Monte-Carlo Historique: in cosa consiste e come si prepara

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Che tipo di gara è il Monte Carlo storico? In che consiste, come si prepara, come si vince? Innanzitutto, è una gara di regolarità, in cui non vince chi va più veloce, chi impiega di meno, ma chi è più preciso, più metodico, più “regolare”. Ma allora chi gareggia in regolarità via piano? Tutt’altro, bisogna “andare”, come si dice in gergo, e soprattutto non fermarsi mai, non sbagliare mai un bivio, non perdere mai di vista il cronometro… Le gare di regolarità, soprattutto quelle per auto storiche, sono gare per gente che sa guidare, e guida per ore, senza mai perdere la concentrazione, con pochissime, spesso senza pause. E quando una sosta è proprio indispensabile, quando si deve fare benzina, quando si incontra un semaforo rosso, o una coda, un ingorgo, un ostacolo qualunque, si deve assolutamente recuperare il tempo perduto, per non accumulare secondi o minuti di ritardo, che si traducono in penalità che allontanano dalla vetta della classifica.

E questo succede molto spesso, perché quasi sempre si gareggia su strade aperte al traffico, ci sono i limiti di velocità, c’è lo scuolabus da superare, ci sono salite, discese, ci sono gli attraversamenti dei villaggi da fare a 30 kmh; e se gareggi al Monte Carlo, ai primi di febbraio, c’è la neve, c’è il ghiaccio, c’è il buio, ci sono strade spesso impossibili, c’è la nebbia. E quando non c’è tutto questo ci sono le foglie, il terriccio, il fango, le pietre nel bel mezzo della carreggiata, o la pioggia battente.

Le gare di regolarità sono la versione moderna del rally: che una volta non consisteva in tratti tutto sommato brevi, di qualche chilometro o di qualche decina di chilometri da percorrere a tutto gas, con vetture dalle potenze spropositate, con pneumatici che si deteriorano in brevissimo tempo e quindi da cambiare ad ogni assistenza, con benzine particolari e costose. Il rally di una volta richiedeva nervi d’acciaio, prevedeva percorrenze anche molto elevate, imponeva oltre alle capacità di guida e di “navigazione, anche capacità di improvvisazione, cioè di far fronte ad imprevisti, a piccole riparazioni volanti; e consisteva nel percorrere in un tempo imposto un settore in cui a tratti di trasferimento veloce (in francese, liaison) si alternavano tratti a media imposta (le moderne “prove speciali” o in francese Z.R., ovvero zones de regularité). E in questi ultimi le medie erano impossibili da mantenere, e infatti nessuno o quasi ci riusciva, e quindi vinceva la prova l’equipaggio che prendeva meno penalità. Il tutto, ovviamente, risparmiando quanto più possibile la macchina: sia perché i settori erano lunghi anche qualche centinaio di chilometri, sia perché non sempre vi era la possibilità di fare rifornimento di carburante (distributori ce n’erano pochi, nelle strade di montagna ancora meno, e di notte o nei giorni festivi erano spesso chiusi) o di trovare un meccanico disponibile.

I rally di regolarità, quelli in cui non conta la velocità quanto il rispetto della media imposta (ma non alla fine del tratto cronometrato, bensì in ogni metro, in ogni tornante, in ogni tratto ghiacciato, dato che il controllo di passaggio è posizionato in punti segreti, o addirittura è rilevato da un trasponder o da un GPS), sono proprio come il Monte Carlo storico. Ma qui si aggiungono le difficoltà di un “terreno” irto di difficoltà, per la macchina e per l’equipaggio: freddo, neve, ghiaccio, nebbia, oscurità, il cronometro che è sempre contro di te, gli ostacoli naturali o artificiali, come quelli rappresentati dai riverain, gli abitanti dei centri attraversati, che non sempre gradiscono il passaggio per ore delle 310 macchine partecipanti al rally.

Il Monte Carlo storico richiede una preparazione di mesi. Prima sulle carte, per capire il percorso e predisporre un road book, un libro contenente le indicazioni, che devono essere precise al metro (di notte, o in gara, non si può rischiare di sbagliare strada, né c’è il tempo di chiedere indicazioni a un passante: bisogna viaggiare sicuri e spediti), del percorso da seguire; poi sulla macchina, che deve essere perfettamente a punto, con gomme in ottimo stato, possibilmente con un assetto che consenta la migliore tenuta di strada in ogni condizione; infine sull’equipaggio, che deve essere fisicamente preparato, con una strumentazione adeguata, attrezzato per combattere il freddo (maglioni, guanti, giacche a vento), la fame (frutta secca e disidratata, barrette energetiche), la sete (bevande isotoniche), la stanchezza (cioccolato, pocket coffee), la tensione e il nervosismo (per quelli c’è poco da fare…). E poi c’è il capitolo ricognizioni, ma quella è un’altra storia…

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