L'Italia taglia, si sa, per effetto della crisi. E spesso sotto le forbici di chi ha cura delle nostre tasche finisce ciò che si ritiene un surplus. Per cui, si sa, lo spettacolo e l'intrattenimento sono considerati come un qualcosa in più rispetto al mercato del lavoro tradizionale. Ma, in tempi quindi di rasoiate e sforbiciate a go go, siamo sicuri che questo ragionamento fili? Se provassimo a fare due conti per vedere quanto valgono i prodotti dell'industria culturale italiana in termini economici equivalenti, dunque di influenza sul PIL? Ci ha pensato“Sponsor Value® - Cultura e Spettacolo” con una ricerca effettuata oggi in netcasting sul portale www.stageup.com dal presidente di StageUp, Giovanni Palazzi. Il dato che ne emerge è eloquente. Il patrimonio culturale italiano ha un potenziale di indotto economico di 140 miliardi di Euro (pari all’ 8,1% del Prodotto Interno Lordo nazionale) con un incremento del 253% rispetto ad oggi, dove si attesta a quota 39,7 miliardi. In pratica, se l’Italia investisse in cultura la media di quanto già fanno Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna, avrebbe, a parità del moltiplicatore di investimento attualmente ottenuto in Italia (21,3), un ritorno sul PIL superiore ad ogni altro Paese europeo raggiungendo un indotto pari a 140 miliardi di euro. La ricerca demoscopica “Sponsor Value® - Cultura e Spettacolo” analizza la domanda e l’offerta connessa ad eventi culturali e spettacolistici. In Italia nel 2009 si è registrato un generale aumento dei fruitori delle attività culturali e di spettacolo rispetto al 2008 nonostante la crisi economico-finanziaria questo, spiega la ricerca, a causa di un cambiamento strutturale del modello di consumo degli italiani e di un effetto “catartico” dell’emozione e dell’intrattenimento sulle difficoltà della vita di tutti i giorni. In particolare si è assistito ad un maggior interesse per le “Notti Bianche” (16,9 milioni di italiani interessati per un +15,1% sul 2008), per le visite ai musei (21,4 milioni per un +8,8%) e per le visite alle mostre d’arte (19,4 milioni per un +7,9%). Nella tabella che segue, è possibile individuare gli eventi più seguiti nel 2009. Sia dal vivo sia a livello mediatico in testa c'è il Carnevale di Venezia con 31,8 milioni di interessati (+5,7% sul 2008), davanti alla Mostra del Cinema di Venezia con 29,6 milioni di interessati (+4%) e il Palio di Siena con 28,4 milioni (+8,5%). Fra gli eventi che hanno ottenuto il maggior tasso di crescita di interesse fra il 2008 e il 2009 si segnalano il Festival dell’Economia di Trento (7,3 milioni di interessati, +16,1%), il Festival del Cinema per ragazzi di Giffoni (21,7 milioni, +13,4%), EuroChocolate di Perugia (28 milioni, +12,8%), il Ferrara Buskers Festival (7,1 milioni, +11,3%) e Roma Fiction Fest (13,7 milioni, +10,8%). “Come dimostrano i 140 miliardi di potenziale crescita del PIL, il futuro del nostro Paese è certamente legato alla capacità di utilizzare i nostri giacimenti culturali trasformandoli in crescita e sviluppo economico – afferma Giovanni Palazzi, presidente di StageUp – Sport & Leisure Business – Oltre la metà delle risorse culturali mondiali sono infatti detenute dall’Italia ma questa risorsa appare sottoutilizzata. Occorre acquisire consapevolezza che già oggi l’apporto al PIL della cultura è superiore a quello di settori industriali come il tessile o il chimico e che il potenziale di crescita della cultura, del tempo libero e del turismo rappresentano in prospettiva la principale risorsa del nostro Paese. Risorsa che deve essere valorizzata con interventi specifici, legati al coordinamento tra Stato ed Enti Locali; alla formazione manageriale e valorizzazione dei talenti; agli incentivi alle aziende culturali; agli stimoli all’affidamento di patrimoni culturali a privati secondo gare pubbliche e standard minimi di servizio; ad un vasto utilizzo della tecnologia per la valorizzazione, il monitoraggio, la sicurezza.”
Quanto vale la cultura italiana?
L'Italia taglia, si sa, per effetto della crisi. E spesso sotto le forbici di chi ha cura delle nostre tasche finisce ciò che si ritiene un surplus.
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