Festival musicale Voci d'Acqua, dal 27 al 30 luglio

Dopo 5 anni dall’apertura dello “Spazio Cremonini al Trevi”, dedicato ad arte, cultura ed intrattenimento, il centro multifunzionale del Gruppo ospita per...

Dopo 5 anni dall’apertura dello “Spazio Cremonini al Trevi”, dedicato ad arte, cultura ed intrattenimento, il centro multifunzionale del Gruppo ospita per la prima volta il Festival musicale “Voci d’Acqua”, iniziativa promossa da Cremonini in collaborazione con Archedomani, con il patrocinio del I Municipio di Roma e del Dipartimento di Economia della Cultura dell’Università degli studi di Roma Tre. La manifestazione sarà anticipata da un’anteprima, che si terrà venerdì 21 luglio alle ore 12,30 presso la Stazione Termini di Roma, con una doppia esibizione: Giovanni di Cosimo e Raffaele Costantino live set presso il Ristorante Mokà (Via Giolitti, 4/6) e Andrea Alberti presso il ristorante Gusto

Il Festival avrà invece inizio giovedì 27 luglio presso lo Spazio Cremonini al Trevi (Sala Cinema Alberto Sordi, Vicolo del Puttarello, 25, Roma) e prevede 5 concerti - 4 serate e un matinée - con il seguente programma:

• Giovedì 27 Luglio h 20,00 aperitivo all’Harry’s Bar Trevi , h 21,00 Barbara Eramo

• Venerdì 28 Luglio h 20,00 aperitivo all’Harry’s Bar Trevi h 21,00 Sidh spiritual gnawa

• Sabato 29 Luglio h 20,00 aperitivo all’Harry’s Bar Trevi h 21,00 Rocco De Rosa

• Domenica 30 Luglio h11,30 matinée con la All Music Big Band diretta da Roberto Coltellacci h 20,00 aperitivo all’Harry’s Bar Trevi h 21,00 Rocco Papaleo Quartet

L’ingresso è completamente gratuito e sarà accompagnato da un aperitivo offerto da Harry’s Bar Trevi. Non sono previsti posti in piedi e, causa la disponibilità limitata di sedute, si consiglia la prenotazione.

La rassegna si concluderà con il doppio appuntamento di domenica 30 luglio: alle ore 11,30 matinée con la All Music Big Band diretta da Roberto Coltellacci e alle ore 20,00 con l’aperitivo seguito dallo spettacolo di teatro canzone del Rocco Papaleo Quartet.

Dopo aver finanziato lo scavo, il restauro e l’apertura al pubblico del “Vicus Caprarius”, importante complesso archeologico dell’età imperiale denominato anche “La Città dell’Acqua”, che in poco più di 2 anni ha già collezionato 30.000 visitatori, Cremonini propone questo evento, con il fine di continuare a promuovere l’arte, la cultura e l’intrattenimento quali elementi di aggregazione che si integrano con la moderna cultura alimentare.

Dal 2001 ad oggi lo Spazio Cremonini al Trevi ha infatti ospitato importanti iniziative quali il progetto di “Archeologia virtuale” con la proiezione di filmati di archeologia multimediale dedicati alla storia di Roma presso la sala cinema “A.Sordi”, mostre d’arte e fotografia di artisti contemporanei, il ciclo di conferenze “Sulle orme di Caravaggio”, visite guidate dell’area archeologica abbinate a degustazioni di prodotti tipici.

Ex Cinema Trevi: storia della ristrutturazione e dei ritrovamenti archeologici

Il Gruppo Cremonini nel 1985 acquistò l’immobile “ex cinema Trevi” di via San Vincenzo 9, a pochi metri della celebre Fontana di Trevi. Fu alla fine degli anni ’90 che venne presa la decisione di ristrutturare l’intero stabile, per creare un grande polo di ristorazione abbinato ad una sala cinematografica con schermo gigante ad alta definizione.

Per realizzare il progetto si rese necessario effettuare degli scavi, e fu allora (era il settembre 1999) che le ruspe scoprirono le prime tracce della mura romane. Da quel momento intervenne la Soprintendenza, che ordinò subito il blocco dei cantieri. Luigi Cremonini, fondatore e presidente dell’omonimo gruppo, decise di finanziare i lavori di scavo e restauro dell’intera area archeologica.

