Riapre il Castello dei Clavesana con la mostra Figure di donna sull'arte italiana

Riapre il Castello dei Clavesana con la mostra Figure di donna sull'arte italiana

La mostra Figure di donna porta 35 capolavori della Collezione Cavallini Sgarbi al Castello di Andora, esplorando oltre quattro secoli di arte italiana.

Il Castello dei Clavesana di Andora torna alla collettività come polo museale d'eccellenza con la grande mostra Figure di donna. Tesori d'arte dalla Fondazione Cavallini Sgarbi, offrendo un viaggio straordinario nel ruolo della donna nell'arte italiana dal Cinquecento all'inizio del Novecento.

L'esposizione, curata da Vittorio Sgarbi e Pietro Di Natale, riunisce per la prima volta trentacinque opere tra dipinti e sculture provenienti dalla prestigiosa Collezione Cavallini Sgarbi, dichiarata di eccezionale interesse storico artistico dal Ministero per i Beni e le Attività culturali. In mostra si possono ammirare capolavori di maestri come Guido Cagnacci, Artemisia Gentileschi, Ignazio Stern e Orsola Maddalena Caccia, oltre a numerosi altri artisti che hanno interpretato la figura femminile con linguaggi e sensibilità differenti, tra sacro e profano, mito e realtà.

Il percorso espositivo attraversa l'intero territorio italiano, offrendo uno sguardo ampio e stratificato sulla rappresentazione del femminile nell'immaginario figurativo occidentale. Ogni opera racconta come la donna sia stata raffigurata, idealizzata e decostruita dagli artisti, rappresentando idee, sentimenti e aspirazioni che trascendono il tempo storico.

L'allestimento è il risultato di una sinergia tra Fondazione Cavallini Sgarbi, Comune di Andora e Fondazione Borgo Castello. Il catalogo, edito da La nave di Teseo, è dedicato a Stefano Bighi, recentemente scomparso, oltre che a Rina Cavallini e Giuseppe Sgarbi, genitori di Vittorio ed Elisabetta.

Il sindaco Mauro Demicheli sottolinea il valore civico e culturale dell'iniziativa: Con emozione e gratitudine affido il futuro di Borgo Castello a tutti coloro che amano l'arte. Ogni visitatore di questa mostra entra a far parte di questo percorso virtuoso: contribuisce a custodire e tramandare un patrimonio artistico italiano di alto valore, che appartiene alla nostra comunità e, insieme, alla storia del nostro Paese.

Lo storico dell'arte Pietro Di Natale aggiunge: La mostra propone un appassionante viaggio attraverso alcune delle più affascinanti raffigurazioni femminili conservate nella collezione della Fondazione Cavallini Sgarbi, offrendo l'occasione di esplorare la straordinaria varietà di significati assunti dalla figura della donna nell'arte italiana nel corso di oltre quattro secoli. Una selezione di trentasei opere, tra dipinti e sculture di straordinaria qualità, realizzate tra il Cinquecento e l'inizio del Novecento da artisti - e artiste, come Artemisia Gentileschi e Orsola Maddalena Caccia - differenti per provenienza geografica e formazione, dà vita a un percorso che conduce dall'universo delle idee alla dimensione storica e individuale, attraversando il mondo pagano e quello cristiano. L'esposizione offre così un'ampia e strutturata riflessione sul ruolo della donna nell'immaginario figurativo occidentale, rivelando come la sua immagine sia stata costantemente reinventata per incarnare, di volta in volta, idee, aspirazioni e sentimenti capaci di trascendere il tempo.

Non si tratta solo di una rassegna di capolavori, ma di una riflessione profonda sulla bellezza, la sensualità e la forza dell'identità femminile. Vittorio Sgarbi sottolinea: Siano esse divinità, figure letterarie o del mito, sante, blasfeme o nobildonne, tutte queste donne hanno in comune l'intraprendenza e la sensualità, che ogni artista ha presentato a suo modo. I molti volti della bellezza che vedremo - visi idealizzati, tratti di vivo realismo, avvenenze sformate dal tempo o dal tormento, illuminate dalla grazia - non debbono richiamare la vertigine predatoria del catalogo di Leporello nel Don Giovanni di Mozart. Essi sono piuttosto figure, parvenze al pari delle apparizioni dantesche descritte da Erich Auerbach, capaci di rappresentare e annunciare qualche altra cosa, qualcosa in cui possiamo riconoscere noi stessi. È questo il fine, è questo il desiderio, che alimenta la ricerca della bellezza: arrivare a riconoscere quella bellezza dentro di sé.

L'apertura del Paraxo come nuovo polo museale segna il primo passo di un progetto pilota di rigenerazione urbana e culturale, supportato dal Ministero della Cultura nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con l'obiettivo di valorizzare la memoria storica proiettandola verso il futuro.

La mostra è visitabile ogni giorno previa prenotazione con visita guidata tramite e-mail, WhatsApp o presso lo sportello IAT di Andora. Ogni venerdì e sabato dalle 18.00 alle 21.00 sono previste visite anche senza prenotazione.

Riapre il Castello dei Clavesana con la mostra Figure di donna sull'arte italiana

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