Negli ultimi cinquant’anni le malattie cardiovascolari hanno avuto un aumento drammatico specialmente nei paesi occidentali a maggior sviluppo economico. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ritiene, infatti, che nel mondo i morti per malattie cardiovascolari – che rappresentano la prima causa di mortalità, di morbilità e di disabilità – sono destinati a salire dagli attuali 15 milioni a 20-22 milioni nel 2020. Solo in Europa il 50% della mortalità globale è attribuita alle malattie cardiovascolari.
Questo incremento è coinciso con generali modificazioni dello stile di vita, dovute alle maggiori possibilità economiche e all’affermarsi di abitudini nocive, come il fumo, l’alimentazione scorretta ed abbondante e la sedentarietà, cui sono connessi il diabete mellito, l'obesità e l'ipertensione arteriosa. Questo insieme di anomalie, dette fattori di rischio cardiovascolari, facilitano il processo evolutivo dell'aterosclerosi, ossia della malattia che colpisce le arterie (restringendone il lume) e che causa le principali patologie cardiovascolari: l'infarto cardiaco, l'ictus cerebrale, l’angina pectoris.
Per combattere l'aterosclerosi esiste un solo e semplice sistema: la prevenzione, cioè il rispetto per se stessi.
L’ATEROSCLEROSI
Indubbiamente una delle malattie più antiche – è stata riscontrata nella mummia del Faraone Ramses II, morto 1230 anni prima di Cristo – l’aterosclerosi è tuttora una causa senza soluzione. I suoi bersagli prediletti sono prevalentemente le arterie principali del nostro corpo che portano sangue ricco di ossigeno e nutrimenti al cuore e al cervello: coronarie e carotidi. Le tipiche lesioni che colpiscono le pareti di queste arterie sono formate da una parte centrale ricca di colesterolo e da una parte periferica che la avvolge e sono dette placche aterosclerotiche, espressione anatomopatologica dell’aterosclerosi. Quando l’involucro esterno che separa la placca dal sangue si rompe o si fessura il sangue entra in contatto con il colesterolo, dando luogo ad un coagulo o trombo che tende ad occludere totalmente o parzialmente l’arteria. Questo blocco impedisce in toto o in parte al sangue di defluire, causando importanti lesioni al cuore o al cervello, fino alla morte della zona non più irrorata, portando a quelle malattie ormai note con il nome di infarto o ictus, a seconda dell’organo colpito.
Nonostante i continui progressi scientifici, ad oggi non esiste ancora un rimedio sicuramente efficace contro l’aterosclerosi. Tuttavia se da un lato se ne ignora la causa, dall’altro sappiamo perfettamente che la comparsa e l’evoluzione dell’aterosclerosi è sostenuta da molti fattori – da cui la definizione di malattia multifattoriale – legati allo stile di vita: i fattori di rischio cardiovascolare.
I FATTORI DI RISCHIO CARDIOVASCOLARE
I fattori di rischio cardiovascolare si dividono in due macrocategorie:
1. fattori modificabili: sovrappeso, stress, sedentarietà, fumo, ipertensione, dislipedemia e diabete; sono legati ad abitudini scorrette o a malattie controllabili mediante opportuni comportamenti o terapie.
Ipercolesterolemia È dovuta essenzialmente a scorrette abitudini alimentari che colpisce le popolazioni dei paesi industrializzati: si stima, infatti, che circa il 50% degli assistiti adulti di un medico di medicina generale abbia valori superiori alla norma. Occorre tuttavia verificare come il colesterolo, trasportato dalle lipoproteine, si ripartisce: quello definito “cattivo” è legato alle lipoproteine a densità più bassa, le LDL, mentre quello “buono” è invece associato alle lipoproteine ad alta densità, le HDL, svolgendo persino attività protettiva dall’aterosclerosi. I livelli di normalità variano da persona a persona in base al rischio globale del soggetto: chi ha già avuto un infarto o ha il diabete o un rischio complessivo alto dovrà avere livelli sensibilmente inferiori rispetto a chi non ha alcun fattore di rischio.
