Volontari di Greenpeace hanno dato vita a una nuova protesta contro l'aumento dei prezzi di benzina e diesel, attaccando adesivi raffiguranti Giorgia Meloni e Donald Trump sulle pompe di carburante in tutta Italia. L'azione simboleggia la responsabilità attribuita ai due leader nell'escalation dei prezzi, aggravata, secondo l'associazione ambientalista, dall'attacco militare di Stati Uniti e Israele all'Iran e dall'assenza di una condanna da parte del governo italiano.
L'iniziativa vuole puntare i riflettori sulle scelte dell'esecutivo guidato da Meloni, accusato di rispondere alla crisi energetica esclusivamente con misure temporanee, quali il taglio delle accise, senza proporre soluzioni strutturali per ridurre la dipendenza italiana dai combustibili fossili. Gli attivisti contestano anche il mancato utilizzo delle risorse per investimenti nella sanità o nella transizione energetica.
Mentre famiglie, lavoratori e imprese subiscono gli effetti della crisi energetica ed economica, il governo italiano opta per soluzioni tampone che non risolvono il problema, prolungano ancora la nostra dipendenza dai combustibili fossili e rinviano la transizione energetica, unica via di uscita per questa crisi, ha dichiarato Simona Abbate, campaigner Clima di Greenpeace Italia.
Dall'inizio di marzo, secondo i dati diffusi dagli attivisti, il governo avrebbe speso 1,8 miliardi di euro per contenere i prezzi dei carburanti: una cifra che, sostengono, potrebbe essere meglio impiegata per le vere priorità del Paese. I soli a trarre profitto da questa situazione sono le aziende di petrolio e gas, le aziende di armi, i rispettivi CEO e gli azionisti. Chiediamo al governo Meloni misure efficaci e strutturali contro l'aumento dei prezzi dell'energia, che potrebbero essere finanziate con una tassa permanente sulle aziende dei combustibili fossili e delle armi, ha aggiunto Abbate.
L'azione di Greenpeace si inserisce in una più ampia mobilitazione di associazioni ambientaliste e pacifiste che chiedono iniziative concrete contro lo strapotere delle compagnie petrolifere e il peso delle guerre sui costi dell'energia. Secondo gli attivisti, la transizione energetica rimane l'unica soluzione strutturale a tutela dei cittadini e dell'ambiente, oltre che una reale strategia contro il rincaro dei carburanti.
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