenere i cambiamenti che stava vivendo l’ancora giovane Repubblica Federale Tedesca. Infatti il “Campingbox” si poteva rimuovere dal veicolo con poche e semplici operazioni, liberando così uno spazio utile da destinare a tanti altri scopi.
Inizialmente, però, il furgone con questo allestimento non ottenne un grande successo di mercato. L’ozio, la vacanza non erano molto diffusi in un periodo di crescita economica caratterizzata piuttosto da duro lavoro e pochi soldi. Ciononostante la produzione iniziò a crescere e sempre più persone erano disposte a spendere, oltre al prezzo di base di 6.000 DM di questa specifica versione, quasi 600 DM per avere mobile mensola, oppure 125 per un armadio. Per 62,50 DM si poteva acquistare un lavandino da fissare alla porta a battenti.
La prima evoluzione del Transporter “Campingbox”, realizzata nel 1955, si chiamava “Export” ed era riconoscibile per uno sportellino presente nella zona anteriore del tetto e per un robusto portabagagli subito dietro. Questo allestimento rimase in produzione per dieci anni. Il suo equipaggiamento divenne sempre più da sogno: negli ultimi tempi aveva persino un fornello a gas nel mobile mensola. Inoltre, come opulenta espressione della nuova agiatezza economica, si poteva ordinare un minibar con copertura in plexiglas. La fornitura includeva anche dieci bicchieri da cocktail per il minibar portatile.
A partire dal 1957, l’intero assemblaggio del veicolo da campeggio Volkswagen con allestimento Westfalia venne effettuato direttamente dalla Casa di Wolfsburg. Appena due anni dopo uscì dalla catena di montaggio il camper numero 1.000. All’inizio degli anni ’60, la Volkswagen produceva dieci camper al giorno.
La situazione economica aveva indotto molte persone ad abbandonare l’idea di possedere un camper finché, ad un certo punto, il mercato fu rivoluzionato dalla comparsa del “Mosaik”. Si trattava di una linea di mobili per gli amanti del fai da te che potevano così allestire secondo i propri gusti un furgone (anche usato), con la possibilità di risparmiare parecchio denaro.
Nel frattempo il veicolo conobbe un’evoluzione tecnica: il motore da 25 CV fu sostituito da uno di 34. Su richiesta era possibile avere anche un propulsore più grande, di 1.500 cm3, che con i suoi 42 CV era in grado di far viaggiare il nuovo “albergo ambulante” ad una velocità massima di 100 km/h.
La realtà del camper Volkswagen si affermò negli Stati Uniti dove, fino al 1976, furono venduti 15.000 esemplari della prima generazione. La domanda tuttavia cresceva anche in Germania: se nel 1960 venivano prodotti dieci camper Volkswagen al giorno, nel 1967 erano già 70.
Il camper Volkswagen era la stella del palcoscenico. Rari sono stati quegli esperti del settore che non hanno raccolto la sfida di realizzare un allestimento ottimale degli interni. Per lo più sono state le differenti varianti del tetto a rivelare una strutturazione razionale dello spazio interno.
Un compagno perfetto per tutte le avventure Bulli, fedele e adeguato in ogni situazione
In sessant’anni di “attività”, il Bulli si è guadagnato la stima di tantissimi viaggiatori ed è stato protagonista in ogni angolo del mondo di avventure on the road, tanto che la sua storia, se raccontata attraverso queste “esplorazioni” del mondo, potrebbe somigliare a un romanzo. Non a caso è diventato il mezzo di trasporto preferito dei surfisti, sempre pronto a soddisfare i desideri di questi cacciatori di onde, in viaggio continuo alla ricerca della cresta più alta da cavalcare con la loro inseparabile tavola. Il Bulli è anche riuscito a conquistare nomi noti di un’altra particolare categoria di viaggiatori: gli artisti. Alcuni attori e cantanti famosi di oggi, infatti, hanno scelto il veicolo della Volkswagen per i propri spostamenti utilizzandolo come un’esclusiva limousine.
Un’avventura-simbolo della vita del Bulli risale alla fine degli anni ’50. Nessuno sa come sarebbe andata a finire quella storia se la tedesca Romy Schurhammer non avesse avuto a portata di mano il suo piccolo portafortuna. Nel 1959, l’allora ventunenne giornalista intraprese un viaggio in India da sola con un furgone Volkswagen come compagno d’avventura, destando molta sensazione per l’epoca. Era una donna giovane e minuta, che si trovò in Afghanistan, circondata da soli uomini in un tradizionale locale da tè. Il capo spirituale del luogo, tutt’altro che entusiasta della cosa, lanciò alla giornalista pesanti accuse. Un’edizione in miniatura del corano, non più grande dell’unghia di un pollice, incastonata in un cofanetto d’oro, riuscì però a placare le ire del mullah. Romy Schurhammer poté così proseguire il suo avventuroso viaggio e portarlo a termine con successo mesi dopo.