Ipertensione Un problema che colpisce circa 1/3 della popolazione italiana tra i 35 e i 74 anni, spesso però non sospettato né diagnosticato. Eppure l’ipertensione è estremamente pericolosa per i vasi sanguigni: favorisce, infatti, la formazione delle placche aterosclerotiche, che rendono più rigide le grosse arterie, le quali riducono la propria portata, affaticando il cuore che deve produrre una forza maggiore per pompare il sangue. Misurare regolarmente la pressione e controllarla con uno stile di vita sano: queste le regole fondamentali per prevenire l’ipertensione. Per curarla invece serve l’associazione di dieta, attività fisica e farmaci. Sovrappeso L’eccesso di peso non solo aumenta il rischio di per sé, ma molto spesso si associa ad altri fattori di rischio, quali il diabete, l’ipercolesterolemia, la sedentarietà e l’ipertensione. Per combatterli è necessario da un lato prediligere diete ricche di vegetali, frutta, carboidrati, oli vegetali e pesce e dall’altro evitare o contenere cibi ricchi di grassi animali. In una parola: dieta mediterranea per la qualità dei cibi, con un occhio alla bilancia per le quantità.
Diabete Questa malattia, dovuta all’aumento dei livelli di glucosio nel sangue (glicemia a digiuno superiore ai 126 mg/dl), comporta un livello di rischio talmente elevato che il diabetico, nelle strategie preventive, deve essere considerato come un soggetto che abbia già avuto un infarto o un ictus. Anche solo una ridotta tolleranza agli zuccheri (glicemia superiore a 110 mg/dl) equivale ad un sensibile aumento del rischio. Spesso, inoltre, il diabete è associato ad obesità, aumento dei trigliceridi e ipertensione. Oltre alla terapia farmacologica, è fondamentale per un diabetico lo stile di vita: attività fisica regolare e dieta specifica.
Fumo I numeri dei decessi legati al fumo ci vengono ormai ricordati continuamente nelle varie campagne di prevenzione dei tumori. Ma è importante sottolineare che la nicotina ha effetti immediati sul cuore: aumenta i battiti, provoca vasocostrizione e aumenta l’aggregazione di piastrine, agevolando la formazione di trombi. Senza dimenticare che provoca forte dipendenza. Oltre la nicotina bisogna però ricordare anche il danno derivante dall’ossido di carbonio che sottrae i globuli rossi alla loro funzione di portare ossigeno alle cellule dell’organismo. L’ideale sarebbe non cominciare, ma auto-incentiviamoci pensando che smettendo di fumare il rischio cardiovascolare connesso al fumo si riduce nel giro di 2/3 anni, un tempo relativamente breve rispetto al tempo necessario per le malattie polmonari.
Sedentarietà Un’attività fisica anche moderata purchè costante ha numerosi effetti benefici: riduce la frequenza cardiaca (a riposo e sotto sforzo), stabilizza la pressione arteriosa anche in momenti di particolare stress psico-fisico, previene il diabete e aumenta il valore di colesterolo HDL (detto buono o spazzino delle vene). Non si tratta di diventare atleti, ma ricordiamoci che il nostro corpo è nato per muoversi e che il suo motore, il cuore, ha bisogno di essere allenato come tutti gli altri muscoli.
2. Fattori non modificabili: età, sesso ereditarietà, parte del nostro bagaglio genetico e personale.
Età È il fattore di rischio più importante ma su cui è impossibile intervenire se non agendo sugli altri fattori. Uno stile di vita corretto in età giovane – adulta può contribuire ad una qualità di vita migliore.
