Povia a MEGAMODO: "Un desiderio infinito di amore vero, non solo sesso"
Megamodo incontra Giuseppe Povia e il cantante si racconta in un'esclusiva intervista : dall'ultimo singolo "Ricordi" estratto da "I bambini fanno rock",...
Megamodo incontra Giuseppe Povia e il cantante si racconta in un'esclusiva intervista : dall'ultimo singolo "Ricordi" estratto da "I bambini fanno rock", in tour per tutta l'estate, al rapporto con il pubblico e all'impegno nel sociale. Tanta musica e voglia di essere piuttosto che apparire: questo è Povia, un cantante che raccoglie emozioni e le trasforma in musica.
Ricordi è il tuo nuovo singolo tratto dal tuo ultimo lavoro “I bambini fanno rock” e tratta dell’amore in maniera delicata:è un omaggio all’amore puro, quello che si vive in maniera passionale nella fase dell’adolescenza e che influenza le relazioni dell’età adulta. Questa volta sembra che tu voglia raccontarti in prima persona. Cosa ti ha ispirato nella composizione di questo pezzo?
Ricordi racconta la mia prima volta con una donna. Rispetto ad i miei coetanei sono stato tardivo in quanto ho avuto la mia prima esperienza intima a 17 anni ed ero con lei all’Isola d’Elba su di uno scoglio altissimo, la terza punta per l’esattezza, quella da cui è possibile fare dei tuffi spettacolari.Ci siamo baciati in maniera intensa e come dice la canzone “volavamo lassù”perché davvero a quell’età vivi tutto con un trasporto incredibile .
E come mai proprio adesso ?
In realtà avevo già scritto questa canzone, l’ho solo rimessa un po’ a posto cambiando qualche verso, qualche parola e riadattandola alla mia età ma più che altro all’età di tutti perché è una storia senza tempo con uno spunto autentico. Ad esempio, la canzone dice: “Ti amo anche adesso” e non è un riferimento alla donna del passato , ma al desiderio infinito di quei momenti fantastici in cui ci si ritrova ad avere a che fare con l’amore vero, quello che non è solo sesso.
Parlaci del Tour 2012 e dell’idea del Live in web che ti definisce un cantautore interattivo
Sono legato ai cantautori storici, quelli che hanno “fatto” la musica italiana, mi riferisco a De Gregori, De Andrè, Battisti, Baglioni che hanno raccontato le emozioni personali contribuendo a migliorare la vita delle persone. L’interazione nasce dall’esigenza di tenere in considerazione la gente: contrariamente a quello che pensavano i miei vecchi produttori, io non voglio fare la star tenendo la gente a mezzo metro di distanza; la gente ha bisogno di essere toccata, metaforicamente parlando. Mi spiego:toccare le mani durante i miei concerti alle persone che sono lì ad ascoltarmi in prima fila o fermarmi con loro a firmare autografi ed a fare fotografie, mi riempie di sensazioni magiche e la gente si sente vicina a me. Questo rapporto con le persone è costante: a parte quei tre o quattro brani che canto da solo perché investono tematiche importanti del sociale, tutto il resto nei miei concerti è una grande festa. Le persone si sentono coinvolte perché do spazio alle loro voci che interagiscono con la mia. Il live in web è la diretta streaming dei miei concerti: comprando il mio disco e digitando la password nel sito live in web è possibile assistere ai miei concerti in qualsiasi parte del mondo.
Il Povia che si “sente” è quello della sostanza. Poche comparsate e tantissima musica. Ti riconosci nella veste dell’antidivo?
Mi piacerebbe partecipare a programmi televisivi ma puntualmente vengo invitato in contesti in cui la musica non è protagonista ma imperversano le polemiche. Purtroppo in televisione la musica non esiste o se se ne parla è solo sottoforma di reality show.
Prima di avere successo hai fatto una dura gavetta :hai cominciato a scrivere canzoni molto presto imparando a suonare la chitarra da autodidatta e ti sei imposto nella scena musicale italiana per la profondità dei testi . Cosa pensi dei talent show che sfornano cantanti giovanissimi costruendo un immagine più che un contenuto?
Il discorso è molto ampio: il talent show di per sé è una trasmissione degna e nobile perché vengono fuori dei ragazzi davvero bravi e, anche quelli che non riescono a vincere il programma, restano comunque dei fenomeni. Il fatto è che i vincitori di questi progetti casomai incidono un singolo di successo ma i discografici non investono sul cantautore, bensì sul progetto che,nella maggior parte dei casi non dura nel tempo perché il meccanismo dell’audience genera un ricambio di talenti. La gente si lega ad un ‘immagine più che ad un contenuto, ma il danno enorme è dei ragazzi e dei loro genitori che non si spiegano come mai un giorno sei adorato dal pubblico e il giorno successivo non sei più nessuno.
Molte delle tue canzoni diventano le colonne sonore di campagne di sensibilizzazione delle istituzioni e dei singoli contro i problemi che affliggono il mondo, e, in particolar modo i bambini. Come nasce questo legame indissolubile con il sociale?
Il fatto è che faccio un lavoro meraviglioso che ti consente di stare ad un metro e mezzo da terra e guadagnare per cui è giusto pensare a chi questa fortuna non la ha.
A bruciapelo
1)Se da grande non fossi diventato cantante, saresti stato: un cameriere... avrei aperto un bar e non è detto che non la farò
2)So resistere a tutto, tranne... Quando mi scappa la pipì non riesco a trattenerla
3)Piatto preferito: Il caciucco
3)Un film: Profumo di Donna
4)Ultimo libro letto? “La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani e“E’ facile smettere di fumare se sai come farlo” Allen Car
5)Cosa t’infastidisce? Le umiliazioni che fanno passare per critiche
6)La canzone che avresti voluto scrivere: la cura di Battiato
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