Il Progetto Renault New Mégane

Il Progetto Renault New Mégane

velata al recente Salone di Parigi e in attesa di essere provata su strada dalla stampa italiana, New Mégane è stata oggetto di una tavola rotonda,...

velata al recente Salone di Parigi e in attesa di essere provata su strada dalla stampa italiana, New Mégane è stata oggetto di una tavola rotonda, organizzata da Renault Italia l’11 novembre a Milano, intorno al tema delle nuove tendenze del car design. Fabio Filippini, Direttore del Design della Gamma New Renault Mégane e Direttore Design degli Interni, ha aperto la tavola rotonda focalizzando l’attenzione sul design di New Mégane Berlina, affermando che «con New Mégane Berlina abbiamo voluto realizzare un design da “colpo di fulmine”, una sintesi armoniosa, sia in termini di espressione di dinamismo e sportività che per quanto riguarda solidità, robustezza e qualità percepita. La nostra ricerca si è decisamente orientata verso un linguaggio formale proprio alla passione e alla seduzione automobilistica.» Fabio Filippini ha illustrato come, dai primi tratti di matita, siano state integrate proporzioni dinamiche e volumi scattanti, associati a forme fluide e robuste, elementi che appartengono all’universo dell’automobile sportiva. Parallelamente, si è cercato di ottenere un linguaggio stilistico e formale moderno ed armonioso, con grandi superfici piene e generose. Grazie ad una stretta collaborazione con i designer degli Interni Veicolo, si è arrivati ad un modello con proporzioni molto valorizzanti in termini estetici, coerente con i criteri di abitabilità attesi.

Fabio Filippini ha, quindi, passato in rassegna le tre fasi del Design Renault: la prima (1988-1994) in cui viene posto l’accento sull’innovazione, con la volontà di rinnovare la grande tradizione delle pietre miliari dell’automobile, come già fatto da Renault con le R4, R16, R5 ed Espace. È l’epoca del lancio del programma “Z” (concept car), un’anteprima in Europa, nonché di Twingo, Scénic ed Espace. La seconda fase (1995-2002) ha come punto di partenza la concept car Initiale, alto di gamma “alla francese” che ottiene il Gran Premio del Design della città di Torino: una fase di studio orientata alla ricerca di un’identità estetica forte, di un linguaggio formale proprio a Renault e chiaramente identificabile. La terza fase del Design (dal 2002 ad oggi) nasce da una riflessione incentrata sulla seduzione dei modelli Renault con l’obiettivo di creare il “meccanismo del desiderio”, proponendo uno stile più attraente e meno creatore di barriere. «Abbiamo lavorato per rendere le nostre auto più fluide e per dotarle di curve piene di voluttà. Ci sembrava essenziale riequilibrare il rapporto tra un approccio concettuale diventato troppo funzionalista ed un design imbrigliato da capitolati sempre orientati al volume interno, a scapito dello stile esterno», ha dichiarato Fabio Filippini.

Michael Robinson, car designer noto anche per la sua rubrica su Quattroruote, all’interno della quale analizza e commenta ogni mese lo stile dei nuovi modelli, ha presentato un’analisi stilistico-storica di New Renault Mégane. Partendo dagli stimoli “extra-automobilistici” che i designer monitorano costantemente, appartenenti ad esempio al mondo dell’aeronautica e dell’architettura, il designer statunitense ha rintracciato l’origine delle vari componenti stilistiche di New Mégane, provenienti dal ricco parco di concept car create dal Design Renault negli ultimi 20 anni. «Credo che la salute di ogni Casa automobilistica sia direttamente proporzionale alla quantità e alla qualità di concept car realizzate negli anni. Chi ha un bagaglio pieno di idee sperimentate e giudicate dal pubblico ai vari Saloni, come Renault, ha molte più probabilità di intraprendere le scelte soggettive e stilistiche necessarie per ottenere il successo commerciale in un momento di profonda crisi del settore. Invece, le aziende che ritengono le concept car uno spreco di tempo e di denaro, contando esclusivamente sulle intuizioni strategiche prese di volta in volta senza alcun tipo di feedback dal pubblico, sono aziende che viaggiano ad alta velocità con gli occhi bendati» ha affermato Mike Robinson, concludendo il suo internvento con una celebre frase di Alan Kay, l’inventore del PC: «il miglior modo per predire il futuro, è inventarlo.»