Sesso Uomo, con più di 65 anni di età ed un parente di primo grado colpito da malattia cardiovascolare: questi, fino a qualche tempo fa i requisiti del candidato all’infarto miocardico. Adesso però le cose sono cambiate. Infatti, se per le donne, grazie all’effetto protettivo degli ormoni femminili, una volta il rischio era basso fino alla menopausa, oggi anche loro si sottopongono agli stimoli stressanti un tempo riservati agli uomini (fumo, attività fisica, stress emotivi, ecc.) e quindi anche in età feconda possono andare incontro a malattie cardiovascolari, tra l’altro spesso con una prognosi peggiore degli uomini. Purtroppo tutti fattori immodificabili che richiedono una maggiore attenzione nei confronti di quelli modificabili.
Ereditarietà o predisposizione familiare Anche questo fattore può costituire un pericolo rilevante. Un padre o una madre con infarto costituiscono un rischio aggiuntivo, ma solo se l’evento si è verificato in età non avanzata (cioè prima dei 60-65 anni). È quindi evidente come una correzione immediata di stili di vita scorretti (cioè dei fattori modificabili) debba essere tempestiva, promuovendo sin dalle fasce d’età più giovani abitudini sane ed un regolare controllo del medico di famiglia. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità calcola che il 60-70% delle malattie cardiovascolari potrebbe essere ridotto o evitato modificando lo stile di vita e, quando indicato, assumendo correttamente la terapia consigliata. Perciò costruiamo le nostre possibilità di star bene in futuro modellando ora il nostro stile di vita.
IL RISCHIO GLOBALE: COS’E’?
Partendo dal fatto che nel significato di rischio è implicito quello di probabilità che si verifichi un determinato evento, nell’ambito delle malattie cardiovascolari avere simultaneamente più fattori di rischio (es. pressione e colesterolo elevati e fumare un pacchetto di sigarette al giorno) moltiplica la probabilità. Nella patologia cardiovascolare 1 + 1 + 1 non fa 3, ma può fare 6, a volte, 10 e in qualche caso anche 15! È per questo motivo che nella prevenzione, al fine di valutare la reale probabilità di ammalarsi, bisogna considerare contemporaneamente tutti i più importanti fattori di rischio.
LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI
ANGINA PECTORIS
Angina Stabile Manifestazione: si avverte un dolore oppressivo al centro del petto, dietro lo sterno, che insorge gradualmente e, nella maggior parte dei casi, è scatenato da uno sforzo o da un’emozione. Tanto che al cessare dello sforzo o al regredire dello stato emotivo il sintomo si attenua progressivamente fino a scomparire. Dipende da una lenta e progressiva riduzione del calibro delle coronarie, rendendo difficoltoso il flusso del sangue al miocardio, che è invece adeguato in condizioni di riposo. Al contrario, sotto sforzo, la sproporzione tra domanda e offerta fa battere il cuore più in fretta e salire la pressione arteriosa, comportando un maggior consumo di ossigeno da parte del miocardio che però non è garantito a causa delle coronarie parzialmente ostruite. Da qui il dolore al petto. Angina Instabile Manifestazione: i sintomi possono insorgere senza una causa apparentemente scatenante, possono essere più frequenti e prolungati. Questa forma di angina può precedere l’infarto, rientrando così tra le “Sindromi Coronariche Acute”, che, a differenza dell’angina stabile, richiedono ricovero immediato.
INFARTO MIOCARDICO
L’infarto del miocardio (muscolo cardiaco) è scatenato dall’improvvisa occlusione di un’arteria coronaria, che blocca l’afflusso di sangue ad una porzione più o meno ampia di miocardio. L’occlusione è dovuta ad una placca aterosclerotica (spesso di dimensioni modeste, tanto da non dare alcun segno clinico) che si ulcera; su questa ulcerazione si sviluppa rapidamente un coagulo di sangue (trombo) che può portare alla chiusura completa del vaso. Il miocardio, in assenza di sangue e quindi di ossigeno, va incontro prima ad ischemia e poi a morte (necrosi). Questo fenomeno non è istantaneo, ma si sviluppa progressivamente dai primi minuti e per alcune ore, portando ad una maggior estensione dell’infarto. Quanto più è esteso l’infarto, tanto maggiore è la quantità del muscolo cardiaco che perde la propria funzione, cioè la capacità di contrarsi e pompare il sangue. L’infarto si manifesta, nella sua forma classica, con un dolore oppressivo al centro del petto, simile a quello dell’angina, molto spesso senza una causa scatenante evidente, al quale si possono associare i cosiddetti sintomi di allarme di un attacco cardiaco: sudorazione fredda, respiro affannoso, a volte nausea e vomito. In presenza di questi disturbi si deve immediatamente chiamare il 118, segnalando i sintomi: ogni ritardo decisionale nell’attivare il sistema dell’ emergenza può avere conseguenze gravi.
