AMD (NYSE: AMD) ha rilasciato la seguente dichiarazione a seguito alle perquisizioni effettuate dall'autorità antitrust coreana nell'ambito delle indagini riguardanti possibili violazioni perpetrate da Intel Corporation nei confronti delle leggi nazionali che regolano i monopoli e la libera concorrenza: "Le perquisizioni condotte in Corea sono ulteriore evidenza di come gli organi competenti di tutto il mondo stiano intensificando le azioni investigative nei confronti delle pratiche anticompetitive di Intel, avendo buone ragioni di ritenere che esistano prove di abusi monopolistici illegali", ha dichiarato Thomas M. McCoy, Executive Vice President, Legal Affairs e Chief Administrative Officer di AMD. "Perquisizioni simili condotte dalle autorità antitrust giapponesi hanno già comprovato la sussistenza di pratiche di business illegali in violazione della legge antimonopoli. Lo scorso anno anche la Commissione Europea aveva effettuato altre perquisizioni per raccogliere prove degli abusi monopolistici di Intel nell'Unione. Quante perquisizioni dovranno essere ancora svolte ed in quanti Paesi, prima che Intel ammetta la responsabilità delle proprie azioni anticompetitive e cessi le proprie condotte illegali?"
Le perquisizioni effettuate in Corea rientrano nelle indagini sui rapporti tra Intel e quattro produttori sudcoreani di PC. AMD continua a ritenere - così come specificato nella causa intentata il 27 giugno 2005 presso la Corte federale del Delaware - che i produttori di PC di tutto il mondo siano vittime della potenza monopolistica di Intel.
Le perquisizioni svoltesi in Corea avvengono in un momento di crescente controllo sulle pratiche di business seguite da Intel.
La causa promossa da AMD nei confronti di Intel spiega in dettaglio le modalità con le quali quest'ultima sia riuscita a mantenere il proprio monopolio nel mercato dei microprocessori x86, impedendo di fatto ai clienti di ogni parte del mondo di intrattenere rapporti con AMD. La causa identifica 38 aziende - grandi produttori di computer, piccoli assemblatori, grossisti e retailer - vittime di azioni coercitive da parte di Intel suddivise in sette categorie di illegalità condotte in tre continenti. Il testo della causa intentata da AMD è consultabile all'indirizzo http://www.amd.com/breakfree.
La causa fa seguito a una sentenza del marzo 2005 con cui la commissione antitrust giapponese ha contestato a Intel l'abuso di posizione monopolistica mirata ad escludere una concorrenza aperta ed equilibrata in contrasto con l'Art. 3 della normativa nazionale antimonopoli. La sentenza ha confermato la deliberata condotta illegale di Intel allo scopo di bloccare la crescita di AMD sul mercato imponendo limitazioni ai produttori giapponesi di PC. Intel non ha impugnato tale sentenza.
Il 30 giugno 2005 AMD Japan ha quindi intentato due cause avanti l'Alta Corte di Tokyo e la Corte Distrettuale di Tokyo contro la filiale giapponese di Intel Corporation, Intel K.K., chiedendo il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata osservanza della legge antimonopoli nazionale. Il 16 dicembre 2005 la Corte Distrettuale di Tokyo ha rigettato l'istanza con cui Intel K.K. aveva chiesto di secretare le prove della propria condotta illegale, e stabilito che vengano fornite alla Corte, ad AMD e a Intel le prove raccolte dalla commissione antitrust nel corso dell'anno di indagini svolte sulle violazioni commesse dalla stessa Intel.
Nel luglio 2005 la Commissione Europea, in concerto con le autorità antitrust nazionali, ha perquisito le sedi Intel in Europa oltre agli uffici di altre aziende IT europee che producono o vendono computer nell'ambito delle correnti indagini sulle pratiche di business seguite da Intel. AMD continua a collaborare con le autorità antitrust di tutto il mondo per valutare i danni provocati al mercato e ai consumatori dalle azioni di Intel.
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