Que viva Mexico! E la Francia prepara le valigie

SportSudafrica 2010

Il bilancio della Francia ai campionati mondiali di calcio è sempre stato altalenante, passando da prestazioni vertiginose a debacle imbarazzanti. Nel 1994, i transalpini non riuscirono a passare neanche alla fase finale, grazie ad una clamorosa sconfitta interna (2-3) contro Israele nel girone di qualificazione; quattro anni dopo sono organizzatori e campioni del mondo. Forti del titolo, esordiscono nella competizione nippocoreana del 2002 con uno 0-1 contro il Senegal che porterà, lentamente, all’uscita imprevista al primo turno. Passano quattro anni, alla guida c’è quel Raymond Domenech che tanto fa discutere, ed è finalissima persa ai rigori con l’Italia. Dunque cosa aspettarsi dal mondiale sudafricano? Ecco un pareggio scialbo e una pessima prestazione contro un Messico che, dopo l’esordio in sordina, sembra essere tornato la squadra che ha umiliato l’Italia in amichevole.
Giovani Dos Santos
La combinazione dei due fattori, cioè l’altalena francese e un Messico ultratonico, ha comportato una partita a senso unico in cui i tricolores hanno impartito ai leziosi Galletti una vera e propria lezione di calcio concreto con punte di spettacolo.

La compagine centroamericana guidata da Javier Aguirre gioca secondo schemi semplici: passaggi rapidi tra difesa e centrocampo con lanci lunghi per le punte, alternati alle sortite di un Salcido in stato di grazia che forse esagera, anche per via degli spazi lasciatigli dai Bleus (si esibisce in una rovesciata in difesa!). Se Rodriguez e Marquez dietro dettano legge e tamponano tranquillamente ogni offensiva, a centrocampo Torrado e soprattutto Giovani Dos Santos fungono da metronomo instancabile per un attacco che non sempre capitalizza le opportunità (ancora latitante Vela). Sulla sponda Domenech funzionano solo Diaby e Sagna, che cercano di impostare da destra con azioni rapide e cross quasi mai sfruttati da Anelka e Govou.
Franck Ribery
I gol nella ripresa, propiziati dai tre sostituti: Hernandez (entrato al posto di Juarez), forse in millimetrico fuorigioco, riesce a dribblare in solitudine il portiere francese Lloris e insacca al 64′; ancora, Barrera (entrato al posto di Vela) a dieci minuti dal fischio di chiusura si invola verso la porta difesa dall’incolpevole Lloris, si allarga verso destra nell’area piccola, forse troppo, ma riesce a costringere un difensore esperto come Abidal, qui mostrosuamente ingenuo, a entrare in scivolata. Un rigore cercato ma sacrosanto, che l’icona Cuautemoch Blanco, 37 anni, al suo terzo mondiale dal 1998, trasforma agilmente con una rincorsa che parte praticamente da centrocampo. Il resto è fiesta mexicana e rassegnazione francese, Henry si scalda inutilmente mentre in campo il numero undici blue Gignac riesce ancora ad esibirsi in inutili colpi di tacco. La matematica non condanna, ma è inevitabile pensare al peggio. Più che all’eliminazione precoce, non scontata, si pensa a quanto il gruppo di Domenech sia forse l’insieme di talenti più disorganizzato della competizione e, di conseguenza, alla fine di un’era. Ribery, Malouda, Govou, Evra, Gallas, Toulalan: veri e propri campioni allo sbando, senza idee e senza gioco, che chissà di quale motivazione hanno bisogno per poter convincere. La sentenza definitiva, comunque, alla terza partita del girone e, soprattutto, a Messico-Uruguay.
Hernandez

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2 Commenti

  1. Gianni ha detto:

    He He..
    quanto godo… 😀

  2. emilio ha detto:

    Giustizia è fatta…!!!!!!

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