ICTUS
Ictus deriva dal latino e significa “colpo” (in inglese “stroke”). Infatti compare improvvisamente, spesso preceduto da malessere, mal di testa, sonnolenza, perdita progressiva del contatto con la realtà. Tuttavia due sono i possibili meccanismi dell’ictus cerebrale: • ictus ischemico, dovuto all’arresto del flusso sanguigno in un determinato territorio del cervello (la formazione di un trombo o l’embolia alle arterie cerebrali che giunge a occludere completamente un’arteria sono le cause più frequenti). Poiché il tessuto nervoso ha una scarsa autonomia di sopravvivenza in mancanza di ossigeno, sono sufficienti 2-3 minuti perché abbiano inizio i primi fenomeni di morte delle cellule, che tra l’altro sono prive di capacità di rigenerarsi; • ictus emorragico, più spesso citato come “emorragia cerebrale”, è dovuto alla rottura di un’arteria cerebrale, spesso associata a un innalzamento improvviso della pressione sanguigna (puntata ipertensiva) e alla presenza di placche aterosclerotiche, che tra l’altro si localizzano proprio alla biforcazione dei vasi, indebolendoli. Sul piano clinico le conseguenze sono legate all’estensione e alla funzione della zona colpita: deficit della sensibilità, della mobilità o delle facoltà intellettive superiori (parola, linguaggio, coscienza di sé, memoria e così via). L’incidenza della patologia è sicuramente rilevante: si calcola che in Italia, ogni anno, 100-130 mila persone siano colpite ex novo da ictus (un nuovo caso ogni 5 minuti), mentre altre 30 mila abbiano ictus ricorrenti; in totale nel nostro Paese vivono circa 500 mila persone con storia personale di ictus. Questa malattia rappresenta la prima causa d’invalidità permanente. Tra le varie complicanze, essa determina anche una perdita rilevante delle capacità cognitive in circa 3/4 dei pazienti. Gli studi dimostrano inoltre che circa il 10% dei pazienti deve dipendere completamente dagli altri per le attività quotidiane e la cura della propria persona, mentre per un altro 25% la dipendenza è solo parziale. A un anno di distanza dalla lesione solo il 50% dei pazienti è in grado di tornare a vivere nella propria casa.
LA SINDROME METABOLICA
La sindrome metabolica è dovuta ad un pericoloso insieme di fattori di rischio cardiovascolare, legati soprattutto all’insulino-resistenza (ossia all’elevata soglia dell’insulina per promuovere il metabolismo degli zuccheri da parte dei muscoli scheletrici, tra i quali i maggiori rappresentanti sono i muscoli delle gambe) e all’adiposità addominale, che comportano un elevato rischio di sviluppare patologie coronariche e il diabete di tipo 2. È presente in quasi la metà degli individui anziani ed è associata a dislipidemia, ipertensione, insulino-resistenza/intolleranza al glucosio/iperglicemia e adiposità viscerale.
Dati recenti dimostrano che la prevalenza di tale situazione patologica sta aumentando insieme al BMI – Body Mass Index – specialmente tra i giovani. Non è stata ancora identificata una causa precisa della malattia. Tuttavia il sovrappeso è un fattore chiave nella patogenesi della sindrome metabolica: infatti, è spesso riscontrabile una predisposizione genetica che tende a manifestarsi quando il soggetto acquista peso, stimolando l’insulino-resistenza.