Amelia Valletta, Docente al Master in Trasportation Design alla Scuola Politecnica di Design, ha presentato Scrapbook 2010, un progetto di ricerca dedicato al car design e rivolto alle aziende che operano nell’automotive. «L’obiettivo», ha affermato Amelia Valletta, «è quello di fornire ai centri stile uno strumento di lettura simultanea di segnali provenienti da diverse aree che vanno dal design di prodotto a quello degli interni, dall’architettura alla comunicazione, dal cinema alla moda. Le informazioni vengono selezionate, interpretate, organizzate e descritte in termini di orientamenti estetici futuri (moodboard) e poi tradotte in design direction concrete, riguardanti forme, superfici, colori e materiali». Quattro i grandi orientamenti estetici definiti da Scrapbook per il 2010: Snobal – natural snob (uno sguardo diverso è ormai improrogabile, così come una nuova etica verso l’ambiente ed il pianeta. Che sia questo a condizionare il gusto ed i consumi nel prossimo futuro?), Eros (i bisogni che riguardano direttamente i sensi verranno esasperati fino a diventare una forma di condivisione, esaltandone gli aspetti di tattilità e trasgressione), Superpower o supernormal? (aumenta la richiesta di prodotti semplici, ‘Supernormali’, con un valore aggiunto di design in grado di distinguerli dalla massa di chincaglierie a basso prezzo. Ma quali sono gli ingredienti sui quali il design dovrà far leva per giustificare un posizionamento di mercato più alto?) e Thank art (l’arte rigenera il comune sentire e dialoga con la moda ed il design più innovativi, coraggiosi, informati. Non si tratta di usare l’arte come citazione bensì coglierne sperimentazione, azzardo, idea, pensiero, sibilla, oracolo che da sempre anticipa i tempi).

Fabio Filippini ha chiuso la tavola rotonda con un accenno alla rete dei Centri di Design Renault, sparsi in diverse regioni del mondo per sviluppare i progetti nelle immediate vicinanze dei mercati del Gruppo, diversificare le fonti di creazione, osservare ed analizzare le tendenze locali e proporre percorsi di carriera a livello internazionale. Il Technocentre di Guyancourt è al centro di questo dispositivo, completato da 6 centri satellite situati a Parigi (Francia), Barcellona (Spagna), Kiheung (Corea del Sud), Mumbay (India), Bucarest (Romania) e San Paolo (Brasile). Il Comitato di Direzione del Design definisce annualmente il programma delle “Missions tendances”: organizzate 4 volte l’anno, queste missioni sono destinate a sviluppare la creatività dei designer, ampliandone la visione e stimolandone la curiosità. Esse consentono ai designer di individuare ed analizzare le tendenze in tema di design ambientale, architettura, design grafico, moda, design prodotto o, ancora, nuovi materiali. Tali missioni favoriscono l’esplorazione di nuovi territori geografici, modi di vita e di consumo, in sinergia con la pratica del mestiere di designer automobilistico, consolidando anche nuove esperienze realizzate nell’ambito di équipe ridotte, in un breve periodo, attraverso obiettivi mirati.

«Scoprire una città, la sua dinamica culturale, visitare una manifestazione, analizzarne gli elementi essenziali, acquisirne spunti per il nostro settore di attività, incontrare creativi di spicco, confrontare le esperienze: sono questi gli obiettivi delle missions tendances. Creare ponti, uscire dal settore automobilistico per poterci tornare in modo ancora migliore. Stabilire un collegamento tra design, design automobilistico e cliente per mantenere la creatività al massimo livello di rigore» ha concluso Fabio Filippini.

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