Il reparto informatico della polizia di Portland, abituato nello smascherare ragazzini maniaci del download pirata, siti truffaldini e insospettabili frequentatori di chat oscene, incappa quasi casualmente nel sito “Killwithme.com”. Irrintracciabile, il portale offre ai visitatori lo spettacolo in streaming della morte di un gattino incollato a trabocchetto sulla carta moschicida. Se i responsabili del dipartimento minimizzano, per l’agente Jennifer Marsh l’uccisione del gattino è un campanello d’allarme, il preludio a qualcosa di più clamoroso. E ha ragione: dopo poco sullo stesso sito al posto dell’animale c’è un uomo. E la tortura che gli viene inflitta dipende direttamente dal numero di visite del sito. Più si clicca (si guarda), più la tortura ha effetto portando alla morte la vittima. È il primo di una serie, e più avanzerà l’indagine dell’agente Marsh, affiancata dal collega Dowd e dal detective Box, più sarà l’assassino ad avvicinarsi a lei e alla sua vita privata.
Gregory Hoblit è uno specialista del thriller declinato nelle sue varie accezioni (dallo psicothriller al thriller metafisico). Qui si cimenta con il torture-porn di recente genesi – in pratica quei thriller-horror come “Saw” o “Hostel” che trovano il loro punto di forza nell’esibizione di torture efferate e sofisticatissime. La base filosofica del coinvolgimento attivo dello spettatore nel massacro della vittima è un discorso complesso per essere sviscerato nei dettagli ma tutto sommato anche piuttosto risaputo, affrontato dal genere (e non solo) plurime volte, anche in passato. Poco importa se in questo caso il voyeurismo si trasforma concretamente in un click. Né tanto meno è del tutto nuova l’idea di un sito assassino: c’è almeno il precedente di “Paura.com”, comunque assolutamente trascurabile. Il film di Hoblit sembra in effetti essere adatto alla collocazione agostana, generalmente destinata a film senza infamia e senza lode (con alcune eccezioni sia in positivo che in negativo). Questo perché comunque, a differenza dei vari Bousman o Roth, autori dei capofilone citati, Hoblit calca un po’ meno lo mano con l’esibizione della tortura, lasciando che siano più i dettagli e le reazioni dei protagonisti ad illustrare la fantasia perversa del torturatore virtuale. Al contempo, cerca di approfondire il lato della pura detection da parte dei protagonisti. La messa in scena quindi ha i tempi giusti, è piuttosto diligente e pulita, senza fronzoli, ma purtroppo anche piatta e senza particolari guizzi che potrebbero elevare il film dalla media e diventare appetibile così anche ai non appassionati.
All’attivo ci sono alcuni piccoli particolari relativi alla descrizione del personaggio protagonista, interpretato da Diane Lane – troppo devota a lavoro e defunto marito per lasciarsi andare a una possibile love story. Ma se Marsh è un personaggio comunque abbastanza corposo, i caratteristi secondari rientrano tutti in una galleria di personaggi sin troppo scontati, se pure simpatici; come al solito in testa c’è il killer che oltre ad essere abbastanza improbabile di per sé, gli vengono messi in bocca i classici monologhi da cattivo conditi da espressioni assenti da finto psicopatico. Immancabili alcuni buchi di sceneggiatura clamorosi, soprattutto nel finale, e probabilmente anche gli esperti di informatica troveranno qualcosa da ridire. Il pregio del film è comunque di aver conservato una certa minima distanza dalla materia trattata rispetto ad altri prodotti simili (vedi “8mm” di Schumacher), anche se il rischio della fascinazione è spesso in agguato.
Vale la pena considerare la problematica del downolad selvaggio e della masterizzazione, che forse per la prima volta sono trattati in maniera esplicita e consistente. All’inizio un ragazzino viene portato via in maniera plateale dalla polizia, e non mancano vere e proprie paternali sull’argomento, simili ai messaggi che passano al cinema o in vari dvd (originali, ovviamente) prima dei film. Chissà che l’industria cinematografica non cominci a tutelarsi tramite una politica di colpevolizzazione dello spettatore anche attraverso i film stessi…
Un’ultima curiosità: il sito “Killwithme.com” esiste veramente. Ma è solo un game promozionale del film!
Nella rete del serial killer (in sala dal 1 agosto) Titolo originale: Untraceable, USA 2008 Regia: Gregory Hoblit Soggetto Robert Fyvolent, Mark Brinker Sceneggiatura: Robert Fyvolent, Mark Brinker, Allison Burnett Direttore della fotografia: Anastas Michos Scenografia: Cindy Carr Montaggio: Gregory Plotkin, David Rosenbloom Musica: Christopher Young Produzione: Andy Cohen e Steven Pearl per Cohen/Pearl Production durata: 103 minuti cast: Diane Lane (Agente Jennifer Marsh), Billy Burke (Detective Eric Cox) Colin Hanks (Agente Griffin Dowd), Joseph Cross (Owen Reilly), Mary Beth Hurt (Stella Marsh), Peter Lewis (Richard Brooks), Tyron Giordano (Tim Wilks), Perla Haney-Jardine (Annie). Distribuzione: 01.
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