Le Linee Guida nel trattamento della Sindrome Metabolica stabiliscono che un criterio di identificazione clinica della patologia è dato dalla presenza di almeno tre delle seguenti caratteristiche:
- obesità addominale (circonferenza girovita): - per gli uomini superiore ai 102 cm - per le donne superiore agli 88 cm - trigliceridi: superiori a 150 mg/dl - colesterolo HDL: - per gli uomini: inferiore ai 40 mg/dl - per le donne: inferiore ai 50 mg/dl - pressione arteriosa: massima superiore a130 mmHg e minima superiore a 85 mmHg - glucosio a digiuno: superiore a 110mg/dl
La prevenzione in un soggetto affetto da sindrome metabolica deve focalizzarsi su un cambiamento dello stile di vita che contempli sia la perdita di peso sia l’aumento dell’attività fisica sotto controllo medico, oltre ad un’eventuale terapia farmacologica.
LA COMPLIANCE
È ormai dimostrato che la correzione dei fattori di rischio cardiovascolari può rallentare o persino bloccare lo sviluppo e l’evoluzione dell’aterosclerosi. E questo può avvenire sia in prevenzione primaria (cioè prima che si verifichi un infarto, un ictus o un’angina) sia in prevenzione secondaria (cioè a seguito di uno degli eventi di cui sopra). Tuttavia uno dei problemi più difficili che il medico deve affrontare, nel curare un paziente affetto da malattie cardiovascolari o con fondato rischio di ammalarsene in tempi prevedibili, è soprattutto di convincerlo della necessità di modificare il proprio stile di vita. La resistenza del paziente, definita “non compliance”, può dipendere sia dalla difficoltà a cambiare abitudini ormai radicate sia dal fatto che il paziente stesso non sia completamente consapevole del danno derivante da stili scorretti e, di conseguenza, dei reali benefici che otterrebbe migliorando il suo stile di vita.
A dimostrazione di questa ritrosia parlano chiaro i risultati di uno studio condotto recentemente. In 15 paesi europei, rispettivamente 3569 pazienti con malattie coronariche negli anni 1995-96 e 5556 pazienti nelle stesse condizioni negli anni 1999-2000 sono stati oggetto di uno studio chiamato Eurospire I ed Eurospire II per rilevare se, dopo corrette ed esaurienti informazioni per correggere i vari fattori di rischio cardiovascolare, si potessero registrare mutate abitudini secondo le norme consigliate. Alla fine del periodo di osservazione durato 5 anni i risultati sono stati scoraggianti: i pazienti erano più propensi ad assumere farmaci piuttosto che a cambiare le loro abitudini. Infatti, in media, fumavano come prima, la pressione arteriosa era rimasta invariata, il peso corporeo era aumentato. Solo la colesterolemia si era ridotta, ma certamente per effetto della terapia farmacologica.
Un’esperienza negativa dalla quale i medici traggono ulteriore motivazione. Infatti se da un lato conoscono perfettamente quanto sia difficile sradicare negli adulti (quelli cioè che maggiormente soffrono di malattie cardiovascolari), malsane abitudini acquisite, dall’altro il loro compito è proprio quello di promuovere e perseguire la lotta contro queste patologie e i vari fattori di rischio. Oggi però si è capito che se le informazioni per un corretto stile di vita arrivano prima – nell’età scolare – le probabilità di successo sono maggiori e più efficaci.
Da questa convinzione ha preso il via qualche anno fa la Campagna di Educazione Sanitaria nelle scuole per la lotta alle malattie cardiovascolari; un progetto che vive sotto il nome “Io ed il mio cuore” e che ha come motto “Se vuoi costruirti una buona salute per il futuro inizia ora”. I primi risultati sono incoraggianti. Bisogna proseguire l’opera perché i giovani di oggi, più vulnerabili ed esposti a cedere ad abitudini malsane, siano degli adulti sani domani, evitando che mettano a repentaglio la loro salute e la loro stessa vita.
