Con lo sviluppo degli standard basati su Internet-based per le comunicazioni B2B, molti hanno predetto la fine del Value Added Network (VAN). Ma questa ipotesi rispecchia davvero la realtà? Di fronte all’emergere degli standard basati su internet come AS2, stiamo davvero assistendo alla scomparsa del VAN o continua a essere ancora vivo e competitivo? La montatura IT che ruota attorno a questa situazione concorda con la prima affermazione. Nonostante ciò, come spesso accade con speculazioni di questo tipo, la realtà è alquanto differente.
Per molto tempo, il VAN è stato scelto come piattaforma di comunicazione B2B e, ancora oggi, costituisce la dorsale di un grande numero di aziende – nonostante la consapevolezza che la connettività Internet offra costi ridotti. Alcuni responsabili B2B continuano a essere restii nel cambiare le proprie comprovate soluzioni VAN in cambio dei benefici promessi dalle comunicazioni basate su Internet. E, se da un lato, i professionisti di supply chain estese migreranno sempre più verso transazioni commerciali basate su Internet, dove è chiaro che le dinamiche aziendali devono cambiare, allo stesso tempo, continueranno a mantenere ed estendere anche l’utilizzo del VAN con il resto delle proprie comunità B2B.
Bisogna apprezzare il fatto che la disputa “VAN contro Internet” non è solo una discussione sterile “o l’uno o l’altro”. Un modello possibile per un prossimo futuro è costituito da “ibrido” VAN/AS2 di nuova generazione – evoluto in risposta ai cambiamenti della domanda di integrazione B2B. Per di più, questo rappresenta il primo passo verso un processo di trasformazione molto più ampio che ridefinirà il VAN che conosciamo noi oggi.
Storicamente, il VAN era tutto ciò che rappresentava la disponibilità dell’informazione: le soluzioni VAN di prima e seconda generazione erano pertanto intese come “connessione” e “interazione”. Il mercato EDI, però, si è evoluto dal suo avvio nel 1990 e le nuove capacità offerte per scambiare dati con i sistemi back office e standard come Tradacomms hanno fatti si che alcuni player, come Sterling Commerce, si muovessero in questa direzione. Questo perché le soluzioni EDI hanno potenzialità superiori rispetto a quello di cui che le aziende hanno bisogno, vogliono e pretendono da questo genere di soluzioni.
Fondamentalmente, lo scambio di informazioni non è durato abbastanza a lungo e le funzionalità per una collaborazione realmente efficace, che trasformano le informazioni in “valore”, hanno cominciato a diffondersi. Questa trasformazione consente di analizzare le informazioni che vengono scambiate e di utilizzarle per indirizzare azioni significative.
Questo è quello che Sterling definisce come il modello delle 3 “A”: availability, analisys, action (disponibilità, analisi, azione).
- Disponibilità - connettività, reti, integrazione, traduzione - Analisi – applicazioni, business intelligence, monitoraggio delle attività aziendali - Azione – gestione dei processi aziendali
In pratica, questo si può tradurre in
- Rendere le informazioni disponibili (per i partner commerciali e per altri dipartimenti all’interno dell’azienda) - Fornire all’azienda gli strumenti per analizzare queste informazioni e per comprendere come utilizzarle - Sviluppare processi di business per realizzare azioni basate sulle analisi
Di fatto, il ruolo del VAN all’interno di questo modello è sempre stato limitato alla prima “A” –disponibilità - e questa, a sua volta, è stata semplicemente “tra” piuttosto che “all’interno” delle aziende. Le organizzazioni che desiderano perseguire il modello delle 3A – per esempio fornendo a loro stesse la capacità di analizzare le informazioni che stanno scambiando con i partner commerciali, e di realizzare azioni significative basate su queste analisi – dovrebbero investire in applicazioni proprietarie aggiuntive.
Per le più grandi organizzazioni multinazionali, il fatto di realizzare significativi investimenti di capitale per supportare nuove e ripetute modalità di lavoro non testate (con la consapevolezza che i piani dovranno essere ri-valutati e modificati frequentemente) non è rassicurante. Alcune aziende hanno preferito affidarsi inizialmente ad applicazioni host e a servizi di integrazione che forniscono un maggior livello di flessibilità.
In molti casi, quando la fiducia delle organizzazioni cresce e il valore dei nuovi processi nel lungo periodo diventa più evidente, questi servizi in outsourcing vengono riportati in house, con relativi investimenti associati a infrastrutture IT. Spesso però, il valore portato dai processi in modalità outsourcing porta a mantenere tale modello, anche per continuare a supportare processi ormai ben gestiti. In questi casi, il servizio in outsourcing diventa una naturale estensione delle infrastrutture interne e come tale viene trattato.
Il crescente consenso per i modelli di servizi host apre la strada ai “VAN” di prossima generazione – una piattaforma di servizi host, completamente sviluppati, capace di offrire funzionalità di integrazione e per le applicazioni a supporto della piena gestione e visibilità dei processi aziendali, come proposto dal modello 3A. Il nuovo “super VAN” risulta essere sempre più vicino a ciò che si intende per Business Process Network.
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