Charlie Bartlett, la commedia dell’era del prozac

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Charlie Bartlett è un ragazzo ricco. Vive in una villa solo con la madre e ha un autista che lo porta a scuola in limousine. Ma Charlie è un ragazzo irrequieto che sogna di parlare alle folle. Espulso da diverse scuole private, in cura da prestigiosi quanto inefficienti psicologi, prova l’esperienza di un liceo pubblico, dove diventerà un sorta di guru-psicologo-spacciatore osannato da chi lo ama e anche da chi inizialmente lo odia.

Ma si trova a pagare pesanti dazi, come il confronto con il Preside Gardner che, guarda caso, è anche il padre di Susan, la ragazza di cui è innamorato, peraltro ricambiato. Ed è un confronto non indolore, che riapre in Charlie le ferite causate da un padre incolpevolmente assente.

Prodotto da Jay Roach (regista e produttore di commedie demenziali come “Austin Powers” e “Borat”), diretto dall’esordiente Jon Poll, “Charlie Bartlett” potrebbe sembrare il classico teen-movie con i classici liceali alle prese con le loro paturnie. Si ride molto, e di gusto anche, e la trama è un continuo andirivieni di colpi di scena montati al ritmo di una grande colonna sonora rock. Ma questo non lo rende un film superficiale, anzi. È un film che a tratti fa anche male, perché lo sceneggiatore Gustin Nash delinea profili di adolescenti in maniera tutt’altra che schematica.

E soprattutto li mette in confronto con la realtà, con le responsabilità che da piccole diventano grandi. Il confronto incrociato tra Charlie, sua madre depressa, il preside Gardner e la ribelle figlia Susan è complesso e approfondito, per nulla scontato. Lo stile sincopato e veloce permette di creare una sorta di corto circuito identificativo tra adulti e ragazzi, con unico collante lo psicologo improvvisato Charlie. E le differenze tra i due mondi in fondo non sono poi così tante.

Tra i pregi di un film che potrebbe essere la vera sorpresa della stagione estiva, impossibile non menzionare la performance dei quattro attori principali: Anton Yelchin nel ruolo di Charlie, Robert Downey jr è il preside, Hope Davis è Marylin Bartlett, madre di Charlie e la soprendente Kat Dennings impersona Susan. Quattro ruoli facilmente passibili di overacting, affrontati invece con la giusta misura, anche se si tratta di recitare in mutande in strada o sparare a casaccio sull’orlo di una piscina completamente ubriachi.

Charlie Bartlett

Il sottotitolo italiano se non fuorviante, è assolutamente parziale. Il prozac viene citato una volta sola, come una medicina tra le tante; il discorso inerente al consumo di qualsiasi tipo di medicinale a fine antidepressivo sicuramente non costituisce il fulcro della narrazione. Che invece, come da titolo originale, è solo uno: Charlie Bartlett.

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