IL PROGETTO “IO E IL MIO CUORE”
Questo progetto è stato tenacemente voluto e condotto dal Prof. Antonio Pezzano, primario emerito di Cardiologia del Centro De Gasperis dell’Ospedale Ca’ Granda Niguarda di Milano, che una decina di anni fa ha dato il via ad un’azione di educazione presso le scuole milanesi per illustrare ai ragazzi informazioni attendibili e di facile comprensione sui rischi delle malattie cardiovascolari e sui comportamenti virtuosi suggeriti per prevenirli. Questa sua iniziativa è sfociata poi in un progetto di Interesse Pubblico del Rotary Club Milano Porta Vercellina. L’entusiasmo e la competenza del Prof. Pezzano, la collaborazione di tanti rotariani del Porta Vercellina, il lavoro di collaboratori medici e non, hanno fatto sì che ad oggi circa 8.000 ragazzi delle scuole medie milanesi siano stati informati di questa campagna di prevenzione. Dal loro lavoro e dall’elaborazione dei questionari che i ragazzi hanno compilato è nata l’idea di un libro “Costruisci oggi la tua salute di domani”, che si propone come opera divulgativa- scientifica di diffusione del messaggio di salute verso i giovani e le loro famiglie, per ridurre l’incidenza delle malattie cardiovascolari sull’intera popolazione. Sono passati ormai più di cinque anni da quando Antonio Pezzano e i suoi collaboratori hanno messo a punto il questionario; dopo aver ottenuto il sostegno della Regione Lombardia e il supporto del Rotary Club Milano Porta Vercellina e di altri club milanesi, hanno iniziato la loro opera nelle scuole medie milanesi. Insegnanti e ragazzi hanno subito accolto con entusiasmo questo gruppo di esperti che, usando semplici e attraenti mezzi tecnici (qui sotto alcuni esempi), illustravano loro come comportarsi per ridurre al minimo i rischi delle malattie cardiovascolari: spesso i ragazzi ne parlavano con i loro genitori e così si è potuto stabilire un contatto anche con le famiglie. Con il passar del tempo il numero e la qualità delle risposte ai questionari migliorava e si è arrivati oggi ad avere 10.000 questionari (validati e studiati da esperti) sui quali sono state fatte indagini statistiche, raccolte nel libro “Io e il mio cuore”. Il successo dell’operazione fin qui svolta e il gran numero di studenti che verranno contattati nei prossimi anni, permettono di avere una base sempre più ampia di analisi epidemiologica e forniranno strumenti utili per comunicare in modo sempre più efficace con i ragazzi e con i loro genitori.
I RISULTATI DELLA CAMPAGNA DI EDUCAZIONE ALLA SALUTE NELLE SCUOLE
50 istituti (scuole elementari, medie e superiori) di Milano e Provincia hanno aderito alla campagna. Gli oltre 8.000 i ragazzi contattati, di età compresa fra gli 8 e i 21 anni, dopo aver assistito alla presentazione dei cardiologi, hanno ricevuto un questionario per la rilevazione dei parametri fisiologici e dei fattori di rischio cardiovascolare. I dati raccolti dagli oltre 4500 questionari validi (cioè esclusi quelli incompleti o con dati inutilizzabili) sono di 2278 maschi e 2224 femmine con un’età media di 13,7 anni. Il campione rilevato può essere considerato rappresentativo della popolazione scolastica di Milano.
In generale si può evidenziare una situazione di assenza di rischio legato al peso per la maggioranza del campione: 1484 maschi e 1704 femmine (ossia il 65,2% dei primi ed il 76,6% delle seconde) sono normopeso. Il sottopeso ha invece un uguale tasso di incidenza nei due sessi: circa il 6% (137 maschi e 131 femmine, queste ultime soprattutto alle scuole superiori). Sovrappeso, alto sovrappeso e altissimo sovrappeso riguardano circa il12% dei maschi (265 ragazzi, nei quali l’incidenza tende a crescere con l’età) ed il 5% delle femmine (101 alunne, nelle quali si registra un iniziale valore in crescita con l’età, seguito da una netta diminuzione). Sono a rischio peso 391 maschi (17,2%) e 279 femmine (12,5%).
