Il mito dell'Atlantide delle sabbie rivive in "Uncharted 3: L'inganno di Drake"

Il mito dell'Atlantide delle sabbie rivive in "Uncharted 3: L'inganno di Drake"

Dalle strade di Londra al deserto arabo, il cacciatore di tesori Nathan Drake torna protagonista in Uncharted 3: L’inganno di Drake™, dove ripercorre il...

Dalle strade di Londra al deserto arabo, il cacciatore di tesori Nathan Drake torna protagonista in Uncharted 3: L’inganno di Drake™, dove ripercorre il cammino del leggendario Lawrence d’Arabia alla ricerca della mitica città perduta di Iram, battezzata da Lawrence “l’Atlantide delle sabbie”. Secondo la tradizione e il folclore arabo, Iram – nominata talvolta anche come Ubar, Aran, Irem – era una città mercantile situata nel deserto del Rub' al-Khali, la più grande distesa di sabbia del mondo, nella parte sud-orientale della Penisola Arabica. Stando alle leggende, le origini della città risalirebbero al 3000 a.C.; per oltre tre millenni, Iram si sarebbe arricchita a dismisura grazie alla sua posizione strategica, vera e propria oasi fra le rotte commerciali che collegavano il Medio Oriente con l’Europa, al punto da guadagnarsi l’appellativo di “città dalle mille colonne”. Nel Corano (89, 6-8) si legge che, nel I secolo d.C., Iram fu distrutta dalla collera divina insieme alla stirpe araba di Banu ‘Ad, che osò sfidare Allah innalzando alti edifici costruiti in pietra. Della città, dunque, non resta ormai alcuna traccia. Ma la sua leggenda è ben presto entrata a far parte della cultura occidentale: di Iram si parla infatti ne Le mille e una notte, e in seguito alla traduzione del testo, esploratori e cacciatori di tesori si sono spinti nel selvaggio deserto arabo alla ricerca della mitica città perduta. Il più famoso degli avventurieri che si misero sulle tracce della città perduta fu senza dubbio Thomas Edward Lawrence (1888-1935), passato alla storia come Lawrence d’Arabia, che prima di diventare uno dei protagonisti della rivolta araba di inizio Novecento è stato archeologo ed esploratore. Nel 1910 è a Karkemish, fra Siria e Turchia, dove sulle rive dell'Eufrate effettua ricerche sotto la guida di Sir Leonard Woolley per conto del British Museum. È proprio in questo periodo che Lawrence inizia a mostrare interesse per la città perduta di Iram, che ritorna più volte nelle sue memorie, ma che non riuscirà mai a scoprire.

In anni più recenti, per rintracciare le rovine della città dalle mille colonne è stata scomodata addirittura la NASA: il regista e archeologo dilettante Nicholas Clapp – spesso chiamato “il vero Indiana Jones” – ha infatti chiesto e ottenuto dall’ente spaziale americano di scattare delle foto satellitari, grazie alle quali ha individuato una possibile collocazione di Iram nella provincia di Dhofar, in Oman. Nel 1992, Clapp ha poi personalmente condotto una spedizione nel deserto arabo, concentrandosi su un antico pozzo chiamato Ash Shisa, nelle vicinanze del quale sono in effetti stati ritrovati i resti di un sito molto antico, che sarebbe crollato nei primi secoli dopo Cristo conseguentemente all’esaurirsi della falda acquifera sopra la quale era costruito.

Nonostante queste recenti scoperte, la vera collocazione di Iram continua a rimanere avvolta nel mistero, e il suo fascino non cessa di ispirare scrittori e ricercatori: la città è infatti citata in una commedia di Kahlil Gibran intitolata appunto Iram, City of Lofty Pillars, così come in La città senza nome di Howard Phillips Lovecraft. Neil Gaiman, infine, nel suo American Gods, fa apparire un demone che lavora a New York come taxista, e che sostiene di essere originario della città di Ubar.

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