Sulle carceri mi sono fatta un’impressione variegata che dipende dall’istituto visitato. Ci sono carceri tradizionali, con detenuti in attesa di giudizio, come il carcere di Marassi a Genova, Poggio Reale a Napoli o San Vittore a Milano, che rappresentano una realtà grondante dolore e sofferenza. Sono situazioni nelle quali nessuno di noi vorrebbe vivere e veder vivere altri. Sono carceri datate e le spese di ristrutturazione sono elevatissime e si stanno affrontando progressivamente. Dall’altra parte vedo anche in queste realtà difficili una grande professionalità da parte degli operatori della polizia penitenziaria.
Ci sono degli abissi di sofferenza, dei picchi di professionalità e delle carceri modello. Carceri nelle quali si sperimenta un nuovo tipo di detenzione, quella cosiddetta “a porte aperte” con una forma di auto-responsabilizzazione del detenuto, in cui lo stesso detenuto stipula un patto di legalità con gli agenti di polizia penitenziaria. Questo esperimento è stato condotto a Bollate. Si tratta di detenuti che sono più liberi di muoversi nei padiglioni e che lavorano dentro e fuori dal carcere. Questo è il modello futuro al quale tutti dobbiamo puntare.
Queste le parole del Ministro della Giustizia Paola Severino in un’intervista concessa a Tgcom24. Rispetto al problema legato al sovrappopolamento delle carceri, il ministro ha detto: Bisogna mettere in campo una serie di misure. Alcune sono già state attuate come il Decreto salva carceri grazie al quale sono state evitati 3mila ingressi, che è in funzione da otto mesi, e che ha portato risultati significativi. In sei mesi sono diminuiti. Molti ricordano il fenomeno delle “porte girevoli”, si tratta di detenuti che sarebbero dovuti entrare per due giorni e uscire subito dopo. Ora il giudice valuta subito la persona che deve essere detenuta, stabilisce se mandarla ai domiciliari o lasciarla libera. E questo senza incremento della criminalità e rischi per i cittadini.
Abbiamo anche avuto un aumento di persone uscite dal carcere grazie al provvedimento che prevede la possibilità di trascorrere gli ultimi 18 mesi ai domiciliari. In tutto siamo a 6950 situazioni diverse rispetto all’inizio dei provvedimenti. La popolazione carceraria è di 66mila unità e questi primi provvedimenti hanno portato una deflazione della popolazione carceraria del 10% circa. E’ un risultato ragguardevole, in pochi mesi. Sto sollecitando la fissazione di un disegno di legge che riguarda misure alternative alla detenzione che sono la realizzazione di un’idea molto diffusa e sperimentata: il carcere deve essere l’extrema ratio, in altri casi si può ricorrere a misure alternative, come la messa alla prove e gli arresti domiciliari, questo è il senso della riforma affiancato a un piano edilizio che prevede la realizzazioni di nuove carceri.
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