L’attività fisica Per agire sul fattore peso l’attività fisica è forse il più rilevante fattore di controllo del BMI, o indice di massa corporea, e della sua riduzione, mentre il consumo di alcolici contribuisce ad elevare il peso. Peraltro le femmine sembrano essere meglio in grado di controllare l’effetto negativo di alcuni fattori, grazie alla maggiore attenzione alla quantità ed alla qualità dei cibi assunti. Analizzando la penetrazione dell’esercizio di attività fisica, si nota un picco in corrispondenza alla scuole medie (il 48% svolge tanta attività fisica), uno più basso nelle elementari (il 60% non pratica alcuno sport) ed uno ancora più basso per le scuole superiori (ben il 72% dei ragazzi non pratica attività sportiva). Fra le femmine, tra l’altro, il tasso di penetrazione è decisamente inferiore: il 38% non fa sport, il 51% lo pratica in misura media ed il 12% lo pratica intensamente. Tra i ragazzi, l’attività fisica è più diffusa tra quelli normopeso o sottopeso e più ridotta, con evidenti conseguenze negative, tra i ragazzi sovrappeso. Non solo: a parità di livello scolastico si riscontrano differenze sensibili tra le singole scuole, dovuto molto probabilmente alla qualità ed alla diffusione di strutture e di promozione dell’attività.
Il consumo di verdura e frutta In generale, il consumo di verdura e frutta è alto, seppur con livelli diversi nelle differenti aree geografiche (valore altissimo per la frutta alle elementari: 67%), ma tende a diminuire con l’età per entrambi i sessi. La particolarità è che il consumo più elevato di entrambi gli alimenti si rileva proprio in corrispondenza alla classe di alto sovrappeso. In generale il 55% del campione femminile ed il 51% di quello maschile consumano molta frutta ed il 42% delle ragazze ed il 29% dei ragazzi consumano molta verdura. Il consumo medio invece riguarda il 34% dei maschi ed il 30% delle femmine per quanto riguarda la frutta ed il 45% dei maschi ed il 40% delle femmine per la verdura.
Consumo di merendine Il consumo è piuttosto alto dato che i ragazzi oggetto della rilevazione sono tutti in età della crescita (tra i maschi, il 44% alle elementari, il 45% alle medie ed il 47% alle superiori; tra le femmine, il 26%, il 48% ed il 46%). Tuttavia si nota come le persone sovrappeso cerchino di ridurne il consumo, attestandosi su indici decisamente più bassi rispetto ai compagni normo o sottopeso (le eliminano dalla propria dieta circa una femmina su due ed un maschio su quattro).
Fumo Dall’analisi risulta chiaramente che il fumo, fra i giovani e con una maggiore incidenza fra i maschi, è assente nelle fasce più giovani, ma diventa prevalente al crescere dell’età e raggiunge il 40% di penetrazione, superando anche il 50% tra i maschi. Fumano il 32% degli scolari delle scuole medie ed il 41% di quelli delle superiori. Invece tra le femmine, fortunatamente si registra un bassissimo 3% alle scuole medie ed un più preoccupante 40% alle superiori, anche se il dato più drammatico è il 2% che emerge tra le alunne delle elementari. Questo fattore sembra essere correlato con la diminuzione del BMI, anche se i dati in tal senso non sono sufficienti per stabilire un chiaro legame.
Consumo di alcolici Comportamenti analoghi si riscontrano anche per l’assunzione di alcolici: oltre il 50% dei ragazzi a partire dai 15 anni ne assume e tra questi ben il 7% dei maschi ed il 3% delle femmine ne assumono spesso. Questo comportamento si riflette sul fattore di rischio legato al peso: il consumo superiore corrisponde a valori più alti di BMI.
Discussione 0
Ancora nessun commento. Sii il primo a commentare!