Con il passare del tempo aumentava il numero dei reperti ritrovati, tutti significativi e di grande valore storico e artistico: nacque così l’idea di allestire un sito museale “in loco”, in modo da poter rendere fruibile al pubblico sia i resti dell’abitazione romana sia i reperti riportati alla luce. La permanenza in loco dei reperti ne ha impedito la decontestualizzazione, e ha contribuito alla piena valorizzazione del sito.

Gli scavi hanno permesso di recuperare il patrimonio archeologico custodito nel palazzo, e rappresentano un esempio di collaborazione di successo tra pubblico e privato per la salvaguardia delle testimonianze urbanistiche dei secoli passati. Il Gruppo Cremonini, oltre ad aver finanziato gli scavi, le indagini e il restauro, ha contribuito a valorizzare l’area archeologica, di circa 400 mq, con l’allestimento di un sito museale in loco.

La citta’ dell’Acqua: archeologia sotterranea a Fontana di Trevi

Le indagini, condotte dalla Soprintendenza archeologica di Roma tra il 1999 ed il 2001, hanno messo in luce un vasto complesso edilizio di età imperiale che rappresenta una notevole testimonianza dell’antico tessuto urbanistico.

Le strutture rinvenute sono riferibili ad un “caseggiato”, un isolato edificato unitariamente ed articolato in due edifici, che doveva estendersi su una superficie di oltre 2.000 metri quadri tra le odierne via di S. Vincenzo (l’antico vicus Caprarius o Capralicus) e via del Lavatore.

L’edificio nord, che si conserva ancora per un elevato di circa 8 metri, va identificato con una struttura abitativa originariamente destinata alla residenza intensiva (insula). La prima fase costruttiva risulta databile in età neroniana. Intorno alla metà del IV secolo l’insula fu trasformata in una lussuosa residenza signorile (domus). Fu quindi dotata di un ricco apparato decorativo che doveva esaltare l’elevato status sociale del proprietario, con ogni probabilità di classe senatoria. A tale apparato sono riferibili i notevoli reperti lapidei esposti nell’antiquarium dell’area archeologica. Anche l’edificio sud si conserva per una notevole porzione dell’elevato: esso si articolava originariamente in due piani, per un’altezza complessiva di circa 11 metri. Fin dalla fase edilizia originaria, databile anche qui in età neroniana, l’edificio doveva svolgere una funzione pubblica.

In una fase successiva, databile in età adrianea, il complesso subì una profonda trasformazione. I due ambienti più vicini al vicus Caprarius furono infatti trasformati nei vani comunicanti di un unico grande serbatoio idrico, con capacità stimabile in circa 150.000 litri: il manufatto va quasi certamente identificato con un serbatoio dell’Acquedotto Vergine. Al complesso di età imperiale si sovrappongono infine i resti di un notevole insediamento di età medievale: si conservano le strutture di due edifici (quasi certamente abitazioni), databili fra il XII ed il XIII secolo.

Non a caso il sito archeologico è stato ribattezzato “La città dell’acqua”. Proprio l’acqua infatti, è senza dubbio l’elemento che caratterizza maggiormente l’area del “Vicus Caprarius”. E’ anzitutto l’acqua della Fontana di Trevi, monumentale mostra barocca dell’antico Acquedotto Vergine, un’opera, quest’ultima, che si ripresenta nel sottosuolo con il grande serbatoio di distribuzione messo in luce dagli scavi e che testimonia, dopo duemila anni, la perfezione raggiunta dai romani nell’ingegneria idraulica. E’ ancora protagonista l’acqua, quella che un tempo veniva raccolta nelle vasche della lussuosa residenza signorile riemersa sotto il vecchio cinema Trevi, e che scorreva nelle antiche tubazioni di piombo ancora visibili in loco. E quella stessa acqua sotterranea sgorga ancora oggi dal terreno, filtrando ininterrottamente attraverso gli antichi muri in laterizio e ricordandoci, con il suo continuo mormorio, il millenario rapporto tra l’uomo e la natura.

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