Raffaele Sollecito torna sotto i riflettori di Verissimo e affida a Silvia Toffanin il racconto di una vita segnata da uno stigma che non si è mai dissolto. Mi sento ancora prigioniero di uno stigma che mi perseguita e che, di fatto, ha condizionato tante cose nella mia vita, confida Sollecito, a quasi vent'anni dal delitto di Perugia che lo ha visto coinvolto insieme ad Amanda Knox. Il peso della vicenda personale emerge con forza, così come le difficoltà ancora oggi vissute a causa di quel tragico evento.
Nel corso dell'intervista, Sollecito si sofferma anche sul Caso di Garlasco e su Alberto Stasi, esprimendo parole di vicinanza e solidarietà. Io e Alberto Stasi siamo accomunati dall'ingiustizia che c'è dietro le nostre vicende. Per me è assolutamente innocente, afferma, sottolineando come per Stasi non sia mai stata trovata una prova decisiva che ne dimostri la colpevolezza.
Non manca poi un riferimento al nuovo spettacolo teatrale di Amanda Knox, intitolato Cartwheel. Il titolo, secondo Sollecito, è una vera e propria provocazione. Il titolo dello spettacolo di Amanda Knox, Cartwheel, è una provocazione. Mi ha un po' colpito lo stomaco sapere che lo ha intitolato così richiamando la 'ruota' fatta in questura, confessa. Ricordando quell'episodio, Sollecito aggiunge che certe cose forse sarebbero state meglio risparmiarle, come portare un coltellino a serramanico in questura: Non la porterei come una bandiera.
L'intervista prosegue con il racconto di un episodio avvenuto a Gubbio, quando Sollecito, insieme ad Amanda, fu scambiato per il padre della figlia di lei da un artista di strada. Quando ho risposto che la bambina non era mia ho avuto un sussulto. C'è stato come un fermo immagine, per più di un minuto nessuno ha fiatato, rivela. L'occasione porta a una riflessione intima e dolorosa: Cosa sarebbe successo nel concreto senza questa tragedia? È un punto interrogativo che forse non avrà mai risposta.
Sullo sfondo, resta la profonda delusione verso le istituzioni italiane e la difficoltà di pensare a un futuro nel nostro Paese. Sollecito ammette infatti: Non ho nessuna stima dell'Italia, delle sue istituzioni. Non voglio creare una famiglia qui. Parole che pesano e testimoniano lo stato d'animo di una persona che, nonostante l'assoluzione, continua a scontare nella quotidianità le conseguenze di una storia giudiziaria e mediatica senza eguali.
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