- Leggendo la tua biografia, si ha l’impressione che il cantante/musicista di cui si parla sia un “maturo “artista che di gavetta ne ha fatta …eccome…poi, lapidaria, la tua data di nascita, ci rimanda alla realtà. Hai solo 36 anni!come vedi la tua carriera a 50?
- Be' diciamo che in 18 anni di musica se ne fa tanta, soprattutto se di musica vuoi campare. Io poi sono sempre stato abbastanza instabile... cioè ho sempre avuto forti innamoramenti e, quando amo, cerco di farlo in modo totale. Infatti, dal mio ultimo lavoro solista, sono passati 5 anni e ne pago le conseguenze a livello notorietà, ma sono felice così, perchè ho avuto la possibilità di dedicarmi a mondi a me sconosciuti ma comunque meravigliosi. Parlo del tango argentino, dello swing americano, delle colonne sonore e di ARM ON STAGE. Oggi tornare a dire quel che penso e condividere con la gente le emozioni più profonde è spettacolare e, ancora, del tutto naturale. Magari a 50 anni mi piacerebbe avere meno difficoltà, vivere della mia passione più serenamente. Se così non fosse, sarò come oggi: un ostinato lavoratore che ha la fortuna di vivere della propria passione.
- Genio precoce a soli 14 anni. Hai fondato i Lythium (c’è un riferimento al pezzo dei Nirvana?).Ci parli di quei tempi?quale musica ti ha ispirato nella composizione dei tuoi inediti?
No, genio no. Ho sempre solo avuto l'urgenza di fermare momenti che vivo fortemente. Fondai i Lythium ( nome che deriva da un antidepressivo ) perchè cominciai molto presto a suonare brani inediti. Avevo però bisogno di gente che credesse in me, nelle mie parole, nelle mie visioni. Quando arrivarono i risultati capii che abbiamo sempre bisogno di qualcuno nella vita. Qualcuno che ci dia fiducia. Qualcuno che si emozioni con e per te. Era un periodo esagerato, in tutto... non ci si fermava mai. Il tempo speso nel garage era di gran lunga superiore a quello vissuto in mezzo alla gente della mia età. Ma ero felice. Nulla mi rendeva più felice di sbraitare canzoni e di tirar fuori energie nei locali fumosi dell'epoca. Si parla del 93, 94. Ricordo bene che già all'epoca vivevo in modo conflittuale due facce di me: una decisamente rock ( ero patito dei Doors, dei Nirvana, dei Pink Floyd, dei Police ) ed una molto più cantautorale ( Conte, De Andrè, Capossela, che in quel periodo ha toccato il picco della sua produzione, Tenco...). Sono sempre stato a cavallo tra due mondi lontani e, forse, è sempre stato il mio limite ma l'ho sempre vissuto con naturalezza. La musica è un posto in cui mai nessuno riuscirà a non farmi sentire totalmente libero.
- I tuoi progetti Fare Night e Re-volver al Tango hanno un sapore retrò ma sono squisitamente attuali. Come mai la scelta d’ intraprendere una strada alternativa al commerciale?
Sono mondi che rimarranno " sempre verdi " perchè di altissima qualità compositiva e di arrangiamento. Non ho mai scelto una strada per il suo tasso di commerciabilità, per la sua semplicità o per il suo tornaconto. Ho sempre seguito ciò che mi emoziona. Sono un uomo fortunato.
- Parliamo di Noel, la canzone che hai presentato al Festival di Sanremo e che ha riscosso entusiastici consensi. A mio parere, un pezzo molto interessante e intenso su cui aleggia una leggenda. E’ dedicata a tuo padre? Ci sciogli questo dubbio? Com’è stato fare Sanremo e che feedback ne ha avuto la tua carriera?
Noel la scrissi al pianoforte, col nodo in gola e due candele accese, in 10 minuti. Vidi la sofferenza di un uomo a che punto può arrivare. Quell'uomo, lo chiamai padre una volta nella mia vita: nell'intervista al Dopo Festival. Mi ha cresciuto lui dai 7 ai 23 anni, era il secondo marito di mia madre. Si spense giovane per un male incurabile al cervello. Ancora oggi una volta al giorno rivolgo un pensiero a lui. Natale De Francisi. Vissi Sanremo in modo del tutto incosciente, era appunto un periodo molto difficile della mia vita e della mia famiglia. Nell'alcool cercai spesso un modo per esorcizzare i demoni che albergano nella mente e nel cuore, quando vivi da vicino la fine di qualcuno che ti ha dato tanto.
- A soli 25 anni, Vasco Rossi ti sceglie come supporter nello “Stupido Hotel Tour”. L’esperienza negli stadi, l’impatto con il pubblico dei grandi numeri: quali sono state le tue impressioni/sensazioni?
Meravigliose. Capii perchè Vasco Rossi, di cui non ero grande fan, era VASCO. Un uomo più vivo degli altri. La gente a Torino ci prese a bottigliate, riarrangiammo tutto il repertorio in chiave più rock in due giorni, e da Bari in poi fu un successo bellissimo. La gente saliva sul palco per abbracciarci. Meraviglioso.
- E’ uscito il tuo nuovo album “Forme di vita del genere Umano a colori” in cui narri del “viaggio di un uomo dal buio ai colori grazie alla luce, dal peggio al meglio grazie all’amore, dalla morte alla vita grazie ad un senso”. Chi è quest’uomo?
Quell'uomo è chiunque dimentichi che la casualità della propria permanenza su questo pianeta è qualcosa di incredibilmente irripetibile. Un po' tutti a volte ce ne dimentichiamo... anche io.
- Il 29 ottobre sarai in concerto insieme alla tua banda, alla Salumeria della Musica di Milano. Cosa prevedi in scaletta?
Tutto il nuovo disco con la band al completo. Siamo in otto. Purtroppo non sarà sempre possibile, per questioni di soldi, essere al completo quindi non mancate. Già dalle prossime date saremo in trio.
- Il tuo prossimo progetto?
La colonna sonora di un film girato in Bangladesh, il nuovo disco degli ARM ON STAGE e la produzione di Neripè una cantante incredibile tra lirica e rock. Ora però in giro per l'Italia a suonare più che si può.
BOTTA E RISPOSTA
Se da grande non fossi diventato cantante , saresti stato
un disaddattato
Sai resistere a tutto, fuorchè
pensare
Piatto preferito
gnocchi ai 4 formaggi
Un film
C'era una volta in america Ultimo libro letto
Brigate Nonni di Matteo Speroni
Ultimo cd acquistato?
Lotus flower Radiohead Cosa t’infastidisce? :
la menzogna
La canzone che avresti voluto scrivere
Alle prese con una verde milonga
Un profumo
Legna bruciata con erba bagnata
Adelaide Varricchio



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