È stato un evento senza paragoni quello che il Fancourt Golf Resort di George, 300 km a est di Città del Capo, ha ospitato dal 4 al 9 dicembre. Cinquanta nazioni rappresentate, 131 concorrenti giunti in Sudafrica dopo aver superato le varie fasi di qualifica nei circuiti amatoriali dei rispettivi paesi per disputare una Finale che, a detta di tutti i partecipanti, è stata davvero indimenticabile. Sono scesi in campo giocatori delle nazioni più diverse, anche in termini di tradizione golfistica: dal Bahrain alla Finlandia, dagli Stati Uniti alla Nigeria, dalla Nuova Zelanda all’Estonia. I concorrenti si sono messi alla prova su due dei quattro percorsi di Fancourt, disegnati da Gary Player – l’Outeniqua e il Montagu – che si sono rivelati dei test piuttosto impegnativi: soltanto otto concorrenti sono riusciti a chiudere la gara con un risultato inferiore al par.
La squadra italiana A rappresentare l’Italia erano Roberto Regosa (bresciano, vincitore della prova a Gardagolf), Matteo Silvestri (romano, vincitore a Firenze) e Cristina Fugali (aretina, vincitrice a Perugia): gli azzurri, che si erano guadagnati l’invito in Sudafrica dopo aver insieme dominato la Finale italiana (la Pro-am del BMW Ladies Italian Open, in squadra con la professionista Melanie Holmes-Smith), non sono riusciti ad emergere in classifica come avrebbero voluto, ma hanno lasciato il Sudafrica arricchiti di un’esperienza invidiabile.
“È valsa la pena spostare gli impegni di lavoro che all’ultimo momento sembrava mi avrebbero dovuto far rinunciare alla trasferta”, ha raccontato Regosa, 55 anni, imprenditore, che ha chiuso le tre giornate di gara al 40° posto nella prima categoria maschile (handicap sino a 12). “L’organizzazione è impeccabile e il posto è così bello che mi fa venir voglia di venire a svernare qui!”.
Per Silvestri, che dalla Finale italiana in giugno ha abbassato il suo handicap a 12 ed ha quindi gareggiato anch’egli in prima categoria (ha chiuso al 14° posto), il vero premio è stato partecipare: “Gioco a golf da due anni soltanto ma ho fatto grandi progressi negli ultimi mesi e così sin dalla primavera mi ero prefisso come obiettivo di riuscire a partecipare a questa Finale, e non sono rimasto deluso!”, ha dichiarato l’ingegnere 31enne. “Nei tre giorni ho avuto compagni di partita di sette nazioni molto diverse – Egitto, Dubai, Inghilterra, Repubblica Ceca, Filippine, Nigeria, Senegal. Il buffo è che la reazione ai colpi sbagliati è sempre la stessa, per tutti!”.
Cristina Fugali ha ottenuto il miglior piazzamento fra gli italiani (12.ma): “Ho disputato tante finali nei miei dieci anni di carriera golfistica”, ha raccontato la vulcanica socia del circolo golf Perugia, che si definisce ‘malata di golf’, “ma nessuna così grandiosa come questa. È stato come partecipare a un torneo professionistico, ognuno col proprio caddie con il nome del giocatore sulla pettorina, le courtesy car con gli autisti a disposizione, il tabellone dei risultati, i percorsi tirati a lucido: mi sembrava di essere su Sky!”.
Accanto all’agonismo però c’è stato anche spazio per godere della bellezza del posto, ospiti dell’hotel cinque stelle, e visitare la spettacolare Garden Route, la regione costiera tra le province del Western e dell’East Cape, nonché assistere alla golf clinic del campione sudafricano Retief Goosen, attuale numero 5 nel ranking mondiale: disponibile e fotografatissimo, “The Goose” ha poi presenziato alla cena di gala e ha consegnato i premi ai vincitori.
La strada verso il Sudafrica Tra i trenta finalisti qualificati durante l’anno in Italia nelle dieci tappe della BMW Golf Cup International e poi convogliati allo Sheraton Golf Parco de’ Medici di Roma per la Finale nazionale (la Pro-am del BMW Ladies Italian Open), solo tre si sono guadagnati il premio più ambito: Regosa, che si era qualificato vincendo la prima categoria maschile al Gardagolf (Brescia), Silvestri che si era imposto in seconda categoria maschile al Circolo Golf di Firenze e Fugali, vincitrice della categoria femminile a Perugia.
La Finale italiana si è giocata domenica 18 giugno in chiusura del BMW Ladies Italian Open al Parco de’ Medici, dove il terzetto era stato sorteggiato per concorrere in squadra con la professionista australiana Melanie Holmes-Smith: con il totale di 54 colpi si è poi rivelata la migliore in campo fra le squadre finaliste della BMW Golf Cup e partecipanti alla Pro-am.
La formula della Finale Mondiale I concorrenti hanno giocato la Finale su tre giorni (dal 6 all’8 dicembre) e su due percorsi disegnati da Gary Player, il Montagu (18 buche, par 72, 5.746 metri) e l’Outeniqua (18 buche, par 72, 5.779 metri) con formula 54 buche, Stableford, tre categorie: Prima categoria uomini (handicap sino a 12), Seconda categoria uomini (handicap da 13 a 28), Categoria unica femminile (handicap sino a 28). Sono stati premiati i primi tre classificati per ogni categoria, il longest drive, il nearest to the pin e le tre migliori nazioni (valeva la somma dei tre risultati di ogni concorrente).
La classifica della Finale Mondiale Prima categoria maschile (hcp sino a 12): 1. Kei Hin Tang (Hong Kong) 104 (31-36-37); 2. Ryosuke Kato (Giappone) 103 (34-32-37); 3. Hao Jan Chang (Taiwan) 103 (40-26-37). … 14. Matteo Silvestri 93 (29-28-36); …40. Roberto Regosa 75 (26-23-26). Seconda categoria maschile (hcp 13-28): 1. Bernard Trudel (Canada) 121 (37-39-45); 2. Mark Scrutton (Gran Bretagna) 115 (38-41-36); 3. Kim Hock Chua (Singapore) 114 (34-40-40). Categoria unica femminile: 1. Ana Luisa Bada (Messico) 109 (38-37-34); 2. Virginia Bote (Filippine) 104 (44-28-32); 3. Wasana Suthanon (Tailandia) 96 (30-33-33). … 12. Cristina Fugali 87 (31-28-28). Classifica a squadre: 1. Canada 308; 2. Filippine 302; 3. Gran Bretagna 301. …24. Italia 255.
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