Il viaggio compiuto dalla Schurhammer ebbe una durata di quasi un anno. Partendo dalla Germania, la giovane donna attraversò Jugoslavia, Iran e Afghanistan, India, Thailandia, Vietnam, Laos e Giappone. Furono quasi 14.000 i chilometri che la Schurhammer, figlia di un commerciante, percorse nel 1959 con il suo furgone Volkswagen usato, forte di 30 CV e con cabina in legno che lei stessa costruì. Il suo diario di viaggio fu pubblicato col titolo “Guten Tag, Pazifik” e diventò una lettura obbligata specie per coloro che seguirono le sue orme sul cosiddetto “Hippie Trail” verso l’India.
Proprio in quel decennio, in tutt’altro mondo, il Bulli iniziò il suo rapporto con i surfisti. Contemporanei furono infatti l’avvio della produzione in serie del furgone Volkswagen nel 1950, e i leggendari albori della “tavola” in California. Il surf si affermò più tardi, negli anni Sessanta, come sport di tendenza. Alle Hawaii arrivarono i primi appassionati del furgone e del surf. Gli amanti di questa attività sportiva, sempre più numerosi, fondarono un surf club dopo l’altro sulle spiagge da sogno d’America. Ciò che all’inizio non era che un passatempo per pochi divenne un’industria gigantesca. Quella del furgone Volkswagen con le tavole da surf sul tetto divenne un’immagine familiare a chiunque e oggi come allora, con la consueta affidabilità, il furgone Volkswagen porta gli appassionati del surf in qualsiasi angolo del mondo e continua a essere tra loro il simbolo di libertà e indipendenza.
Grazie alla sua proverbiale spaziosità, il Bulli Volkswagen può alloggiare tranquillamente sia le tavole che i letti e rappresenta dunque una conveniente soluzione di mobilità. Chi ama il surf adora parcheggiare la sua “casetta mobile” direttamente sulla battigia, con vista indisturbata sul mare, per tenere d’occhio la situazione ed essere sempre pronto per la prossima uscita con la tavola. Sono ancora molti i surfisti che viaggiano con il T2, T3 o il T4; altri però sono già al volante del modello più recente: il California Beach.
Il furgone Volkswagen è stato ed è tutttora la “surfmobile” numero uno. Non a caso leggende del surf come Brian Talma delle Barbados e surfisti professionisti come Björn Dunkerbeck, Klaas Voget e Normen Günzlein sono fan molto convinti; e del resto anche l’etichetta per articoli da surf Chiemsee, con la quale Volkswagen Veicoli Commerciali collabora molto strettamente, raffigura il furgone Volkswagen prima serie. Volkswagen Veicoli Commerciali sostiene attivamente anche il Festival del Multivan e del Surf, che si svolge annualmente sull’isola di Fehmarn.
Oltre ad avere conquistato le star del surf, il Bulli è entrato nelle grazie di ben alto genere di stelle. Il cantante Robbie Williams, la rock band americana Red Hot Chili Peppers, l’attore Will Smith: quando questi artisti internazionali si muovono, c’è da stare certi che poco lontano si trova un Multivan. L’erede del Bulli è sempre più apprezzato dalle celebrità. Dopo Robbie Williams e il suo gruppo, che per i loro spostamenti nel corso della tournée mondiale si sono serviti di 14 splendidi Multivan color argento, la passione degli artisti per l’attuale evoluzione del furgone Volkswagen per trasporto persone, è letteralmente esplosa.
Al momento anche Chris de Burgh utilizza per la sua tournée l’erede del Bulli. L’attore Peter Lohmeyer con il Multivan va a sciare, il suo collega Jürgen Tarrach lo usa per le vacanze in Italia, la cantante Beyoncé lo preferisce a tutti gli altri veicoli per recarsi ai suoi appuntamenti in Germania.
Al Festival Internazionale del Cinema di Berlino si è vista quest’anno Barbara Schöneberger raggiungere il tappeto rosso dell’ingresso al palazzo del cinema a bordo di un Multivan Business. Questa tendenza non è sfuggita ai giornalisti. La rivista “Max” in Germania ha addirittura assegnato alla versione di lusso del Multivan, vale a dire il Multivan Business, il titolo di “Auto dei divi”.
Il numero delle star che scelgono il Multivan è in continuo aumento. In autunno altri tre gruppi rinomati, fra cui la teenager band US5, candidata da molti a succedere ai celebri Backstreet Boys, saranno in giro a bordo di veicoli Volkswagen. Insomma, anche come simbolo del Lifestyle, il Bulli fa la sua consueta ottima figura.
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