L’attenzione per la realtà e le forti emozioni nello scegliere i film in concorso del Giffoni Film Festival viene confermata anche dalle pellicole vincitrici. Le 170 pellicole in concorso, programmate nelle sei sezioni e che hanno visto impegnati 3300 giurati, hanno proposto storie con tematiche sia di grande attualità che di puro intrattenimento.
La divisione per età delle sezioni, Elements +3 (3-5 anni), Elements +6 (6-9 anni), Elements +10 (10-12 anni), Generator +13 (13-15 anni), Generator +16 (16-17 anni), Generator +18 (dai 18 anni in su), sono rispecchiate nella scelta dei vincitori.
Le forti emozioni hanno spinto i ragazzi di + 6 a premiare “Famous Five” del tedesco Mike Marzuk un classico film di avventura per ragazzi e che rivisita la serie televisiva anni ‘70 “La banda dei cinque”, così come per i ragazzi di +10 che hanno scelto “Victor and the secret of Crocodile Mansion” di Cyrill Boss & Philipp Stennert, un thriller per ragazzi che utilizza la lezione di Hitchcock, con suspense e mistero, per presentare ai giovani l’idea della morte.
La necessità di sentimenti assoluti e primari, il bisogno di libertà, la ricerca di amicizia, il bisogno dei ragazzi di superare gli ostacoli che molto spesso vengono posti dagli adulti sono al centro delle pellicole vincitrici delle sezioni dei ragazzi più adulti: per +13 vince “Frisson des collines” del canadese Richard Roy che, ambientato alla fine degli anni ’60, segue il piccolo protagonista, Frisson appunto, nella sua forsennata ricerca e scoperta della libertà.
I ragazzi della sezione +16 hanno preferito l’attualità del conflitto Israelo-Palestinese e il messaggio di necessità di pace e convivenza con “A bottle in the Gaza Sea” di Thierry Binisti.
Il traffico illegale di bambini è al centro di “Barbie” del sud coreano Sang-woo Lee, film vincitore della sezione +18. Pellicola indipendente a basso costo, “Barbie”, mostra la lotta impari tra quella che dovrebbe essere la spensieratezza dell’infanzia ed un mondo di adulti in cui si è disposti a tutto pur di alleviare il proprio dolore, anche a discapito di altri.
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