In Italia due milioni di giovani soffrono di DCA

Comportarsi come i delfini nei confronti della prole, evitando sia gli atteggiamenti iperprotettivi che quelli di eccessivo controllo, rappresenta la...

Comportarsi come i delfini nei confronti della prole, evitando sia gli atteggiamenti iperprotettivi che quelli di eccessivo controllo, rappresenta la chiave per stare accanto a chi soffre di disturbi del comportamento alimentare (DCA), come anoressia, bulimia e ‘binge eating’ o alimentazione incontrollata. È quanto emerge dalla presentazione del testo “Skills-Based Learning for Caring for a Loved One with an Eating Disorder. The New Maudsley Method”, organizzata questa mattina presso il Santa Maria della Pietà dalla casa di cura Villa dei Fiori di San Raffaele S.p.A., in collaborazione con l’Asl RmE. All’incontro hanno preso parte la Professoressa Janet Treasure, autrice del libro e psichiatra di fama internazionale, il Professor Salvatore Rubino, direttore sanitario e scientifico di Villa dei Fiori, il Dottor Armando Cotugno, Responsabile dell’Unità Operativa per i Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Asl RmE, la Dottoressa Angela De Marco, psichiatra presso Villa dei Fiori, dove da anni si occupa di disturbi del comportamento alimentare.

“Manuale per prendersi cura di una persona amata con un disturbo del comportamento alimentare: questa potrebbe essere la corretta traduzione del titolo del libro - ha spiegato ai presenti la Dottoressa De Marco – che si rivolge non soltanto ai medici, ai dietisti, agli assistenti sociali e a quanti operano nella cura dei disturbi del comportamento alimentare, ma soprattutto ai ‘carers’, ai familiari cioè della persona malata, che vivono sulla propria pelle l’ansia, lo stress e la paura che i DCA portano con sé”.

Secondo un recente Rapporto Eurispes in Italia sono circa due milioni i giovani di età compresa tra i 12 e i 25 anni che soffrono DCA. Nella maggior parte dei casi si tratta di donne: circa il 5% delle giovani tra i 13 e i 35 anni soffre di DCA, ma l’incidenza sta salendo anche tra i quarantenni e tra gli uomini. Soltanto nel Lazio nel 2007 sono stati circa 30.000 i giovani tra i 14 ed i 24 anni che hanno sofferto di DCA. Di questi, 2.185 si sono ammalati di anoressia nervosa, 7.287 di bulimia nervosa, mentre 20.528 hanno sofferto forme più lievi, transitorie o ‘sotto soglia’ dei disturbi. A rischio soprattutto le adolescenti.

Le famiglie di quanti soffrono di DCA affrontano ogni giorno dubbi terribili: spinti dall’ansia, genitori, fratelli, sorelle o ancora amici e partner della persona malata si chiedono se devono costringerla a nutrirsi, ignorarne i digiuni e le abbuffate notturne, essere severe o amorevoli e condiscendenti. A queste domande il libro della Professoressa Treasure fornisce una risposta originale, paragonando le strategie adottate dai carers a quelle di cinque animali: il canguro, il rinoceronte, lo struzzo, la medusa e il delfino, modello al quale bisognerebbe tendere.

I carers che adottano il modello del canguro tendono ad essere eccessivamente protettivi verso la persona malata, che viene trattata come fosse un bambino. Questo comportamento riguarda il 60% delle famiglie con un figlio o una figlia sofferenti di disturbi alimentari. L’eccesso di protezione però fa in modo che la persona con DCA non possa sviluppare l’abilità e l’autonomia personali necessarie ad affrontare e risolvere la malattia. E’ possibile paragonare chi eccede nella rabbia di fronte alla malattia ad un rinoceronte che adotta comportamenti di tipo coercitivo, tentando di costringere la persona malata ad alimentarsi o a smettere di mangiare in modo compulsivo. Questo comportamento ingenera una reazione ribelle, che si esprime nel peggioramento del disturbo. Il 15% delle famiglie adotta questo modello comportamentale.

Altri invece lasciano trasparire integralmente le proprie emozioni, come una medusa. La paura, la depressione, il senso d’impotenza: ogni emozione del carer viene immediatamente percepita dalla persona malata che, per reazione, smette di comunicare, sentendosi colpevole nei confronti dell’altro e incapace di affrontarne le reazioni emotive. Ma è proprio l’incomunicabilità ad innalzare una barriera attorno alla persona con DCA, rinchiudendola ancor più nei suoi pensieri ossessivi sul cibo.

Del tutto opposto l’atteggiamento dello struzzo che, di fronte a questa esperienza eccessivamente dolorosa, tende a nascondere proverbialmente la testa sotto la sabbia, ignorando quanto sta avvenendo e delegando ogni azione agli operatori professionali, i quali tuttavia non possono realizzare, da soli, un intervento realmente efficace.

Ma allora come dobbiamo comportarci di fronte ad una persona anoressica o bulimica o sofferente di DCA? Come possiamo modificare le nostre emozioni, rendendole utili e non dannose? Secondo la Professoressa Treasure, “il corretto modello comportamentale è quello del delfino e consiste nel trovare il giusto equilibrio tra emotività e controllo, mostrandosi presenti e disponibili ad ascoltare la persona malata e incoraggiandola senza forzare le tappe del percorso di guarigione”, che la Tresaure sintetizza in cinque fasi: della pre-contemplazione, quando manca del tutto la consapevolezza di essere malati, della contemplazione, della preparazione al cambiamento, dell’azione, in cui finalmente si esercita la volontà di guarire, e infine del mantenimento, in cui si tengono sotto controllo i rischi di recidiva.

“Tu sola puoi farlo, ma non puoi farlo da sola: è in questa frase del Manuale, rivolta alla persona malata di anoressia, bulimia, alimentazione incontrollata – ha concluso la Dottoressa De Marco – che si riassume la strada della guarigione dai disturbi del comportamento alimentare”.

Discussione 1

I commenti vengono moderati prima di essere pubblicati.
LU
lucyintheskywd · 17 anni fa #
il dato sconcertante è la diffusione in rete di luoghi di incontro di questi soggetti, non come stimolo ad una terapia, ma come sostegno reciproco a perseverare nel comportamento patologico, penso per esempio a <a href="http://current.com/items/89355458_blog_pro_ana_e_pro_mia_ana_e_anoressia_mia_e_bulimia" rel="nofollow">questo</a>.